Il commissario Ricciardi

Intervista a Lucilla Stellato

Lucilla Stellato festeggia l'8 marzo con l'uscita di una storia tutta al femminile del commissario Ricciardi, da lei disegnata su testi di Sergio Brancato. Le abbiamo posto qualche domanda per capire meglio la prospettiva femminile di "La condanna del sangue".

"La condanna del sangue" è una storia che ha un colore molto particolare. È verde come la primavera del 1931 in cui è ambientata, ed è verde come gli occhi del personaggio creato da Maurizio de Giovanni. È un'avventura disegnata con cura dei dettagli da Lucilla Stellato - recentemente premiata al SalerNoir Festival - la quale si è trovata a suo agio nel rappresentare l'universo femminile che è al centro di questo episodio sceneggiato con precisione da Sergio Brancato. Tra le pagine dell'edizione da libreria, disponibile dall'8 marzo, Lucilla svela il suo legame speciale con il personaggio, e racconta come ha cercato di far emergere l'universo femminile sviluppato dal romanziere napoletano.

► Lei è cilentana come il commissario Ricciardi, cosa pensa del suo carattere?

Io sono nata e vissuta a Salerno. Mio padre era di Trentinara, comune dell'entroterra cilentano e da bambina ho trascorso molte estati in quei luoghi, ai quali sono particolarmente affezionata. Di certo, il personaggio di Ricciardi ha un carattere spiccatamente cilentano: introverso, intuitivo, riservato e silenzioso. Sono aspetti innati della sua personalità non derivanti dalla sua capacità di vedere i morti.

Una cosa che mi ha reso particolarmente interessante lavorare a questi personaggi femminili è che, pur essendo presenze importanti e ricorrenti all'interno della storia, queste donne non sono figure stereotipate, come spesso accade nel fumetto.

► Le donne che lei ha disegnato nella sua storia hanno qualcosa di davvero speciale nei visi e negli abbigliamenti?

In "La condanna del sangue" ci sono diverse figure femminili, con caratteri e atteggiamenti diversissimi. Donne di diverse classi sociali, tra l'altro. Ho cercato di sottolineare quanto più possibile queste differenze, nelle espressioni dei volti, nella recitazione e nell'abbigliamento. La moda femminile, poi, è da sempre più variegata rispetto a quella maschile e questo fattore senz'altro aiuta, c'è più scelta e più possibilità di sbizzarrirsi con l'accostamento dei vari accessori: dalle borse, alle scarpe, ai gioielli.

Un altro motivo che ha reso particolarmente interessante, per me, lavorare a questi personaggi femminili è che, pur essendo presenze importanti e ricorrenti all'interno della storia, queste donne non sono figure stereotipate, come spesso accade nel fumetto. Ognuna di loro, dalla più appariscente e sofisticata alla più semplice e umile, ha la propria bellezza, il proprio sguardo e la propria dignità.

► De Giovanni definisce "La condanna del sangue" come il "romanzo dell'amore di madre". Lei è d'accordo?

In effetti è interamente dedicato alla figura materna e ai legami di sangue. Ricciardi ha ereditato il "dono" proprio da sua mamma, condizione che lui vive come una condanna. Ma il loro non è certo l'unico rapporto madre-figlio presente nella storia. Quasi tutti i personaggi femminili sono madri e, nel bene o nel male, prendono delle decisioni o agiscono in funzione dei propri figli".

Le Stagioni del Commissario Ricciardi. La condanna del sangue
Soggetto di Maurizio de Giovanni, sceneggiatura di Sergio Brancato, disegni di Lucilla Stellato, copertina di Daniele Bigliardo, colori di Ylenia Di Napoli e Andrea D'Errico.

Aprile 1931. La cartomante Carmela Calise viene massacrata fra le mura della sua casa nel rione Materdei, a Napoli. Con la sua attività di medium regalava sogni alla gente, ma con quella clandestina di usuraia li infrangeva miseramente. Che succede a giocare con le illusioni delle persone? Si può inventare il futuro e poi sbriciolarlo impunemente tra le dita? Spetterà al commissario Ricciardi rispondere a queste domande e dare un volto all'assassino della donna.


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08/03/2018