Mercurio Loi

Giallo innocenza!

A partire da sabato 23 dicembre, potete trovare in edicola l'ottavo numero di Mercurio Loi, che gioca sul concetto stesso di "giallo". Eccovi quindi la presentazione dell'albo a firma di Alessandro Bilotta, e alcune tavole di Matteo Mosca.

Perché il genere "giallo" si chiama così? Banalmente, perché le copertine dei primi romanzi ad ampia diffusione appartenenti a questo genere erano volutamente colorate di giallo. Ma se invece della copertina, la definizione fosse dipesa dai contenuti della storia? Se fosse dipesa dal colore del sole, o da quello di un fiore? O dall'impugnatura di un bastone da passeggio? Ma forse, senza questi dubbi avreste vissuto più tranquillamente la giornata, perché ignorare completamente qualcosa, a volte è meglio che conoscerla... Ce lo spiega bene Alessandro Bilotta, nella presentazione dell'ottavo numero del suo Mercurio Loi, di cui trovate qui sopra anche alcune pagine disegnate da Matteo Mosca.

Beata innocenza! È così che recita un vecchio adagio, per intendere che i bambini, o in senso lato gli inesperti, gli inconsapevoli, vivono i propri giorni con serenità proprio perché non conoscono le iniquità del mondo, o non hanno ancora avuto occasione di scoprirle. Per contrapposizione, quindi, i conoscitori, coloro che i fatti li sanno o addirittura li hanno approfonditi, non possono godere di quella serenità; a loro una certa leggerezza non è concessa. La lunga lista dei filosofi che si sono autoinflitti una morte prematura e la longevità di molti abitanti di certi luoghi di provincia, sembrano sottolineare la più abusata delle domande, quella che si chiede se l'incoscienza non giovi alla serenità più della conoscenza, se l'innocenza non sia quindi da invidiare più della consapevolezza.

La questione da porsi, invece, è se davvero abbiamo la possibilità di conoscere a fondo, se quel coordinato rimpallo di domanda e risposta non sia solo un gesto insensato che si ripete in modo meccanico e ciò che raccogliamo a seguito dei nostri interrogativi non siano elementi insufficienti che ci facciamo bastare e chiamiamo conoscenza.

Quindi di un rimpallo parliamo, ma molte delle volte la palla lanciata con un quesito non torna più neanche indietro, precipita nel vuoto di un burrone. Allora, certo, la leggerezza va a braccetto con la conoscenza o l'ignoranza? Ma il dilemma si divide invece fra chi si pone le domande e chi non lo fa, proprio come noi adesso. Non hanno nessuna importanza le risposte, forse esse neanche esistono, e non sono significative neppure per l'annosa questione che riguarda la beata innocenza. Tutto ciò che conta è porsi la domanda, quella giusta. Lo è per esempio adesso quella che ci stiamo facendo? Gli interrogativi esatti creano la pressione per andare alla ricerca delle soluzioni, danno il via al cammino, fanno scegliere percorsi e strade. Conta davvero la meta? Come questi interrogativi, quindi anche quello che ci richiama a una decisione tra conoscenza e incoscienza, se rimarrà senza risposta, offrirà un'opportunità preziosa: alternarci tra le due esperienze, senza doverne scegliere una.

Alessandro Bilotta


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