Mercurio Loi

La cucina di Mercurio Loi

Il 23 agosto arriva in edicola "Il cuoco mascherato", quarta uscita della serie dedicata a Mercurio Loi. Per presentarla, vi proponiamo qui l'introduzione di Alessandro Bilotta all'albo e le prime sei tavole del fumetto.

So benissimo quello che si dice: la cucina romana è cruenta. In Mercurio Loi ci siamo già trovati a parlare di apparenze, e quelle di certi piatti non lascerebbero dubbi, basta fermarsi ai nomi segnati sui menu: cervelletti, budella, cecapreti, stomachi. E ancora: cuori, fegati, polmoni e reni, milze e animelle. Code e ranocchie, sangue e giovani agnellini detti abbacchi. Numerosi uccelli galliformi!

Non vorrei che questa mia sembrasse un'opera di 
dissuasione. È facile giudicare, stupirsi, certo raccapricciarsi a leggere
"disossato", "spezzettato", "scervellato", "tritato" e altri participi passati che eviterei di enumerare, nella
 speranza che ci sia ancora qualche
 bambino a legger fumetti, seppure 
dagli ingredienti così truculenti. A
 ogni modo, quello che fa la differenza sono altri dettagli, e si tratta di:
 "alla cacciatora", "alla brace", "brodettato", "in umido", "in padella", "trifolato", "gratinato", "alla romana"; insomma le specifiche ricette mostrano che, oltre all'apparente violenza, c'è anche l'intervento dell'uomo e della ragione. Allora una ricetta di cucina sembra la dimostrazione della tesi che vuole ogni cosa più complessa di come appare, comprensibile solo al prezzo di un'accurata analisi.

Lo so, potrebbe sembrare un discorso cerebrale per l'argomento di cui si parla. Come dice Jep Gambardella, il protagonista de "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino, niente bisogna prendere sul serio, eccetto il menu naturalmente. Dunque leggiamo questo menu e guardiamo alla più elaborata delle ricette, quella che ha come ingredienti centomila miliardi di cellule, duecentosei ossa, dai quattrocento ai seicento muscoli, organi, sistemi e apparati. E poi testa, collo, schiena, mammelle, braccia, gambe, cosce, ginocchia, piedi, senza scendere in dettagli. Quindi, anche questa sembra cruentissima e bisogna fare attenzione, gli ingredienti contano meno della lavorazione. È facile arrivare fin qui. Ben altra qualità di cucina richiede saper inserire coscienza e umanità, e ragionamento e curiosità. Poi si è già detto, in una pietanza del genere sono fondamentali il luogo dove si nasce, il primo amore, i giocattoli avuti, i libri letti, i malanni superati, il Dio in cui si crede. Bisogna fare attenzione al condimento e rifuggire dalla fretta, è una ricetta che vuole fuoco lento e lunghissima cottura.

Buona fortuna.

A cura di Alessandro Bilotta


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