Gli inediti

A mani nude!

Vincitore del Premio Scerbanenco nel 2008, il romanzo "Mani nude" di Paola Barbato è ora diventato un volume a fumetti disegnato da Paolo Armitano e Davide Furnò, disponibile in libreria e fumetteria a partire dal 23 novembre!

Paola Barbato, recentemente premiata con il Gran Guinigi a Lucca per i testi della miniserie UT, ha vinto nel 2008 il Premio Scerbanenco grazie al romanzo "Mani nude". Romanzo che è ora diventato un elegante volume a fumetti disegnato da Paolo Armitano & Davide Furnò. Ambientato nel mondo dei combattimenti clandestini (quelli che, appunto, si combattono senza guantoni), Mani nude è ora disponibile in tutte le librerie e fumetterie, oltreché nel nostro Shop online. Per raccontarvelo, vi presentiamo qui sotto un testo della stessa Paola Barbato tratto dai contenuti speciali del volume.

"Da dove ti è venuta l'idea per questo romanzo?" è una delle domande che mi è stata posta più di frequente, in merito a Mani nude. Ogni volta che rispondo, il pubblico rimane sconcertato, perché più o meno suona così: Mani nude racconta ciò che accade a una qualunque riunione di condominio.

Mani nude racconta ciò che accade a una qualunque riunione di condominio.

Da sempre, e in particolare in questo romanzo, mi interessa esplorare l'universalità di determinate esperienze, nate dai rapporti umani, sotto forma di metafora. Naturalmente, esiste una storia specifica, e naturalmente questa storia segue il suo corso in maniera autonoma, ma sottesa c'è un'altra storia, che è universale ed è comune a mille opere: come si sopravvive in cattività. Dal Grande Fratello di Orwell al suo più prosaico omonimo televisivo, la tesi è sempre questa: se prendi un individuo, lo levi dal suo ambiente, dai suoi affetti e legami, dalle abitudini e certezze e lo metti in cattività, in un luogo sconosciuto e talvolta ostile, cosa diventa? Lo suggerisce la parola stessa: "cattivo". E anche se questa non è una legge infallibile, molte evidenze la sostengono.

Dunque, io ho creato la mia personale cattività: una fabbrica dispersa nel nulla, un non-luogo che potrebbe trovarsi ovunque, nella cui parte interrata vengono rinchiusi degli uomini con lo scopo di farli lottare in combattimenti clandestini. Non escono da lì se non per combattere, mangiano obbligatoriamente quello che gli viene dato, non possono isolarsi o scegliere con chi stare, non possono decidere se combattere o no. La scelta è il bene primario che viene loro sottratto.


Una vignetta realizzata da Paolo Armitano & Davide Furnò


Ho avuto modo di frequentare uffici all'interno di aziende che funzionavano esattamente così. Ti viene assegnata una scrivania, ti viene detto cosa puoi metterci sopra, ti viene imposto un orario e un metodo di lavoro. Se tu ne hai uno diverso, sei costretto a omologarti e adattarti. Se hai delle idee o delle proposte, non vengono ascoltate perché "si fa così e basta". Le esigenze personali non sono ben accette e la vita privata va lasciata fuori dalla porta. In nuce, estraendo il nucleo di quest’esperienza, manipolandolo, ingigantendolo e “traducendolo” in qualcosa di più forte e violento, ecco la Garganella, ecco i cani da combattimento, ecco l’impossibilità di decidere per sé. Di queste metafore è piena ogni pagina del romanzo, i personaggi stessi, positivi e negativi, vittime e carnefici, assumono un valore universale, a volte archetipico.

Paola Barbato


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27/11/2017