Dylan Dog

Tra Ramblyn e Twin Peaks

Il 7 giugno arriva in libreria, fumetteria e nel nostro Shop online "I Segreti di Ramblyn", il volume che ripropone a colori l'omonima storia doppia firmata da Tiziano Sclavi e Montanari & Grassani. Eccovi qualche tavola e un estratto della postfazione.

Era il gennaio 1992 quando Dylan Dog visitò lo sperduto paesino gallese di Ramblyn in due albi scritti da Tiziano Sclavi e disegnati dal duo Montanari & Grassani. Esattamente un anno prima, Kyle MacLachlan aveva visitato Twin Peaks sulle frequenze di Canale 5. Ora, un anno dopo che l'attore statunitense è tornato a visitare i luoghi creati dalla fantasia di David Lynch, noi riproponiamo quella bellissima avventura dell'Indagatore dell'incubo in un bel volume cartonato a colori, disponibile in libreria, fumetteria e nel nostro Shop online. Per presentarvelo come merita, ecco qui sotto una parte della postfazione firmata da Franco Busatta, e qui sopra alcune pagine della storia a fumetti.

Twin Peaks e Dylan Dog hanno in comune il fatto di rappresentare due punti di non ritorno, tesi ad abbattere una volta per tutte gli steccati tra autorialità e serialità, fra alta e bassa cultura, tra "di nicchia" e popolare.

Era inevitabile per Dylan Dog inoltrarsi, prima o poi, nei dintorni di Twin Peaks. Con la storia riproposta in questo volume, Tiziano Sclavi porge un omaggio alla serie televisiva di David Lynch e Mark Frost. Un omaggio tanto dichiarato da far sorgere il sospetto che le due cose abbiano a che fare l'una con l'altra meno di quanto possa sembrare di primo acchito. L'ellittico creatore di Dylan Dog, infatti, non soltanto ama celarsi più possibile allo sguardo pubblico, ma ama altrettanto scombinare le carte in tavola per quanto riguarda la pratica della riscrittura, della rielaborazione e della citazione.

Di certo, però, "Twin Peaks" e Dylan Dog una cosa in comune ce l'hanno, oltre a essere due illustri portabandiera del postmoderno. Entrambi rappresentano altrettante pietre miliari nei rispettivi ambiti produttivi, due punti di non ritorno, tesi ad abbattere una volta per tutte gli steccati tra autorialità e serialità, fra alta e bassa cultura, tra "di nicchia" e popolare.

Trasmesso dall'aprile del 1990 (in Italia l'anno successivo), "I Segreti di Twin Peaks" si pone come un autentico spartiacque con la fiction TV che l'aveva preceduto e può essere considerato un imprescindibile modello di riferimento per quella che sarebbe venuta in seguito, accolta con un consenso di pubblico e di critica sempre maggiore, al punto da poter competere con i capolavori del grande schermo. Con "Twin Peaks", per la prima volta, un regista del calibro di David Lynch - al quale già si dovevano opere come "Eraserhead", "The Elephant Man" e "Velluto Blu" - si cimenta con il linguaggio TV, in veste di ideatore, sceneggiatore, regista e perfino interprete, firmando un prodotto per il piccolo schermo che nulla ha da invidiare ai titoli più blasonati della settima arte per complessità, profondità e capacità inventiva.


Una striscia di Montanari & Grassani da "I Segreti di Ramblyn". Clicca per vedere l'intera tavola.

A Dylan Dog non si può attribuire minore rilevanza, in tal senso, essendosi guadagnato il merito - in Italia - di avere abbattuto definitivamente le barriere tra fumetto popolare e d'autore. Numero dopo numero, Sclavi sfida il suo vastissimo pubblico proponendo albi dalla scrittura sempre più sorprendente, destrutturata e raffinata, non lasciandosi sfuggire nessuna occasione per cogliere in contropiede e spiazzare, alternando disegnatori dalla caratura molto differenziata. Tra questi, il duo Montanari & Grassani si segnala subito per l'altissimo gradimento popolare dovuto a un segno dalla straordinaria leggibilità basato su un efferato, spietatissimo contrasto di bianchi e neri.

A loro è affidata la prima storia doppia della testata, Il castello della paura, ed è di nuovo a loro che Sclavi pensa quando è il momento di tornare a cimentarsi con un plot che si sviluppa su due albi, I segreti di Ramblyn, dati alle stampe nel 1992. Considerato il tono del precedente dittico (e di un altro caposaldo dylaniato, La Zona del Crepuscolo), ci si aspetta che anche la pista di Ramblyn conduca in disturbanti territori gotici, pericolose zone d'ombra, perversi abissi dell'anima, tenendo conto anche che, fin dalle prime battute, viene esplicitato il rimando a quella Twin Peaks che si era rivelata cruciale nello svelare il lato oscuro di una cittadina di provincia, tanto placida in superficie quanto malsana nella realtà. 

Franco Busatta


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06/06/2018