Intervista Nathan Never

Intervista a Bepi Vigna

Uscito il 18 agosto, "Il poeta" è la prima parte di una storia in due albi scritta da Bepi Vigna per i disegni di Romeo Toffanetti. "Repliche umane", che conclude il dittico, esce invece il 19 settembre. Abbiamo parlato con Vigna di tutta questa avventura.

Gli albi di Nathan Never di agosto e settembre compongono una storia in due parti orchestrata da Bepi Vigna e visualizzata da Romeo Toffanetti. Un paio di settimane fa abbiamo offerto a quest'ultimo l'occasione di presentare l'avventura e il lavoro da lui svolto, oggi è il turno dello sceneggiatore - e co-creatore del personaggio - che contestualizza il dittico e ci racconta la sua opinione sull'arte, l'universo e tutto quanto...

► Oltre che un noir fantascientifico, "Il poeta" e "Repliche umane" rappresentano anche una riflessione sull'evoluzione dell'arte nell'era digitale. Trovi che l'ambito virtuale abbia imbarbarito l'arte?

Non credo che si possa parlare di imbarbarimento, semmai di evoluzione. L'arte digitale è qualcosa che si lega ai nostri tempi, dove il concetto di unicità dell'opera d'arte è venuto meno, insieme con l'idea che il prodotto artistico si debba necessariamente ricondurre al lavoro "artigianale" di un solo artista e a una dimensione "manuale" della realizzazione.

► "I burattinai contano più dei burattini" è una cosa che, purtroppo, oggigiorno vale anche in campi diversi da quello artistico, no?

Sì, purtroppo è una tendenza generale che investe vari campi, compresa la politica. Per quanto riguarda l'arte, nella nostra epoca si tende a considerare l'opera, ovvero il risultato del lavoro dell'artista, meno importante del suo creatore. Ma in realtà quello che conta davvero è ciò che uno fa, l'impronta che lascia.

Nell'epoca dei social un like vale più di una recensione; i cosiddetti influencer, molto spesso sono personaggi pittoreschi e provocatori, ma hanno assunto in molti casi più potere di studiosi e analisti seri e preparati. Ci siamo abituati al facile, al banale.

Purtroppo, l'attuale sistema della comunicazione è orientato a creare personaggi effimeri, più che a cercare di valorizzare le buone opere. Si tende a mettere in evidenza l'apparenza e la superficie, creando spesso autentici bluff. Si accetta tutto, anche l'esecrabile, purché crei un effetto mediatico: non importa che un libro, un film o un fumetto siano fatti bene, che trasmettano delle emozioni, che abbiano dei contenuti, che incidano in un ambito culturale. Non importa neanche quanto siano realmente letti o visti. A volte, conta solo quanto se ne parlerà e quanto pubblico riusciranno a coinvolgere in un rito collettivo che, spesso, non è neppure in diretto rapporto con la fruizione dell'opera, e quindi con un risultato economico.

Nell'epoca dei social un like vale più di una recensione; i cosiddetti influencer, molto spesso sono personaggi pittoreschi e provocatori, ma hanno assunto in molti casi più potere di studiosi e analisti seri e preparati. Ci siamo abituati al facile, al banale. Fare gossip è più facile che fare della critica seria o ragionare a fondo sulle cose e approfondire. Capita che personaggi imbarazzanti vengono trattati da maestri, ma sappiamo già che nel giro di pochissimo tempo di loro scomparirà ogni ricordo. Siamo nell'epoca dei sopravvalutati, ma la responsabilità di ciò non è da ricercare solo da una parte: il degrado culturale che ci circonda ci vede tutti coinvolti.

In questo avventura, la trama più puramente di investigazione è un giallo particolarmente intricato. È difficile creare un albo a fumetti che funzioni sia come racconto giallo che come racconto fantascientifico?

Ciò che appare complicato, nelle trame di investigazione, è il percorso che si compie per dipanare i fatti e giungere alla verità, che spesso è qualcosa di molto più semplice di quanto non ci era apparso all'inizio del racconto. Questo perché si parte senza avere a disposizione tutte le tessere del puzzle e man mano che si trovano il quadro si completa. Nelle storie di fantascienza dev'esserci uno spunto fantascientifico, ovvero un'idea che abbia a che vedere con qualche apparato tecnologico che ancora non esiste o con una situazione sociale che rappresenti un'evoluzione futura della nostra realtà. Non è necessariamente l'intreccio che determina il genere, ma tutta una serie di elementi e di atmosfere. In Nathan Never ci piace mischiare elementi e atmosfere che sono comuni a differenti generi, ma tenendo sempre alla base uno spunto fantascientifico.


Una vignetta di Romeo Toffanetti da "Repliche umane", testi di Bepi Vigna. Clicca per vedere tutta la tavola.

► La storia è contrappuntata anche da diverse citazioni cinematografiche, il soggetto stesso ricorda quello di un film di Orson Welles. Quanto pensi aggiungano al piacere della lettura, queste citazioni?

Non bisogna sottovalutare il fatto che una citazione rimanda sempre a un immaginario e che il lettore prova piacere nel ritrovare in una storia degli elementi che gli sono familiari. Il ritrovare il già noto è alla base di certi cliché e di certe situazioni fisse tipiche del racconto popolare. In questo senso, la citazione permette di instaurare un rapporto più diretto col lettore che la coglie, ma ha anche lo scopo di rassicurarlo, di metterlo a proprio agio.

È importante, però, che la citazione sia pertinente, ovvero che sia usata come elemento espressivo, il che vuol dire che deve avere una sua precisa funzione all'interno della narrazione, indipendentemente dal fatto che venga individuata e decodificata. Il lettore che non coglie la citazione non deve perdere nulla dell'intreccio. Se riconosce il riferimento, godrà di più del racconto e ne scoprirà nuovi livelli di lettura.

Una citazione rimanda sempre a un immaginario e il lettore prova piacere nel ritrovare elementi che gli sono familiari. È importante, però, che la citazione sia pertinente, che abbia una sua precisa funzione all'interno della narrazione. 

► Le creazioni artistiche di Joe Vengeance, invece, da dove nascono? Pure loro sono piene di suggestioni, anche fumettistiche...

Le "poesie" di Joe Vengeance nascono molto prima della storia a fumetti e fanno parte di una raccolta di versi liberi (molto liberi) che avevo scritto provando a immaginare che cosa sarebbe stato l'equivalente della letteratura in un mondo futuro, molto lontano dal nostro.

Ho scritto circa trenta composizioni dove sono presenti rimandi al mondo di Nathan Never, ma anche all'universo narrativo di alcuni degli scrittori di fantascienza che amo di più. Inoltre, in alcuni casi, ho provato a fare dei remake di celebri poesie del passato, riaggiornandole in chiave cyberpunk. Il tutto dovrebbe diventare un reading con musica, parole e immagini (realizzate appositamente in digitale da Toffanetti) con la collaborazione di un noto attore. Vedremo che cosa ne verrà fuori. Quando ho iniziato a lavorare alla storia, è venuto naturale utilizzare alcune di quelle composizioni per le "visioni olografiche a immersione totale" di Joe Vengeance.

► Si parla da tanto di una saga che stai scrivendo insieme con Michele Medda. Ci vuoi raccontare qualcosa, a questo proposito? A che punto siete, con la lavorazione?

Siamo a buon punto, dato che io sto terminando di scrivere l'ultimo episodio e le sceneggiature degli episodi precedenti sono già in mano ai disegnatori. Come in ogni saga di Nathan ci sarà un momento di rottura col passato e accadranno delle cose che potranno influenzare il futuro del personaggio. Nathan verrà visto in una maniera un po' diversa dal solito. Ma non posso aggiungere altro.

A cura di Alberto Cassani


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14/09/2018