Deadwood Dick

Deadwood Dick tra realtà e leggenda

Fedele allo stile irriverente e ricco di inventiva e ironia di Joe R. Lansdale, arriva il libreria il primo volume dedicato alle avventure a fumetti di Deadwood Dick. Ve lo presentiamo attraverso le parole dello scrittore texano e i disegni di Corrado Mastantuono.

Il mondo del Selvaggio West è spesso stato presente nella narrativa di Joe R. Lansdale, che lo ha descritto in molti racconti e in romanzi come "Fuoco nella polvere", "La morte ci sfida", "Il carro magico", "La foresta", "Paradise Sky". Abbiamo chiesto direttamente allo scrittore texano di raccontarci l'origine del racconto "Soldierin'", che è stato adattato nella storia sceneggiata da Michele Masiero e disegnata da Corrado Mastantuono contenuta in questo volume. Un racconto ispirato al personaggio realmente esistito dell'african cowboy Nat Love, vissuto fra il 1854 e il 1921 e soprannominato Deadwood Dick.

Molta gente del West ha scritto romanzi popolari in cui ha raccontato la propria vita. E ci sono stati autori che hanno fatto scuola nel mondo delle "dime novels", creando uno stile davvero originale e applicando un modo unico di narrare.

► Quando si è imbattuto per la prima volta nel personaggio di Nat Love?

Negli anni Settanta. Ho trovato un vecchio libro, un memoir scritto dallo stesso Nat Love. Leggendolo, ho capito che conteneva degli episodi reali, ma che era anche una vera e propria dime novel scritta con uno stile estremamente personale. Molta gente del West ha scritto romanzi popolari in cui ha raccontato la propria vita. E ci sono stati autori che hanno fatto scuola nel mondo delle dime novels, creando uno stile davvero originale e applicando un modo unico di narrare. Nel Far West era facile gonfiare le storie: era quello il modo in cui si raccontavano e quindi dovevano essere sempre un po' esagerate. Ogni storia, per essere credibile e appassionare i lettori, doveva essere anche un po' leggenda.

Credo che la società del West fosse davvero simile a quelle che vengono spesso considerate società "primitive", società che non distinguono tra realtà e magia, perciò era normale che in quel mondo la realtà venisse in qualche modo mutata e ingigantita quando veniva raccontata. Molte delle persone che leggevano tali storie non avrebbero saputo cogliere la differenza fra la realtà e la finzione, anche perché non sapevano che ci fosse una differenza: pensavano che le dime novels fossero davvero dei reportages di prima mano da una terra lontana.

► Quanto sono state seminali le dime novels per sviluppare il mito della Frontiera?

Sono state importantissime. Anzi, direi di più: le dime novels costituiscono il prototipo di buona parte della narrativa di oggi, soprattutto di quella western. Le dime novels sono state fondamentali per raccontare la storia del West, ma anche il suo mito e il suo folklore, restituendoceli intatti fino ai nostri giorni. E va ricordato che sono diventate fondamentali strutturalmente anche grazie a cicli di storie dedicati ai gangster e agli investigatori privati. Storie che parlano di figure solitarie e che, invece di essere ambientate nelle grandi pianure, si svolgevano in una metropoli oppure in una piccola cittadina.


Una vignetta Di Corrado Mastantuono da "Deadwood Dick. Nero come la notte Rosso come il sangue".
Clicca l'immagine per vedere tutta la tavola.

► Ma come sono le memorie che ci ha lasciato Nat Love?

Le ho trovate favolose, un misto di realtà e di fantasia decisamente al passo con le dime novels dell'epoca. Di certo, Nat ha incontrato più pregiudizi di quanti ne abbia menzionati nei suoi ricordi, visto che preferisce celebrarsi come una vera e propria stella del West. Penso che la Frontiera gli abbia dato molte opportunità: la gente che viveva in quei territori, infatti, valutava di più ciò che sapevi fare piuttosto che il colore della tua pelle. Quella situazione non era certo la Mecca, ma sicuramente un passo avanti rispetto alla schiavitù e all'atteggiamento della gente del Sud nei confronti dei neri. Il West era un po' più aperto. Credo che sia per questo motivo che lì i neri prosperavano. E poi c'era l'esercito: quelli che scelsero il servizio militare divennero Buffalo Soldiers e ricevettero uno stipendio regolare, cosa che molti di loro non avevano mai avuto nel corso della Guerra Civile. Per ovvie ragioni.

Penso che la Frontiera abbia dato a Nat Love molte opportunità: la gente che viveva in quei territori, infatti, valutava di più ciò che sapevi fare piuttosto che il colore della tua pelle.

► Come ha assunto Nat lo pseudonimo di Deadwood Dick?

Quel nome lo ottenne - e lo dico perché l'ho letto nel suo libro - dopo una gara di tiro, una gara per cowboy tenutasi nella cittadina di Deadwood. La vinse e, da allora, gli rimase appiccicato il nome di "Deadwood Dick", l'unico nome che io realmente sappia cheha utilizzato. Ce n'è anche un altro che ogni tanto gli veniva appioppato nelle storie che si raccontavano su di lui, ovvero "Deadeye Dick", che si riferiva all'estrema precisione della sua mira nell'uso delle armi da fuoco.

Al tempo, c'era parecchia gente che aveva soprannomi. "Wild Bill" Hickok per esempio non si chiamava Bill, ma semplicemente James Butler Hickok. Ci sono varie storie su come ottenne quel nome: pare che avesse un labbro sporgente e che, per questo, portasse i noti baffoni, da cui deriva il soprannome Bill, ovvero "becco". Che sia vero o meno non posso dirlo, ma era una situazione frequente. 

A cura di Luca Crovi e Seba Pezzani


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11/09/2018