Nathan Never

Base lunare Alfa

Il quarto numero della miniserie di Nathan Never "Generazioni", in uscita il 24 agosto, è un omaggio al grande fumetto britannico del passato, ma non solo. Ce ne parla l'ideatore della serie, e creatore del personaggio, Antonio Serra.

Cari lettori, quarto appuntamento con questa pagina del nostro sito dedicata alle fonti di riferimento utilizzate per realizzare gli albi della miniserie Nathan Never Generazioni. Il prossimo fascicolo raggiungerà le edicole nella giornata di oggi e, sperando che ormai le regole vi siano chiare, vi ripresento qui la breve introduzione già usata nelle occasioni precedenti: nessuno di noi autori (sceneggiatori e disegnatori) pensa di potersi confrontare con i Maestri del fumetto di cui parleremo da qui in poi. Quello di Nathan Never Generazioni è un omaggio alla nona arte, un modo per dichiarare la nostra passione nei confronti di una forma espressiva alla quale abbiamo dedicato le nostre vite. Siamo coscienti dei nostri limiti e il nostro solo scopo è di "incontrare", attraverso questi albi, altri appassionati come noi (i lettori) con i quali condividere le emozioni che i fumetti ci hanno fatto vivere in passato e ci faranno vivere in futuro. Detto questo... pronti? Si parte!

BASE LUNARE ALFA 

Per quelli come me, nati intorno alla metà degli anni 60, il titolo di questo paragrafo (che è anche quello dell'albo che trovate in tutte le edicole a partire dal 24 agosto) non può non sollecitare ricordi "istantanei" di un remoto telefilm fantascientifico britannico (incredibilmente coprodotto dalla RAI) che portava il titolo Spazio 1999 (1975). In esso, la Luna viene scagliata fuori dalla sua orbita da un'immane e imprevista esplosione nucleare. Gli occupanti di un avamposto sul nostro satellite (la base lunare Alfa, appunto), sopravvissuti a dir poco miracolosamente all'evento, si trovano loro malgrado a viaggiare nello spazio e incontrare svariate razze aliene composte principalmente da anziani attori britannici molto compassati e da giovani ragazze (sempre britanniche) piuttosto disinibite, tutti sempre abbigliati, chissà perché, con pittoreschi costumi di ispirazione rinascimentale. La coproduzione con la RAI ebbe come conseguenza improbabili apparizioni di attori italiani quali Carla Romanelli, Giancarlo Prete, Gianni Garko e Orso Maria Guerrini.

Gli effetti speciali - realizzati attraverso accurati modellini e trucchi fotografici filmabili in "diretta" - erano però per l'epoca sorprendenti, e il design dei mezzi spaziali semplicemente inimitabile, ancora oggi all'avanguardia.

Per quelli nati intorno alla metà degli anni 60, il titolo dell'albo non può non sollecitare ricordi di un telefilm britannico coprodotto dalla RAI che portava il titolo "Spazio 1999".

Come già detto in passato, se il cinema (e in questo caso la televisione) formano inevitabilmente l'immaginario collettivo, è però ai fumetti che in Nathan Never Generazioni io e gli autori coinvolti facciamo riferimento. 

Stavolta è la Gran Bretagna a farla da padrona, con la sua produzione di strisce che apparivano sui quotidiani. Molte di queste erano decisamente fantascientifiche nella loro sostanza anche se "poliziesche" nel loro impianto. Impossibile non citare I segugi (1966), serie disegnata dal modernissimo John M. Burns e scritta da Les Lilley e Philip Douglas. Protagonisti due affascinanti agenti speciali, Susanne e Jacob, impegnati a risolvere casi spesso "impossibili". Altrettanto faceva la bellissima Modesty Blaise (1963) in strisce quotidiane scritte dal geniale Peter O'Donnell (leggetevi una sua biografia e stupite) e illustrate all'inizio da Jim Holdavay, e poi da Enrique Badia Romero e dal già citato John M. Burns. Tanto per ricordare la bizzarra partecipazione italiana in simili prodotti, nel 1966 dal fumetto fu tratto un film diretto nientepopodimeno che da Joseph Losey e interpretato da Monica Vitti! Anche l'agente speciale per eccellenza non può mancare in questa lista, con tutto il suo seguito di gadget e sviluppi narrativi imprevedibili: James Bond (1958) fu una striscia di grande successo (durò fino al 1983!) e all'inizio adattò i romanzi di Ian Fleming attraverso i disegni nervosi ed eleganti di John McLusky, molti anni prima che il cinema rendesse il personaggio popolare in ogni angolo del globo.

Passando ad ambientazioni più prettamente fantascientifiche ecco Garth, striscia creata nel 1947 da Steve P. Dowling e Gordon Boshell e disegnata da Dowling e John Allard ma soprattutto, a partire dal 1971, dall'incredibile talento di Frank Bellamy. Quelle di Garth sono avventure fantastiche di viaggi nel tempo, ricche di fantasia e creatività, uniche nel loro genere. La memoria, a questo punto, non può non condurci anche da Danielle (1973), striscia scritta da Richard O'Neill e disegnata dal solito (si fa per dire... un mostro di bravura!) John M. Burns. Ambientata sul pianeta Janus, racconta le vicissitudini della disinibita protagonista (Danielle, appunto) che cerca di combattere contro uno spaventoso regime oppressivo guidato dalla sua stessa madre.

Una vignetta di Sergio Giardo da "Base lunare Alfa", Nathan Never Generazioni n. 4.

Ma, ovviamente, ci siamo lasciati per ultimo il vero ispiratore dell'albo che leggerete. Sydney Jordan, autentico scozzese dal carattere prorompente, è l'autore di due strisce fondamentali non solo per la storia del fumetto, ma anche per quella della fantascienza. Stiamo parlando, inevitabilmente, di Jeff Hawke (1955) e Lance McLane (1976). Nella prima, un pilota dell'aviazione inglese, rapito dagli alieni, diviene una sorta di ambasciatore degli umani in un cosmo gremito di extraterrestri dalle fogge inusitate e animato da un'ironia graffiante e implacabile, opera soprattutto dei testi di William Patterson. Nella seconda, una catastrofe cosmica ha frantumato la Luna (ehi... si torna all'inizio del nostro discorso!) generando una glaciazione sulla Terra. Un medico spaziale (Lance, appunto) incontra l'emissario di una antichissima razza aliena, una androide dalla bellezza irresistibile, dotata di poteri telepatici, chiamata Fortuna. Insieme, i due vivranno avventure oltre i confini dell'umano, realizzate con perizia effettivamente sovrumana dallo stile grafico di Jordan, secco e preciso, realistico e scientificamente ineccepibile.

Ora dovremmo parlare del fatto che Jeff Hawke e Lance McLane a un certo punto divennero la stessa persona (il bello della fantascienza: tutto è possibile) e dovremmo anche disquisire su quanto fosse "meglio" Jeff Hawke rispetto a Lance McLane (purtroppo Patterson, grande autore, morì giovane e lui e Jordan interruppero il loro sodalizio molto prima). Ma io mi schiero a favore di Lance McLane. Se le avventure di Jeff Hawke sono comunque bellissime (e non vi consiglio, vi intimo!, di andare a recuperarle in fumetteria), la qualità tecnologica e anticipatrice dell'universo di Lance McLane è insuperabile. Le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi ci fanno veramente credere a ciò che vediamo, e il mondo devastato del futuro si rivela un'ambientazione ricchissima per avventure che sconfinano spesso nell'archeologia fantastica. Da recuperare, come tutte le altre cose di cui abbiamo parlato, comunque!

LA FATICA DI DISEGNARE 

Finora, in questa serie di interventi, non ho detto una sola parola sugli autori degli albi che compongono Nathan Never Generazioni. È arrivato il momento, e ne scoprirete tra poco la ragione. Partiamo dagli sceneggiatori: Giovanni Eccher (autore dei primi tre albi della serie) e Adriano Barone (sceneggiatore degli altri tre) sono stati al mio gioco, si sono riletti un mucchio di storie a fumetti del passato, hanno accettato di scrivere e riscrivere le sceneggiature più volte, non perché io non fossi soddisfatto... ma perché lo ero troppo, e scoprivo nei loro testi nuovi spunti a ogni revisione! In ogni caso, sono sopravvissuti, e potranno raccontare la loro esperienza ai nipotini!

Se le avventure di Jeff Hawke sono comunque bellissime, la qualità tecnologica e anticipatrice dell'universo di Lance McLane è insuperabile: le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi ci fanno veramente credere a ciò che vediamo.

Alessandro Russo, amico di una vita intera, ha realizzato il numero uno della collana; Silvia Corbetta e Mariano De Biase, che fin troppe volte hanno risolto situazioni di emergenza con la loro dedizione al lavoro, hanno realizzato il secondo; Andrea Bormida, con il suo segno elegante, ha portato a compimento la difficile impresa di realizzare il terzo albo. A fine settembre vedrete lo straordinario lavoro compiuto da Rosario Raho sul quinto albo, e spero rimarrete di nuovo a bocca aperta davanti all'affresco di vita futura realizzato da Massimo Dall'Oglio per la conclusione di questa saga.

Manca solo Sergio Giardo, l'autore dell'albo quattro di cui abbiamo parlato finora. Lo segnalo per una menzione speciale, perché gli altri suoi colleghi hanno potuto realizzare delle tavole che, sebbene dovessero rispondere a determinati canoni legati al fumetto di riferimento, erano piuttosto libere sia nell'impaginazione sia nel montaggio. Lui, invece, ha dovuto disegnare delle strisce tutte rigorosamente uguali e dello stesso formato, senza poter mai alterare il rigido schema di ognuna di esse. Un lavoro tedioso che Sergio (anche lui lo conosco da una vita... e a volte mi sembra che le nostre due vite siano una sola!) ha portato a compimento non solo in orario, ma regalandoci alcune immagini eccezionalmente emozionanti. Lascio a voi il piacere di sfogliare (in modo strano: l'albo si legge "di lato", come un calendario) le pagine di Base Lunare Alfa e di rimanere attratti e affascinati dal mondo perfettamente coerente che Sergio ha saputo visualizzare. Grazie, Sergio! E grazie a tutti voi che siete arrivati fin qui!

Buona lettura!

Antonio Serra


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24/08/2018