Intervista Zagor

Tra spettri e città sommerse

Il Color Zagor che sbarca in edicola il 16 dicembre presenta il ritorno di "Digging" Bill in una storia a metà tra l'avventura e l'horror. Per presentarvela, ecco un'intervista allo sceneggiatore Samuel Marolla e una gallery di tavole del disegnatore Paolo Bisi.

Uscito il 16 dicembre, "Spettri per "Digging" Bill" vede Zagor alle prese con una città sommersa che custodisce strani e inquietanti segreti. La sceneggiatura è firmata da Samuel Marolla, ben noto ai lettori di Dampyr ma con altri due albi dello Spirito con la Scure già pubblicati, e disegnata dal piacentino Paolo Bisi, che vede invece stampata la sua decima avventura zagoriana. Ci siamo fatti raccontare dallo sceneggiatore milanese la genesi di questo Color Zagor, e accompagniamo la sua intervista con alcune tavole dell'albo.

Con "Spettri per Digging Bill" torni sulle pagine di un albo Bonelli a un anno di distanza da "Notturno Newyorkese", e lo fai sfruttando le atmosfere horror che ti sono così congeniali, ma col tocco leggero che serve a Zagor. Questa è la tua terza storia per lo Spirito con la Scure, e a leggerle sembri un grande appassionato. Come ti trovi, a lavorare su questo personaggio?

Io sono uno Zagoriano. Ho iniziato a leggerlo verso i dieci anni, incappando negli albi usati che negli anni Ottanta si trovavano spesso al mare, nelle edicole, impacchettati insieme a un Akim o un Tex. È stato amore a prima vista: guardavo per ore le copertine di Gallieno Ferri con mostri, stregoni e samurai, e le storie di Guido Nolitta mi rapivano pagina dopo pagina. Poco dopo ho iniziato a seguire la serie inedita, di cui sono tuttora lettore. D'altronde, uno Zagoriano lo è per tutta la vita! Darkwood è magica, ed esercita sui visitatori una sorta di "Richiamo della Foresta": puoi anche allontanarti, e persino farti un'altra vita... ma il tuo cuore rimane laggiù. E quando rimani lontano troppo a lungo, la foresta ti chiama: dal fondo delle paludi, inizi a sentir battere i tamburi... Quindi, per rispondere alla domanda: per me scrivere Zagor è sempre come tornare a casa dopo un lungo viaggio e riabbracciare dei cari amici.

Desideravo scrivere un "horror zagoriano", quella particolare alchimia nolittiana di porte che cigolano, ombre sinistre, creature mostruose in agguato, e, all’improvviso...

Per quanto riguarda l'horror, io scrivo e leggo di tutto, ma ho una predilezione per l'horror. In ambito bonelliano, oltre a Zagor sono stato un grande lettore di Dylan Dog, acquistato in edicola fin dall'ormai mitologico numero uno. In Zagor ho sempre amato moltissimo il connubio inedito fra horror, avventura e comicità tipico di alcune storie di Nolitta (Rakosi, Kandrax...), e poi ripreso anni dopo da alcune storie di Mauro Boselli e di Moreno Burattini. La mia storia precedente è molto pulp e del tutto priva di elementi sovrannaturali. Questa volta desideravo scrivere un "horror zagoriano", quella particolare alchimia nolittiana di porte che cigolano, ombre sinistre, creature mostruose in agguato, e, all'improvviso... spunta fuori Cico che ribalta la situazione con una delle sue azioni improbabili! Il tutto rispettando l'epicità zagoriana, sia dello Spirito con la Scure, sia dei suoi nemici. È molto difficile mantenere l'equilibrio fra l'atmosfera horror, la comicità di Cico, e l'epicità di Zagor.

Anche "Digging" Bill mancava da un po', dai tempi di "Zenith 666". Com'è nata l'idea di usare proprio lui, nel Color Zagor di quest'anno?

Quando con Moreno si è deciso di scrivere un Color Zagor, ho pensato a diversi personaggi, ma volevo scrivere un horror avventuroso, "Digging" Bill è quello che si prestava di più, insieme a Bat Batterton che però personalmente trovo più congeniale a storie di tipo giallo.

Ma soprattutto, in Bill ho sempre sentito una strana ambiguità di fondo. Bill nasce come antagonista di Zagor e come personaggio parzialmente negativo. Poi subisce una fisiologica trasformazione, e oggi è grande amico di Zagor e Cico. A me, però, piace quel suo iniziale spirito canagliesco, che a volte viene fuori dalla pagina anche se ufficialmente ormai fa parte dei "Buoni". Ecco, nella mia storia ho voluto tornare un po' allo spirito di quel primo "Digging" Bill, naturalmente senza stravolgere il personaggio che oggi conosciamo bene, ma recuperando alcuni lati truffaldini del suo carattere.

Il soggetto del tuo albo ci ricorda un grande classico zagoriano, "Il Tesoro Maledetto", scritto da Tiziano Sclavi. Ci stiamo facendo ingannare dal racconto della trama, o ti sei davvero rifatto a quella storia?

Vi ho astutamente ingannato! In realtà, come atmosfere la mia principale fonte di ispirazione è un altro classico zagoriano, vale a dire "La Casa del Terrore", splendido esempio dell'horror zagoriano che citavo all'inizio, e il cui mix fra comicità e spavento credo ripercorra a sua volta le orme di alcune vecchie storie di Topolino (che adoro), anch'esse fonte di ispirazione di "Spettri per "Digging" Bill". Parlo di storie come "La Casa dei Fantasmi" o "La Valle Infernale" di Gottfredson, o "L'Unghia di Kalì" di Romano Scarpa. Ecco, quella è l'atmosfera che cercavo.

De "Il Tesoro Maledetto" la mia storia ripropone certamente l'idea di un tesoro sporco di sangue e che porta molta sfortuna (per usare un eufemismo...) a chi ne entra in possesso, però credo sia proprio un archetipo della "caccia al tesoro". Svelo un piccolo retroscena: il titolo di lavorazione era "Il Tesoro Fantasma". Quindi siamo andati ben oltre al cliché del "tesoro maledetto"...!


Una vignetta di "Spettri per "Digging" Bill", Color Zagor n. 28. Cliccate per vedere l'intera tavola.

Avevi già lavorato con Paolo Bisi nella storia doppia "La Rivolta", che riportava i lettori all'interno del carcere di Hellgate. Com'è, la vostra collaborazione?

Come sceneggiatore, ritrovo una perfetta comunione di intenti fra i suoi disegni e come io immaginavo scene, volti e sequenze. Di Paolo mi piace tutto, ma in special modo i volti molto personali (motivo per cui mi sbizzarrisco, chiedendogli di raffigurare particolari attori), i dettagli delle ambientazioni, e una forte muscolarità nelle scene d'azione. Quest'ultimo punto è, per me, fondamentale, perché io prediligo le lunghe sequenze d'azione, soprattutto se spettacolari, e i lunghi combattimenti corpo a corpo.

Tu sei attivo anche come romanziere e sceneggiatore cinematografico. Stai lavorando a qualcosa anche in questi due campi, attualmente?

Darkwood è magica, ed esercita sui visitatori una sorta di "Richiamo della Foresta": puoi anche allontanarti, e persino farti un'altra vita... ma il tuo cuore rimane laggiù!

L'esperienza col cinema è abbastanza recente. Fra il 2016 e il 2017 ho scritto la sceneggiatura del film extreme horror "Sacrifice", per la produzione di Domiziano Cristopharo e la regia della performer Poison Rouge. Domiziano è uno dei principali registi e produttori indie italiani e lavora quasi esclusivamente con l'estero: i suoi film sono distribuiti in tutto il mondo e hanno vinto innumerevoli premi. Questo nostro film ha riscosso un enorme e repentino successo nei festival in Europa e negli Stati Uniti, tanto da essere stato acquisito dalla Unearthed Films di Los Angeles, una delle principali case di produzione statunitensi di film horror, che si sta occupando di distribuirlo sui vari mercati, Italia compresa. È stata un'esperienza interessante e molto divertente. Ho scoperto che il successo di un film di horror estremo si misura anche nel numero di svenimenti in sala, che sono poi realmente avvenuti... Con Domiziano stiamo ipotizzando di tornare a lavorare insieme su un nuovo film, ma è troppo presto per parlarne.

Sul fronte della narrativa, sto scrivendo diverse cose, horror e fantasy. Ne approfitto per segnalare la recente uscita di "Dark Italy", un'antologia di racconti horror ambientati in Italia, edita da Acheron Books. Contiene il mio racconto "Ognissanti", la storia di un giovane prete alle prese con un'oscura creatura che lo ossessiona venendolo a trovare ogni nove anni... Nell'antologia sono presenti nove fra i più apprezzati autori horror italiani, per la prima volta riuniti insieme. Fra di essi cito con personale piacere - e un certo orgoglio - Mauro Boselli, con la perturbante "Vertigine Nera", peraltro il suo unico lavoro di narrativa (escludendo la biografia di Tex).

A cura di Alberto Cassani


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