Greystorm

Il ritorno di Greystorm!

L’anti-eroe di Serra & Cozzi è tornato in edicola a fine ottobre, con un inedito “capitolo dimenticato”. Sulle particolarità della serie si sofferma David Padovani, in un saggio che vi proponiamo tra le nostre pagine.

Ex vitro vita” è il nuovo capitolo dimenticato di Greystorm, giunto in edicola il 28 ottobre. Racchiuso in un unico volume, il racconto si inserisce nella continuity delle avventure del genio malvagio creato da Antonio Serra e Gianmauro Cozzi. Il ritorno sulle scene di Greystorm ha offerto l’occasione al critico David Padovani (trovate i suoi interventi su www.lospaziobianco.it) di soffermarsi sulle particolarità del personaggio e della miniserie che ne ha proposto le gesta, oggi ripresentata integralmente in tre eleganti omnibus dati alle stampe dalla nostra Casa editrice. Qui di seguito, vi proponiamo l’attenta analisi firmata da Padovani.



Stile grafico e tecnica narrativa in Greystorm

Greystorm è un personaggio creato da Antonio Serra e Gianmauro Cozzi e protagonista di una miniserie di dodici albi che vide la luce nel 2009.
La storia si sviluppa nei primi undici numeri, mentre il dodicesimo e conclusivo, di 224 pagine, contiene i making-of di personaggi, ambientazione, macchinari, mezzi di trasporto e copertine, più tre storie: due brevissime e una di quasi duecento pagine. Inizialmente pensate per rientrare nella serie, le storie, meritevoli comunque di pubblicazione a margine della vicenda principale, sono state poi scartate perché avrebbero distolto troppo l'attenzione dal vero protagonista degli albi e dalle sue vicende.

A fine ottobre 2016, in concomitanza con Lucca Comics & Games, il personaggio torna in edicola con una storia inedita raccolta in un albo speciale, Ex vitro vita, che cronologicamente va a collocarsi tra il settimo e l’ottavo numero della miniserie originale e che viene firmato, oltre che da Serra e Cozzi, anche da Davide Rigamonti alla sceneggiatura e da Lucia Arduini ai disegni.

Nel frattempo, la miniserie originale è stata raccolta in tre lussuosi volumi da libreria.

La vicenda racconta l’esistenza di Robert Greystorm, scienziato britannico geniale e senza scrupoli che vive la sua tragica parabola avventurosa nell’Inghilterra vittoriana.
La particolarità della raccolta in volumi da libreria è stata che, anziché nel canonico bianco e nero originale, le pagine della storie sono state stampate in tonalità seppia, richiamando in modo evidente la stampa e i feuilletton ottocenteschi che erano anche stati alla base di alcune scelte grafiche e narrative che connotarono l’edizione mensile originaria.
Proprio partendo da questa particolarità, vorremmo prendere lo spunto per analizzare alcuni elementi innovativi nel linguaggio bonelliano che Greystorm introdusse al momento del suo esordio in edicola.

La miniserie, oltre ad avere avuto uno spirito innovativo da un punto di vista narrativo rispetto al tradizionale canone classico del fumetto bonelliano – la scelta di avere come protagonista un personaggio dalle connotazioni malvagie –, è stata anche importante per lo stile grafico che l’ha caratterizzata.
Rileggendola oggi, a sei anni dal suo debutto in edicola e a quasi dieci anni dall’inizio del suo percorso creativo, vi si ritrovano alcuni elementi precursori di quelle che sono state le scelte stilistiche e grafiche di altre testate della Casa editrice meneghina che hanno esordito negli anni più recenti.

Due sono gli elementi principali che emergono da un’analisi dello stile grafico di Greystorm: una voluta omogeneità e coerenza grafico-narrativa degli undici capitoli che compongono la storia, nel rispetto della cifra stilistica dei vari disegnatori che l’hanno illustrata, e un preciso e anch’esso ragionato studio della veste editoriale. Elementi che caratterizzano anche il recente albo speciale.

I disegnatori di Greystorm: stile e tecnica

È soprattutto su questo secondo elemento che abbiamo concentrato l’analisi, ma è necessario e doveroso spendere prima due parole per i disegnatori che lavorarono a sulla collana.

È indubbio che uno degli obiettivi che si erano prefissati i creatori di Greystorm fosse un’estrema compattezza e omogeneità stilistica nel disegno.

Il gruppo di disegnatori che ha composto la squadra di Greystorm era formato da cinque artisti, e la prima cosa che balza agli occhi è l’importante “quota rosa”: accanto ad Alessandro Bignamini e Sergio Giardo, troviamo infatti Simona Denna, Antonella Vicari e Melissa Zanella, oltre a Francesca Palomba e Silvia Corbetta che hanno collaborato alla realizzazione delle chine negli albi firmati dalla Denna. Presenza femminile che l'apparizione di Lucia Arduini ai disegni di "Ex vitro vita" non fa che rafforzare. A loro, come già detto, va aggiunto Gianmauro Cozzi, creatore grafico del personaggio e autore di tutte le copertine.

È indubbio che uno degli obiettivi che si erano prefissati i creatori di Greystorm fosse un’estrema compattezza e omogeneità stilistica nel disegno, atte a far sì che gli undici albi componenti la storia potessero contare su una sorta di “continuità” grafica costante in tutto il loro sviluppo. Tale omogeneità doveva basarsi su una precisa scelta di stile che, come nella vesta editoriale del prodotto, avrebbe dovuto rimandare immediatamente al genere letterario ottocentesco ispiratore della narrazione.

Un fumetto di fine Ottocento

Quella che si sviluppa nelle pagine di Greystorm è una vicenda che prende spunto e omaggia, in modo dichiarato, la letteratura fantastica e d’avventura che ebbe uno straordinario sviluppo nella seconda metà del XIX secolo e che trovò nella figura di Jules Verne, senza ombra di dubbio, il suo rappresentante più famoso.
Antonio Serra e Gianmauro Cozzi hanno voluto che tale ispirazione e l’omaggio fossero evidenti fin dalla scelta grafica editoriale delle varie componenti dell’albo, a cominciare proprio da un elemento portante come le copertine.

Se si osservano le prime prove per la grafica di copertina, appare subito evidente che lo stile pittorico scelto da Cozzi per l’illustrazione rimanda tanto alle copertine delle prime edizioni dei romanzi di Verne quanto alle dime novel americane.

Accanto a questa caratteristica ne compare anche un’altra, sino a quel momento inedita negli albi bonelliani: oltre al logo riportante il nome del protagonista, l’immagine di copertina viene racchiusa in una sorta di cornice, molto marcata nei primi tentativi elaborati dal disegnatore. Questo elemento, che assolve in tutto alla funzione del passepartout nei quadri, cioè quella di porre ancor più in evidenza l’immagine, nella versione finale diventa più leggero: un “doppio” rettangolo dallo spessore esile, decorato nella parte alta da delle ruote dentate, rimando immediato a quella che si potrebbe definire, almeno in parte, un’estetica steampunk.
Il termine, coniato alla fine degli anni Ottanta come variante scherzosa di cyberpunk (genere fantascientifico che ha in William Gibson e Bruce Sterling i proprio numi tutelari) indica un filone della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all’interno di una ambientazione che spesso coincide con la Londra vittoriana ottocentesca. È la forza motrice del vapore (steam, appunto, in inglese) ad azionare armi e macchinari, e i computer sono enormi costrutti meccanici composti da ingranaggi a orologeria e apparecchi differenziali: il tripudio, dunque, di bielle, pistoni e ruote dentate.

Se Jules Verne fosse stato un nostro contemporaneo e avesse scritto i suoi romanzi alle fine del XX secolo sarebbero stati senza dubbio catalogati nel genere steampunk: ecco allora che anche Greystorm e i suoi creatori non sono immuni da questa “contaminazione” seppur minima, della loro fonte di ispirazione principale. Le copertine degli albi quindi racchiudono e esemplificano graficamente le influenze narrative della serie e lo studio della loro veste è così minuzioso che spazia dal titolo e logo racchiusi da viti a vista, al bollino con il prezzo, impreziosito da una cornice di stampo meccanico.

L’attenzione alla confezione editoriale continua anche all’interno dell’albo, a cominciare dalla seconda di copertina dove il tradizionale colophon di sinistra con i crediti degli autori e della casa editrice è scritto con un carattere elegante e tipicamente ottocentesco (anche se allo stesso tempo, leggibile e moderno) ed è appuntato, quasi fosse un quadro, su uno sfondo raffigurante una carta da parati con un decoro classico del XIX secolo. La pagina per il resto rimane vuota fino al quinto albo dove, in basso, inizia a comparire lo spazio con le istruzioni per la richiesta dei numeri arretrati, anch’esso come se fosse un quadro nella parete.

Il tradizionale frontespizio della terza pagina delle pubblicazioni Bonelli in Greystorm viene trattato come la pagina iniziale, o meglio la copertina interna, di un romanzo stampato nel 1800: una cornice rettangolare decorata geometricamente ospita in alto titolo e numero di capitolo dell’albo, in basso i crediti degli autori e, al centro, un’immagine ovale che richiama il contenuto della storia, realizzata nello stile delle illustrazioni che spesso accompagnavano i feuilletton: un disegno in bianco e nero riprodotto in stampa litografica, fittamente intessuto per riprodurre i vari gradi di campitura di luci e ombre.
La numerazione delle pagine è il tocco finale a questo accurato studio della veste editoriale: tutti i numeri sono contornati da un decoro, come ovvio di chiara ispirazione meccanica, a rimandare nuovamente la memoria alla stampa tipografica del 1800.

Dal feuilletton al fantasy

Nella cura per l’aspetto grafico dell’oggetto “albo a fumetti”, che esprime la precisa volontà di dare rappresentanza immediata agli occhi del lettore della specifica ispirazione letteraria della storia, si ritrova uno degli elementi innovatori di Greystorm. Nel 2013, a tre anni di distanza dalla conclusione della miniserie, Sergio Bonelli Editore ha fatto esordire nelle edicole la sua prima collana mensile di stampo fantasy, Dragonero, il cui primo numero, oltre a farsi portatore del nuovo logo della casa editrice, presenta una copertina che, da un punto di vista grafico richiama molto da vicino quelle di Greystorm. L’immagine è contornata sul lato sinistro da un fregio verticale intrecciato che, negli estremi superiore e inferiore, “genera” due barre orizzontali che ospitano rispettivamente il nome della casa editrice e il titolo dell’albo, entrambe delimitate da un sigillo rappresentante un drago, di tipico stampo medievale.
Anche in questo caso è immediato il rimando tra aspetto grafico dell’albo e genere narrativo della storia che si sviluppa al suo interno, esattamente come accade in Greystorm.

Dall’albo mensile ai volumi

Gli elementi grafici peculiari che abbiamo analizzato si ritrovano identici anche nelle scelte che sono state fatte dagli autori nel momento in cui è stato deciso di raccogliere in volumi da libreria la saga di Greystorm, a partire dalla copertina che riproduce l’effetto visivo delle rilegature in pelle dei volumi ottocenteschi, soprattutto nella costola e nella parte posteriore, racchiusa da una specie di armatura metallica ossidata che dona alla pubblicazione un forte richiamo all’estetica steampunk.
L'estrema cura per il particolare torna anche in quarta di copertina, in cui li spazi per la sinossi, il prezzo e il codice ISBN paiono essere realizzati su borchie di metallo applicate poi al volume con delle viti.
Il medesimo studio del dettaglio continua anche all’interno del volume, con le contro copertine che replicano l’effetto della carta anticata e i passepartout che racchiudono il frontespizio interno.

Dai volumi allo speciale

Come già detto, l’albo speciale Ex vitro vita, continua a mantenere gli elementi grafici distintivi della serie legati alle precedenti incarnazioni editoriali di Greystorm.
La copertina di Gianmauro Cozzi si innesta perfettamente nel solco grafico tanto delle copertine della miniserie originaria che dei volumi da libreria, così come il frontespizio interno, ma ciò che merita attenzione è il lavoro fatto nelle tavole che illustrano la storia. Le pagine disegnate da Lucia Arduini sono state sottoposte da Cozzi a un lavoro di retinatura molto accurato e particolare, un trattamento che conferisce alle immagini della disegnatrice l’aspetto delle xilografie che arricchivano l’edizione in preziosi volumi dei grandi romanzi dell’epoca nella quale si svolgono le vicende con protagonista Greystorm.
Questa attenzione all’aspetto grafico delle illustrazioni rimanda direttamente a quella coerenza e omogeneità grafica che ha contraddistinto questa serie fin dall’inizio, una continuità tanto di contenuti che di veste editoriale che si innesta in modo più ampio in quella chiarezza e dalla linearità narrativa che da sempre contraddistinguono il linguaggio dei prodotti bonelliani.

La cura editoriale, valore aggiunto alla pubblicazione originaria di Greystorm e alla sua riproposizione in volumi, continua dunque anche in questo numero speciale, dimostrando che il contenuto della storia è importante quanto l'attenzione all'estetica della stessa e a come essa viene presentata al lettore, che si trova immediatamente catapultato nell'atmosfera del tempo in cui l’avventura è ambientata.

David Padovani