Intervista Dylan Dog

Gigi Cavenago tra una copertina e l'altra

Era il settembre del 2016 quando arrivava in edicola "Mater Dolorosa", l'albo che dava il via ai festeggiamenti per il trentennale della nascita editoriale di Dylan Dog. Due mesi dopo Gigi Cavenago diventava il copertinista ufficiale della testata...

Dopo gli esordi bonelliani su Cassidy e Orfani, lo scorso autunno Gigi Cavenago è arrivato sulle pagine di Dylan Dog, proprio in occasione del trentennale del personaggio. A un anno esatto, l'abbiamo intervistato per farci raccontare com'è il lavoro di copertinista dell'Indagatore dell'Incubo, e cos'ha in serbo per i lettori nel prossimo futuro.

A settembre 2016, "Mater Dolorosa", da te disegnato, ha dato inizio alle celebrazioni per il trentennale di Dylan Dog. Due mesi dopo, eccoti esordire ufficialmente come copertinista della collana, il terzo chiamato a ricoprire questo ruolo, dopo Claudio Villa e Angelo Stano. Come ti trovi, in questi panni?

Ora mi sento molto più a mio agio, ma all'inizio è stata dura, perché la notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno dopo solo un mese dalla consegna di "Mater Dolorosa", quando cioè stavo ancora cercando di riprendermi dagli 11 mesi lavorativamente più intensi della mia carriera. Aggiungo che la "statura artistica" di chi mi ha preceduto è una cosa contro cui ancora adesso è difficile confrontarsi: sono nato come lettore di Dylan e mettere le mani sul personaggio è una grossa responsabilità.

Sono nato come lettore di Dylan Dog, e mettere le mani sul personaggio è una grossa responsabilià.

Oltre alla "collana regolare", realizzi anche le copertine del Dylan Dog di Tiziano Sclavi, e hai curato per alcuni numeri quelle del Maxi Old Boy. Tre Dylan molto diversi tra loro. Come ti approcci a queste differenze, quando prepari la copertina?

Le copertine per il Maxi Old Boy erano molto pittoriche e la loro genesi decisamente caotica. Non partivo mai da un disegno finito, ma da una bozza a colori che andavo via via a rifinire fino a ottenere un lavoro definitivo. Le copertine per la serie regolare sono più metodiche: siccome la richiesta fin dall'inizio è di limitare il tratto pittorico, parto sempre da un disegno abbastanza definito in bianco e nero che poi vado a colorare.

Le copertine per "il Dylan Dog di Tiziano Sclavi" sono molto minimali, quasi dei giochi grafici. Trattandosi di episodi classici della serie, ormai ben impressi nella mente dei lettori, posso giocare su pochissimi elementi per rappresentare la storia all'interno. In certe copertine, come quella di "Golconda", non è stato nemmeno necessario inserire Dylan: l'occhio tentacoloso in bicicletta è così iconico e riconoscibile da poter diventare protagonista assoluto della cover.

Proviamo a entrare più nello specifico: come realizzi una copertina per Dylan Dog? Qual è il tuo iter lavorativo?

Il tutto parte dalle indicazioni di Roberto Recchioni e dalla visione di alcune tavole della storia, e poi si procede con dei bozzetti, a colori o meno, che possano rendere l'idea di quello che ho in mente. Quando Roberto e la redazione danno l'ok a una delle mie proposte, si parte col definitivo. A volte si tratta di copertine "citazionistiche" come quella di "Gli anni selvaggi" o "Il giorno della famiglia", ma di solito si parte quasi da zero, o comunque dal contenuto della storia. Questi sono i passaggi principali, ma ogni copertina è sempre un lavoro a parte, con una sua storia dietro.


Una striscia di "Mater Dolorosa", Dylan Dog n. 361. Testi di Roberto Recchioni, disegni di Gigi Cavenago.

Con il passare dei mesi, sembra che le tue illustrazioni si stiano facendo sempre più "concettuali" e sempre meno "narrative". È un'impressione sbagliata?

Credo che sia una cosa partita con l'arrivo di Roberto come curatore della testata, dove le copertine hanno smesso di raccontare una scena della storia e hanno puntato a mostrare il nocciolo di quella storia, diventando sempre più iconiche e concettuali, come quella di "Una nuova vita", con Dylan che si toglie le bende. Sono rappresentazioni meno dirette, talvolta concettualmente più astratte, che proprio per questo mi offrono un sacco di spunti in più rispetto all'approccio più canonico (che comunque ogni tanto riprendiamo). Dopo più di 300 copertine (per non contare speciali, almanacchi, giganti e volumi vari) è necessario un cambio di approccio, perché a questo punto è davvero difficile non ripetersi.

Molti forse se lo dimenticano, ma tu lavoravi per la Bonelli già prima di approdare su Dylan Dog, dal 2008. Però, successivamente a "Mater Dolorosa" sembri esserti dedicato esclusivamente alle illustrazioni da copertina. Stai lavorando a qualche nuovo albo o sei completamente assorbito dal tuo ruolo di copertinista?

Sto lavorando alla nuova serie di Tiziano Sclavi, Dylan Dog - I racconti di domani. È stato bello tornare a fare pagine a fumetti, ma devo dire che, dopo tante copertine di fila, mi sono accorto che non è così facile tornare alla "modalità fumettista": raccontare con una sola immagine e raccontare in sequenza sono due processi molto diversi!

A cura di Alberto Cassani


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