Intervista

Claudio Falco tra Dampyr e Ricciardi

Presente in edicola con tre albi, Claudio Falco ci ha raccontato come sono nate le sue sceneggiature per Dampyr e com'è stato adattare a fumetti le indagini del Commissario Ricciardi. E come fa a conciliare il suo lavoro di medico con tutte le cose che scrive...

"El día de los muertos", il numero 212 di Dampyr, è uscito un paio di settimane dopo lo speciale Dampyr n. 13, "La terra delle aquile". In comune hanno il fatto di essere entrambi sceneggiati da Claudio Falco. E non solo: anche Il senso del dolore - la prima avventura a fumetti del Commissario Ricciardi, appena arrivato in edicola - è sceneggiato da Claudio Falco. Non potevamo non intervistarlo!

Iniziamo l'intervista nel modo più classico: da cos'è nata l'ispirazione per "El dia de los Muertos", il numero 212 di Dampyr attualmente in edicola?

Ho una grande passione per la storia e la cultura dell'America latina e ho sempre trovato particolarmente affascinante il fatto che, in Messico, il "dia de los muertos" sia vissuto non con mestizia, ma come una festa piena di colori, musica e dolciumi. Mi è sempre sembrato perfetto come ambientazione per una storia di Dampyr e quindi sono partito da lì. I Narcos, in quel contesto, non potevano mancare e infine, quando l'idea ha cominciato a prendere forma, la tentazione di inserire in qualche modo Ixtlan - uno dei Maestri più carismatici che si siano mai visti nella serie (anche se da tempo passato a miglior vita) - è stata troppo forte per rinunciarvi.

In generale, come trovi l'ispirazione per i tuoi soggetti per una serie con una continuità così stretta come Dampyr? Qual è il fulcro narrativo iniziale da cui parti per proporre un soggetto?

Questa è una domanda da un milione di dollari! Devo confessare che gli spunti arrivano un po' da tutte le parti (libri, film, viaggi fatti, un trafiletto su un giornale... un paio di volte addirittura brani di musica classica) e, il più delle volte, in maniera casuale. Non vado a cercarli, sono piuttosto loro che (per fortuna!) trovano me. Quando, qualche volta, ho provato a "farmi venire un'idea" è andata a finire che sono rimasto per ore come un cretino a guardare il foglio bianco. Trovata l'idea di base, il passaggio successivo è l'ideazione di un antagonista "forte" (o la scelta di uno adatto alla bisogna, tra i numerosi in giro nella serie). Il resto viene (quasi) da sé.


Una vignetta di "El día de los muertos", disegni di Fabiano Ambu (cliccate sul disegno per vedere la tavola intera).

Sappiamo che lavori come medico: come riesci a conciliare questa professione con quella di sceneggiatore di fumetti, tra l'altro molto prolifico?

Prolifico? Io? Mi piacerebbe davvero esserlo, ma il mio "secondo lavoro" mi sottrae un mucchio di tempo. Scherzi a parte, non è sempre facile conciliare le due cose, spegnere l'interruttore della metà razionale del cervello, che mi serve in ospedale, per accendere quello della metà "fumettara". Riguardo al quando, scrivo in ogni momento libero (grazie alla pazienza di mia moglie, che fa la scrittrice e quindi mi capisce), ma la notte e le primissime ore del mattino, quando non può arrivare la classica telefonata a rompere le scatole, sono i momenti della giornata più fruttuosi e che in assoluto preferisco.

Per quanto riguarda il Commissario Ricciardi a Fumetti, si è trattato di un adattamento di un romanzo già esistente, quindi un tipo di lavoro diverso rispetto a Dampyr. Quali sono le sfide specifiche di una sceneggiatura del genere?

Ricciardi è stato una sfida dalla prima all'ultima tavola. Ridurre la sceneggiatura alla pedissequa trasposizione del "giallo" in un mezzo diverso dalla pagina scritta qual è il fumetto, avrebbe significato tradire l'originale in maniera imperdonabile. Ricciardi è un personaggio immensamente tragico, fatto di pensieri, di silenzi, di sguardi. Si porta dietro un segreto, una maledizione che gli impedisce di vivere e di amare e lo condanna alla solitudine. Raccontare la prima delle sue storie in maniera "visiva" rimanendo fedele alle atmosfere del romanzo (o almeno provarci: sta ai lettori dire se ci sono riuscito o meno) e nello stesso tempo fare in modo che fosse ben riconoscibile il "marchio di fabbrica" Sergio Bonelli Editore è stato faticoso, ma nello stesso tempo entusiasmante.


Una vignetta di "Il senso del dolore", Le Stagioni del Commissario Ricciardi n.1. Disegni di Daniele Bigliardo.

Nel numero 1 di Ricciardi, il layout è molto libero, e non segue affatto la tipica gabbia bonelliana. Si tratta di una scelta tua, o del disegnatore Daniele Bigliardo? O qualcosa che avete concordato assieme?

Quella di rompere la gabbia bonelliana è stata un'idea "forte" di Daniele, che ha anche impostato graficamente Ricciardi e i comprimari della serie. Di questo (e di un mucchio di altre cose) abbiamo discusso tutti insieme: Maurizio de Giovanni, il direttore Michele Masiero, il curatore Luca Crovi, gli altri disegnatori - Lucilla Stellato, Alessandro Nespolino e Luigi Siniscalchi -, i miei colleghi sceneggiatori - Sergio Brancato e Paolo Terracciano (senza dimenticare il contributo dello staff della Scuola Italiana di Comix diretta da Mario Punzo) -, in fase di impostazione della serie. Il risultato finale credo che sia una "sintesi" equilibrata ed efficace del contributo di tutti.

In questo momento in edicola e libreria ci sono ben tre albi scritti da te: lo speciale Dampyr, il numero 212 della serie regolare e il numero 1 del Commissario Ricciardi a Fumetti. Puoi parlarci dei tuoi progetti futuri per entrambe le testate?

A fine maggio uscirà il Magazine dedicato al Commissario Ricciardi, con l'adattamento di quattro racconti scritti da de Giovanni. Io ho sceneggiato "Febbre", una storia bellissima che narra l'omicidio di un "assistito" (così sono chiamati quelli che, a Napoli, tradizionalmente, interpretano i sogni per ricavarne i numeri da giocare al lotto). Nel corso dell'anno, credo siano in programmazione un paio di avventure del Dampyr Harlan Draka (altre sceneggiature già terminate sono in lavorazione). In questo momento sto scrivendo un albo per la serie regolare di Dampyr (per la quale sto lavorando anche a qualche nuovo soggetto), e l'adattamento di un altro romanzo di Ricciardi. Infine, sto lavorando con Terracciano a un altro progetto legato all'immaginario letterario di Maurizio de Giovanni, che vedrete presto realizzato in casa Bonelli. Insomma, nel 2018, non avrò certo modo di annoiarmi!

A cura di Adriano Barone


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