Commissario Ricciardi

Terracciano e Ricciardi

È in edicola dal 24 maggio il primo Magazine dedicato al Commissario Ricciardi. Oltre a una presentazione a opera dello stesso Maurizio de Giovanni, l'albo contiene anche quattro storie a fumetti. Abbiamo parlato con lo sceneggiatore di due.

Il Commissario Ricciardi Magazine è in edicola dal 24 maggio, e offre un esclusivo sguardo sul mondo del poliziotto creato da Maurizio de Giovanni ormai più di dieci anni fa. Non solo, infatti, il Magazine presenta una lunga intervista allo scrittore napoletano, ma raccoglie anche quattro fumetti inediti tratti da altrettanti racconti brevi molto particolari. Nel primo scopriamo cosa ha portato Ricciardi a intraprendere gli studi di giurisprudenza e poi la professione investigativa; nell'ultimo diamo uno sguardo spassionato alla febbre del lotto. I due racconti di mezzo, invece, si concentrano su due comprimari del Commissario. Ce li facciamo raccontare dal loro sceneggiatore, Paolo Terracciano.

► Il Magazine contiene 4 storie, tratte da altrettanti racconti brevi. La prima e l'ultima vedono protagonista il Commissario Ricciardi mentre la seconda e la terza, da te sceneggiate, si concentrano su due personaggi secondari della saga letteraria: il dottor Modo in "Partire e lasciare" e il brigadiere Maione in "Un mazzo di fiori". Com'è stato mettere per una volta alla ribalta due personaggi solitamente comprimari?

Maione e Modo sono due personaggi molto interessanti e pieni di sfaccettature, secondari magari nel numero di pagine a loro dedicate, ma non nella profondità. Mi sembrava quindi un'occasione da non perdere, adattare questi due racconti così diversi dal solito, non essendoci una trama gialla e nemmeno il commissario Ricciardi. Inoltre, poiché in un primo momento mi furono chieste due sceneggiature brevi, ampliate poi a 32 tavole l'una, la sfida nella sfida e il grande onore sono stati poter sviluppare le trame concepite da Maurizio De Giovanni, basandomi naturalmente sempre sul suo immaginario.

Penso che Napoli sia sempre un ingrediente vincente e di presa sicura sul pubblico di qualsiasi provenienza. In questo caso, poi, si mette in scena una Napoli meno scontata, come quella degli anni Trenta.

► Data la sua caratteristica principale, Ricciardi è sempre stato un personaggio letteralmente ammantato di morte. Però le tue due storie di questo Magazine lo sono ancora di più, sono forse le più tristi e malinconiche viste finora sulle pagine a fumetti del Commissario Ricciardi. Sei d'accordo?

I due racconti sono sicuramente venati di tristezza. In questo caso il male non è però rappresentato da un delitto, ma dalla malattia, ed è quindi per certi versi un male ancora più angosciante, perché può toccare davvero tutti. Nello stesso tempo, il comportamento di Modo e Maione, come quello degli altri personaggi dei due racconti, il "ladro" di "Un mazzo di fiori" e la mamma di "Partire e lasciare", sono così ricchi di pietà umana da trasmettere grande speranza.

► Le avventure di Ricciardi sono profondamente legate all'ambiente in cui si svolgono. È difficile raccontare Napoli ai non napoletani?

Assolutamente no! Al contrario, penso che Napoli sia sempre un ingrediente vincente e di presa sicura sul pubblico di qualsiasi provenienza. In questo caso, poi, si mette in scena una Napoli meno scontata, come quella degli anni 30. Per me, e spero per tutti i lettori, è davvero un viaggio nel tempo. Il lavoro di documentazione fotografica e storica che abbiamo fatto insieme agli altri sceneggiatori e ai disegnatori mi ha fatto scoprire aspetti della mia città che non conoscevo. Quel periodo è veramente molto interessante per la trasformazione urbanistica molto intensa, quasi frenetica, che ci fu a partire dalla fine dell'Ottocento fino all'inizio del decennio che viene messo in scena nei romanzi di Ricciardi.


Una vignetta di "Partire e lasciare", disegni di Alessandro Nespolino. Clicca per vedere l'intera tavola.

► Più in generale, quanto lavoro di adattamento bisogna fare, per rendere fumettistiche le storie di Maurizio de Giovanni?

La grande responsabilità è quella di lavorare su delle storie che sai essere molto amate dai lettori dei romanzi. Questo può essere paralizzante perché c'è la paura di scontentare l'autore e il suo nutritissimo seguito. Nello stesso tempo, sai di dover apportare dei cambiamenti per potere adattare quei contenuti a un altro mezzo espressivo, e poi con un editore come la Bonelli, che ha un suo stile di racconto ben preciso. Io ho cercato di rispettare innanzitutto l'essenza dei personaggi e, anche dove ho fatto dei cambiamenti di struttura - magari spostando degli eventi o sintetizzandoli - ho mantenuto, spero, l'intenzione di fondo. Non è facile, perché i romanzi di Maurizio sono ricchi di informazioni che vanno ben al di là della trama. I comportamenti e il linguaggio rendono ogni personaggio unico. D'altro canto, le tavole sono 158 e bisogna per forza fare delle scelte, soprattutto quando si ha la (s)fortuna di lavorare sui due romanzi più lunghi della serie! Debuttare con Il posto di ognuno - che ho avuto il piacere di leggere capitolo per capitolo mentre Maurizio lo scriveva anni fa, e che, per una divertente coincidenza, ha la parola "posto" nel titolo - mi è sembrato benaugurante e mi ha dato la carica giusta.

I romanzi di Maurizio de Giovanni sono ricchi di informazioni che vanno ben al di là della trama. I comportamenti e il linguaggio rendono ogni personaggio unico.

► In effetti, tu sei anche il responsabile del nutrito gruppo di sceneggiatori che scrive la soap opera "Un posto al sole". Quando è difficile, tenere le fila di una serie Tv che ha mandato in onda oltre 5.000 puntate?

La difficoltà, dopo 5.000 puntate e 22 anni di messa in onda, è quella di sapere che ogni lunedì, per 50 settimane all'anno, inesorabilmente si riparte da zero. Questo è anche un grande stimolo, perché "Un posto al sole" - che sarebbe più corretto definire un real drama che una soap opera - tocca tanti generi narrativi diversi, dal mélo tipico della lunga serialità alla commedia, al social e al racconto familiare. Anno per anno cambia pelle, seguendo la crescita dei protagonisti e l'evoluzione della nostra società, da cui peschiamo continuamente temi e storie. E poi lavoro con un gruppo di autori che condivide con me l'amore per il programma ed è ormai una vera e propria famiglia. Questo fa superare qualsiasi difficoltà.

► E a questo proposito, quanto è diverso scrivere per la Tv e per il fumetto?

In questo caso specifico è molto diverso, perché mentre a "Un posto al sole" io mi trovo all'inizio della catena creativa, occupandomi di ideare le trame e affidando poi lo sviluppo della sceneggiatura ad altri autori (story editor, story liner e dialoghisti), con Ricciardi lavoro su una storia concepita da un altro autore. Questa differenza è uno degli aspetti per me più piacevoli di questa esperienza. Inoltre, lo sceneggiatore di fumetti ingloba, in sinergia col disegnatore, anche altre peculiarità della narrazione per immagini che attengono alla regia e al montaggio, e per certi versi anche al lavoro di scenografia e costumi. Se dovessi trovare un'analogia la potrei invece vedere nel rapporto che si instaura col disegnatore, che potrei paragonare agli attori: lo sceneggiatore si documenta, prepara la storia, il copione, ma sa che deve poi lasciare ad altri la scena: le star sono loro e i loro straordinari disegni!

A cura di Alberto Cassani


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30/05/2018