Zagor

Lo Zagor dei non zagoriani

Il Maxi Zagor n. 31 è un numero speciale: propone diverse storie brevi "cucite" insieme da una cornice in stile "racconti del focolare". Ma non solo, perché le storie sono realizzate da autori che solitamente non hanno a che fare con Zagor.

Il Maxi Zagor n. 31 - in edicola a partire dal 20 settembre - è un numero speciale. "I racconti di Darkwood" propone, infatti, una formula con diverse storie brevi "cucite" insieme da una cornice in stile "racconti del focolare". Ma non solo, perché le storie sono realizzate da autori che solitamente non hanno a che fare con Zagor. Per farci raccontare com'è nato questo curioso e interessante progetto, abbiamo parlato con il curatore della testata, e sceneggiatore della storia che fa da cornice, Moreno Burattini.  

Per cominciare, com'è nato il progetto di "I Racconti di Darkwood"?

Potrei cavarmela tirando in ballo la mia passione per i racconti brevi (con una preferenza per quelli fulminanti) di scrittori come Isaac Asimov, Ray Bradbury o Roald Dahl, ma anche Jack London o Ambrose Bierce, o più accademicamente quotati quali Raymond Carver o Luigi Pirandello. Io stesso sono autore di molti racconti scritti nel corso degli anni, una trentina dei quali sono stati raccolti di recente in un'antologia intitolata "Dall'altra parte". Sono sempre stato un cultore della minima lunghezza anche in campo fumettistico, apprezzando molto sia i "liberi" pubblicati su riviste come "Intrepido" o "Il Monello", sia gli episodi di serie quali Larry Yuma su "Il Giornalino" o Dago su "LancioStory". Tuttavia, l'input mi è venuto leggendo con particolare piacere le avventure brevi di TexDylan Dog pubblicate sui Color, destinati a raccogliere racconti di sole trentadue pagine. In particolare, se Tex poteva essere protagonista di plot così fulminanti (lui solito a dar vita a vicende destinate a dipanarsi su centinaia di tavole), perché mai Zagor non avrebbe potuto fare altrettanto? Dopo essermi cimentato io personalmente con la sceneggiatura di alcune short stories di Aquila della Notte, mi è sembrato stimolante provare a fare altrettanto con lo Spirito con la Scure, e mi è venuta voglia di vedere che cosa poteva venir fuori chiedendo ad altri sceneggiatori di cimentarsi nella medesima impresa. Con questo Maxi ho trovato il modo di non scontentare i lettori legati all'avventura lunga, inserendone cinque brevi in una cornice-contenitore di 98 tavole rassicurante e tradizionale. E' una sorta di quadratura del cerchio: sia gli amanti della consuetudine sia quelli delle innovazioni troveranno pane per i loro denti.


Una striscia di Raffaele Della Monica da "I racconti di Darkwood", Maxi Zagor n. 31. Testi di Moreno Burattini.

La maggior parte degli autori coinvolti vengono da esperienze molto diverse e arrivano su Zagor per la prima volta. Come li hai scelti?

Ho pensato che invitare altri scrittori, e coinvolgere anche disegnatori esterni allo staff, avrebbe soddisfatto pure la curiosità di vedere mani e stili diversi alle prese con l'eroe dalla casacca rossa. Fra gli autori, mi preme ricordare le prime due donne a scrivere e disegnare Zagor: rispettivamente Gabriella Contu e Lola Airaghi. La prima, autrice presa in prestito dallo staff di Dylan Dog, ha realizzato un'avventura coinvolgente e decisamente riconoscibile come "femminile"; la seconda, proveniente da Brendon e Morgan Lost, ha illustrato tavole di taglio autoriale di grande impatto emotivo, sulla base di una sceneggiatura che ho scritto per lei io stesso. Tra gli altri ospiti abbiamo Marcello Toninelli, autore della maggior parte delle storie darkwoodiane negli anni Ottanta, lo scrittore horror Paolo Di Orazio, padre dello splatter-punk italiano, e i disegnatori Dante Bastianoni e Romeo Toffanetti, provenienti dallo staff di Nathan Never.

Ma perché proprio loro?

A Lola ci tenevo, dopo aver realizzato con lei la sexy indianina Occhi di Cielo, le cui tavole apparvero anni fa su Dime Press, e dopo averla vista disegnare efficacissime pin-up zagoriane nel corso di mostre e manifestazioni (cosa che l'ha resa una vera beniamina dei frequentatori di forum e gruppi internettiani dedicati all'eroe di Darkwood). A Romeo sono arrivato cercando un illustratore adatto per il racconto di Toninelli, e ho scoperto che aveva un'antica passione per lo Spirito con la Scure. Gli altri si sono presentati spontaneamente, perché cultori del personaggio fin da giovanissimi e con il sogno di realizzarne almeno un'avventura. Sono tanti, quelli che si propongono, sull'onda del medesimo entusiasmo e per lo stesso motivo. Ne ho selezionati una quindicina: alcuni dei loro lavori sono in "I racconti di Darkwood"; altri, già realizzati o in fase di realizzazione, li pubblicheremo su altri Maxi Zagor simili a questo, anche se distribuiti in un certo arco di tempo. Poi, se i lettori apprezzeranno, l'esperimento potrebbe diventare una consuetudine.


Una striscia di Lola Airaghi da "Brezza di Luna", Maxi Zagor n.31. Testi di Moreno Burattini.

Come hai anticipato, il volume vede anche il ritorno di Marcello Toninelli trent'anni dopo che ha lasciato la testata. Com'è stato gestire il suo rientro, facendogli riannodare le trame lasciate incomplete all'epoca?

Anche nel caso di Marcello, è stato lui a proporsi. Gli avrebbe fatto piacere, mi ha detto, saldare un vecchio debito in sospeso con i lettori: la promessa, implicita in un dialogo di una sua vecchia storia, di raccontare gli antefatti dell'amicizia fra Zagor e il pellerossa Banack. Si tratta del personaggio coprotagonista con lo Spirito con la Scure dell'albo "Il battello degli uomini perduti", dove si accenna ad avventure vissute insieme a lui prima che questi incontrasse Cico. Ho offerto a Toninelli uno spazio subito disponibile ne "I racconti di Darkwood" e lui, nonostante si trattasse di sole quaranta pagine, è riuscito a farci stare tutto. Un vero professionista. Non ho dovuto (quasi) indirizzarlo in alcun modo.

Anche gli autori zagoriani qui presenti hanno provato a fare qualcosa di diverso dal solito. L'idea di partenza è stata tua, o sono stati loro a voler uscire dagli schemi?

Ho suggerito io agli autori di utilizzare tecniche diverse dal solito, sia nella sceneggiatura sia nella realizzazione grafica, e di osare perfino "scardinare" la tradizionale gabbia bonelliana su tre strisce (pur rispettando il presupposto fondamentale della perfetta leggibilità), nel caso ce ne fosse stato bisogno per rendere più emozionanti le sequenze. Così, anche Marcello Mangiantini e Gianni Sedioli hanno sperimentato modi diversi di disegnare, il primo ricorrendo alla mezzatinta e il secondo testando un'impaginazione all'americana. Allo stesso modo, Luigi Mignacco, veterano nella scrittura dello Spirito con la Scure, ha formato una storia con ritmi e strutture fuori dall'ordinario. I cinque racconti brevi hanno tutti qualcosa di insolito, mentre la "cornice" narrativa che li contiene, scritta da me e illustrata dal veterano Raffaele Della Monica, peraltro leggibile di per sé, riporta tutto nell'alveo della tradizione e consente una sintesi centripeta.

Senza svelare troppo, diciamo anche che in quest'albo fa il suo ritorno un particolare "cattivo" nolittiano. Come ti aspetti sarà accolto dai lettori, questo ritorno?

Alla base della storia che fa da "cornice" c'è l'incontro, molto rocambolesco, fra Zagor e un viaggiatore proveniente dall'Est che dice di avere un messaggio per lui: una lettera di un suo vecchio nemico, inviatagli dal carcere. Questo nemico in realtà non si vede mai, se non in flashback, ma la sua presenza in scena è quasi palpabile. Per questo non è un "ritorno" vero e proprio, ma un richiamo alla ribalta, per un villain davvero originale ideato da Guido Nolitta, mai riportato sotto i riflettori prima di adesso. Sono convinto che ai lettori piacerà sentirne di nuovo parlare.

A cura di Alberto Cassani


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