Intervista Martin Mystère

Oltre il confine di Faerie!

L'11 agosto esce il nuovo numero di Martin Mystère, "Le porte dell'immaginazione", in cui il BVZM torna nel Regno di Faerie. Un racconto fantasy particolarmente ricco, di cui abbiamo parlato con lo sceneggiatore, Vincenzo Beretta.

Sono ormai venticinque anni che Vincenzo Beretta collabora con la nostra Casa editrice, da Zona X a Nathan Never e Martin Mystère. Pochi giorni prima di ferragosto esce la sua nuova avventura del BVZM, "Le porte dell'immaginazione", un fantasy ricco e avvincente, di cui vale la pena parlare con lo stesso Beretta.

25 anni con Sergio Bonelli Editore mi hanno insegnato - e continuano a insegnarmi - molte cose.

Ormai sono 25 anni che collabori con Sergio Bonelli Editore. Raccontaci come hai iniziato, e cosa ti ha lasciato, finora, questa esperienza.

25 anni con la SBE consistono nella maggior parte della mia carriera creativa, quindi posso dire che che mi hanno insegnato - e continuano a insegnarmi - molte cose. Con "continuano a insegnarmi" non voglio usare una semplice e comoda frase fatta. Spesso dico, a chi me lo chiede, che più si impara a fare il lavoro di sceneggiatore, più le cose diventano difficili, non semplici. Questo non ha nulla a che fare - come molti credono - con l'età o con l'esaurimento delle idee, poiché ogni età della propria vita porta in sé una nuova poetica e nuove idee.

No, in realtà il paradosso è che proprio il nostro impadronirci di nuove tecniche, nuove idee... lo stesso continuare a imparare ed evolverci nella nostra vita apre dinnanzi a noi un costante nuovo mondo di possibilità: la continua comprensione che possiamo provare ad "alzare l'asticella" e tentare qualcosa di migliore - da una tecnica di dialogo, al come utilizzare poche ma incisive parole per caratterizzare immediatamente un personaggio, al come collaborare con il disegnatore nella costruzione di tavole che trasmettono il sottotesto emotivo della scena prima ancora che i dialoghi vengano addirittura letti.

E questi sono solo esempi. Potrei andare avanti a lungo. Ma per ognuno di essi il lavoro aumenta; e una volta che si è imparato come lavorare meglio è difficile tornare indietro. In ciò, la Bonelli è stata "maestra di scuola". La prima cosa che uno sceneggiatore professionista deve imparare è la capacità di ascoltare e accettare le critiche, soprattutto se serie e severe. È vero, è dura, perché nel nostro lavoro mettiamo tutto noi stessi (o dovremmo...) in un certo senso "mettendoci a nudo" - e diventa quindi doloroso sentirlo criticare. Ma tali critiche sono in realtà preziosi insegnamenti, che non hanno nulla a che fare con noi, ma "solo" con il nostro lavoro. E se le riceviamo è perché la persona che ha impiegato tempo e fatica per identificarne i problemi, vuole che noi diventiamo in grado di dare il massimo.

Voglio essere chiaro: non c'è scampo. "O si è di qua, o si è di là". Possiamo scegliere se rimanere dilettanti per tutta la vita, o ascoltare chi, spingendoci alla lotta, alla fatica, e - soprattutto! - all'ignorare quella terribile entità chiamata "Nostro Ego", ci ha fatto diventare Professionisti. Questo, voglio chiarirlo, diventa anche parte, almeno per me, del processo di crescita personale - e non solo nel campo lavorativo. Più impariamo, più abbiamo sicurezza in ciò che abbiamo fatto e in ciò che abbiamo (con fatica) imparato sui fondamenti del duro mestiere di scrivere. Se riusciamo a raggiungere dentro di noi questo equilibrio, e la consapevolezza che abbiamo costruito un buon lavoro, allora quel rifiuto è "solo un rifiuto", amen - non qualcosa che ci porta in crisi perché in realtà ha toccato le nostre personali insicurezze (evento seguito dal cercare qualcun altro cui dare la colpa perché "non ci ha capiti"...).

► Questo, però, vale anche per altri aspetti della nostra vita, no?

Assolutamente. Tutto ciò, che qui ho limitato alla mia esperienza con la SBE, ma che ho vissuto anche altrove, poi rimane. Ho sempre trovato un po' surreale il fatto che, se sono uno dei pochi italiani a essere stato accettato nella Writers Guild of America (West), non è stato per i lavori da me svolti con la Bonelli. Eppure, ironicamente, ciò è avvenuto grazie a ciò che la SBE mi ha insegnato - anche se poi tali insegnamenti hanno portato frutto altrove. E non solo nella mia carriera lavorativa, ma in molti altri aspetti della mia vita. E ora che sono tornato in SBE, "contraccambio" con ciò che ho appreso sul mio lavoro in ambiti nuovi e diversi.

Certo, potrei poi dilungarmi sulle mie esperienze con i disegnatori, le amicizie fatte... Ma io credo che sia questo il vero nocciolo di quanto il mio rapporto con la SBE ha portato nella mia vita dal 1992 a oggi. E, mi accorgo solo ora, quanto ho detto, forse inconsciamente, ha fatto parte delle basi de "Le porte dell'immaginazione".


Una vignetta di Giancarlo Alessandrini da "Le porte dell'immaginazione", Martin Mystère n. 352. Testi di Vincenzo Beretta.

► Parlando di "ispirazioni", "Le porte dell'immaginazione" si apre con una sequenza piuttosto esplicativa: la crisi economica ha colpito anche il mondo delle fate. Come mai hai scelto un punto di partenza così curioso per una storia fantasy?

Tecnicamente, l'inizio della crisi non ha radici legate all'economia (che a Faerie avrebbe comunque significati diversi che nel nostro mondo), e solo più tardi scopriamo cosa è veramente accaduto, e quali relazioni vi siano. Ma è vero che tra le principali fonti della storia ci sono stati elementi che un lettore normalmente non assocerebbe all'idea dei fantasy.

Posso dire con certezza che il primo seme di questa storia fu gettato molti anni fa, e mise subito radici. Lavoravo per una casa editrice (della quale non farò il nome perché è ancora parzialmente a galla) i cui dirigenti un giorno ebbero l'idea geniale di espandere le pubblicazioni, e produrre di più, senza aumentare lo staff di chi materialmente produceva i testi. Le conseguenze furono ovvie. Diciamo che un collaboratore produceva "100", veniva pagato per "100", e il motore funzionava. Ma con tempi più ristretti, meno tempo per rivedere quanto scritto, e maggiore stress, la verità divenne che i collaboratori continuarono a essere pagati per "100" ma, nel migliore dei casi, producevano 60 o 50. Aggiungiamo il fatto che questi testi di valore inferiore non erano più 100, ma, mettiamo, 200, e abbiamo subito una crisi "esponenziale" del valore reale prodotto - in quanto non solo i testi avevano perso valore, ma il loro numero era stato moltiplicato.

I lettori se ne accorsero, iniziarono a disaffezionarsi, e "l'espansione" creò una crisi - alla quale ovviamente si rispose tagliando gli stipendi dei collaboratori, aumentando il loro stress, e aumentando, quindi, di conseguenza, anche la spirale negativa. Quando me ne andaì pensai solo "In bocca a lupo" - e, per quanto posso vedere da fuori, ormai ne hanno davvero bisogno. Intendiamoci: succede. Vorrei poter dire che è stato un caso isolato, ma non è così.

Tra le principali fonti della storia ci sono stati elementi che un lettore normalmente non assocerebbe all'idea dei fantasy.

► Tu però hai spesso accennato, sia in redazione sia nei forum, anche a testi di economia, come ispirazione per l'albo...

Sì, e la cosa questa volta uscì dal nulla. Un giorno mi capitò di leggere un libro in cui un autore statunitense analizzava come l'economia dell'Unione Sovietica stesse già marcendo dall'interno ben prima della famosa "spallata" che il presidente americano Reagan le diede, negli anni '80, incrementando i costi della corsa agli armamenti. In quel libro, per quanto complesso, trovai un esempio che mi fece fare un salto! Lo parafraserò.

Il Politburo decideva che, per esempio, in un certo anno si sarebbero dovuti costruire 100.000 trattori. Mandavano così un ordine al dirigente della Fabbrica di Trattori di Stalingrado, il quale lo girava agli operai. Questi (fattore che è importantissimo comprendere) erano coloro che lavoravano materialmente e con la maggiore preparazione in materia; ciò permetteva a loro di notare come non sarebbe stato possibile costruire 100.000 trattori in così poco tempo - per ragioni che andavano dalla mancanza di manodopera, a quella delle materie prime, alla mancanza di tempo per effettuare i test di funzionamento sulle macchine costruite. La risposta del dirigente (che del costruire trattori non sapeva nulla) era lapidaria: produrre o perdere il lavoro. Così gli operai costruivano i 100.000 trattori, il dirigente faceva notare come senza di lui "quei lazzaroni non lo avrebbero fatto" (magari dandosi pacche sulle spalle da solo e venendo promosso), e il governo sovietico segnava sui suoi registri "100.000 trattori".

La verità è che di quei "100.000" forse 20.000 funzionavano, altri 30.000 funzionavano per un po' ma poi si guastavano, e 50.000 non funzionavano affatto. Il risultato era che la cifra "100.000 trattori" trascritta sui registri era pura immaginazione. Peggio ancora, nessuno sapeva quale fosse la cifra vera. Moltiplicate tutto questo per l'intera economia e industria di un paese delle dimensioni dell'Unione Sovietica, e vi ritroverete con una crisi sistemica molto in fretta. I risultati fanno oggi parte della storia.

► È praticamente ciò che accadde nella tua redazione, ma a livello di stato nazionale.

Esatto. Peggio ancora, una volta di più la Storia non insegnò nulla. Siamo nel 2008, e arriva il grande crack globale. Sebbene ci vorranno ancora anni per comprendere la complessità degli eventi che lo hanno causato, le radici furono molto semplici: qualcuno decise che era furbo rilasciare mutui a persone che non potevano dare garanzie di restituirli (i cosiddetti "subprime"). Tutti corsero a farlo, anche perché, per gli agenti immobiliari, ogni mutuo equivaleva a una commissione per loro. Soldi! Tali mutui potevano essere quindi assicurati (pago una quota a una società di assicurazione, e se il mutuo non viene ripagato sarà lei a farlo - e questo per le società di assicurazione significava quote!; soldi!) oppure inseriti in prodotti finanziari ad alto rischio (e quindi ad alto rendimento - se il rischio veniva superato).

Io sulla questione ho letto due libri: "Too Big to Fail", dell'economista Andrew Ross Sorkin, e "On the Brink", dell'allora Ministro del Tesoro Statunitense Henry Paulson. Fu nel primo che trovai una frase che mi fece fare un altro salto. Il primo fulmine della tempesta che sarebbe arrivata scoppiò nell'agosto del 2007, quando il grande gruppo bancario francese BNP Paribas bloccò per tre giorni i prelievi (da parte dei loro proprietari!), da un certo numero di prodotti finanziari custoditi dal gruppo. Perché? Perché, essendo basati su società finanziarie come la Bear Stearns che avevano "scommesso" sul mercato dei subprime (ormai in crisi) "non era più possibile valutarne il valore reale" (dove abbiamo già sentito questa frase?).

► Stai dicendo che sia i prodotti creativi pubblicati da una certa ditta sia i trattori prodotti da uno stato nazionale, sia complessi prodotti finanziari, non avevano più il valore che tutti credevano?

Sì, è così. E ciò significava una cosa terribile: sui loro registri le varie entità ritenevano che quei prodotti avessero un certo valore, ma in pratica non trovavano più compratori. Nel caso del 2008, la "bolla" dei mutui subprime stava per scoppiare, e nessuno voleva comprare un prodotto finanziario contenente "tranche" di quei mutui, con il rischio che, letteralmente, l'investimento gli esplodesse tra le mani (o, più prosaicamente, si ritrovassero con 50.000 trattori non funzionanti, o un prodotto creativo che non valeva più la somma per cui veniva venduto). Per quanto si sapeva, il valore del prodotto finanziario poteva essere zero. E l'economia, tanto nel vendere prodotti creativi o editoriali (come film, libri, riviste, fumetti...), quanto nell'alta finanza internazionale, è basata sulla fiducia. Fiducia che coloro a cui ci affidiamo sappiano fare il loro lavoro, e siano onesti con noi. Se tale fiducia viene persa, sarà estremamente duro riconquistarla.

Poi ovviamente la bolla dei subprime scoppiò, le società che detenevano prodotti "marci" non avevano la liquidità per coprire le perdite (anzi, avevano già reivenstito denaro in realtà inesistente credendo che tali prodotti avessero valori ben più altri - in fondo molti erano valutati con la "Tripla A" dalle agenzie di rating).


Una vignetta di Giancarlo Alessandrini da "Le porte dell'immaginazione", Martin Mystère n. 352. Testi di Vincenzo Beretta.

► Ma da tutto questo, com'è nata la storia?

È stato a questo punto, riflettendo su questi tre casi, che mi sono reso conto di come fossero costruiti su un unico archetipo, di eventi che iniziavano da varie parti ma poi entravano in una sorta di sinergia, irreale nella sua dannosità. Il presidente di Singapore, in un'intervista, lo delineò meglio di me: "Quando ci si illude di poter creare qualcosa dal nulla, è molto difficile resistere..." Ogni volta che qualcuno - a partire da mio padre (che aveva subito una bottarella) agitava i pugni chiedendosi "Come fa la gente a essere cosaì imbecille?!" io ripensavo a quella mia distante esperienza editoriale e spiegavo come la gente era già stata così imbecille: semplicemente aveva smantellato un'azienda solida, e non l'economia mondiale - ma in entrambi i casi perché guidati dalla ricerca del risultato immediato, ignorando, per incompetenza o altro, i gravi e ovvi problemi a lungo termine. Il materiale per una storia c'era.

► Perché hai scelto di raccontare tutto ciò in un mondo di fantasia come Faerie invece che nel nostro?

Probabilmente per il fatto che la mia prima esposizione a eventi di questo tipo avvenne in un ambiente editoriale e creativo, o forse per il desiderio di raccontare il tutto attraverso una fiaba - o una parabola, non legata a una situazione particolare. Un po' come quando Alfredo Castelli, negli anni '80, raccontando della "Guerra Fredda" tra Atlantide e Mu, in realtà parlava, attraverso una metafora, della vera Guerra Fredda tra Est e Ovest, e delle sue possibili, terribili, conseguenze.

Quindi, se mai, spero che i lettori dell'albo possano guardarsi intorno, e accorgersi che qualcosa che "non può essere così stupida", in realtà è esattamente quello: una crisi generata da individui che si credono furbi, o che non hanno interesse per il lungo termine ma solo per il breve - soprattutto se è a proprio vantaggio. È già successo, sta succedendo da qualche parte del mondo in questo stesso momento... succederà ancora.

► Pur essendo un racconto fantasy, l'albo è anche ben radicato nella continuità mysteriana. È stato difficile mettere insieme le varie anime di quest'avventura?

Paradossalmente, a venirmi in aiuto è stato un altro evento accaduto nel mondo reale. Io mi rendevo conto che avevo tutto questo materiale in testa dal quale sarebbe stato possibile ricavare - almeno spero che i lettori concordino! - una buona storia. Avevo già deciso di ambientarla a Faerie, poiché, ovviamente, come ho già accennato, la migliore rappresentazione di un archetipo è una fiaba, o una parabola, qualcosa che ci permette di parlare di principi universali senza legarli a un particolare tempo, luogo o "nome". Mancava, però, ciò che io chiamo "la scintilla": ovvero, quale spunto ci permetterà di trasformare tutto ciò in una storia?

Ironicamente, la risposta venne ancora una volta dal mondo reale. Mentre stavo scrivendo la mia precedente storia, "L'Albero Filosofico", lessi un libro sullo scandalo Iran-Contra che scosse la presidenza Reagan nel 1987. Per chi si ricorda quegli anni, in un certo senso ho appena "spoilerato" parte dell'albo! Per questa ragione, a chi non li conosce o non li ricorda consiglio quindi di andarli a rivedere solo dopo averlo letto. Gli eventi di quello scandalo mi diedero l'asse narrativo su cui intessere tutto il resto.

Inoltre, uno dei libri che amo di più (insieme al film che stato tratto) è "Clear and Present Danger" di Tom Clancy (i titoli in italiano sono "Pericolo Imminente" per il libro, e "Sotto il Segno del Pericolo" per il film). Nel suo libro, Clancy immagina una situazione realistica ma completamente inventata per dare, in realtà, la propria interpretazione degli errori e delle decisioni incredibilmente assurde che portarono proprio allo scandalo Iran-Contra. Così mi dissi: "Ecco l'idea, posso fare lo stesso!" Personalmente, poi, ho fin da subito trovato molto divertente come una storia "fantasy" sia in realtà basata su crisi economiche e politiche del nostro mondo.

Per quanto riguarda la famigerata "continuity", ho guardato più al futuro che al passato. In una mia lontana storia per Martin Mystère, "Il Libro di Kells", la trama si concludeva con una dolorosa rottura dell'amicizia tra Viviana, la "Signora del Lago", e Martin. Ho tenuto molto a riprendere quel punto, perché, emotivamente, era particolarmente forte. Diciamo, citando Coleridge, che Martin uscirà da questa storia "un po' più triste e un po' più saggio".

Ma, per il resto, "Le porte dell'immaginazione" introduce soprattutto nuovi elementi di continuity. Ci sono molte sorprese nell'albo, che includono anche la serie del BVZM in generale (anche se, almeno a mio avviso, una di queste era molto logica da molto tempo). Dirò subito che Alfredo e Carlo Recagno hanno approvato tutto... Anzi, più pensavo "Questa non passerà mai..." più mi rispondevano "Mi piace!" Anche qui non posso spoilerare, ma una certa idea è talmente piaciuta ad Alfredo che l'ha addirittura anticipata inserendo degli indizi in un racconto uscito in precedenza. Sono curioso di scoprire chi se ne accorgerà!


Una vignetta di Giancarlo Alessandrini da "Le porte dell'immaginazione", Martin Mystère n. 352. Testi di Vincenzo Beretta.

► Vogliamo dire due parole sul magnifico lavoro di Alessandrini per questo numero? Anzi, facciamo quattro...

Io credo che Giancarlo, per questa storia, abbia fatto un lavoro straordinario - degno, e non esagero, di un "graphic novel". Molte volte è andato ben oltre quanto io avevo scritto nella sceneggiatura, non solo costruendo paesaggi meravigliosi anche in scene che io consideravo "interlocutorie", ma nella stessa costruzione delle tavole. In molte troviamo addirittura variazioni della tradizionale gabbia bonelliana, pensate in modo da convogliare l'idea emotiva della scena prima ancora che il lettore legga i dialoghi (cosa che, come ho detto all'inizio, mi ha insegnato molto). Un lavoro da Maestro nel senso più completo della parola.

Ricordo, in particolare, un episodio. Un giorno postai una vignetta su Facebook, e i lettori commentarono "Che bella questa illustrazione!" No, risposi io, è una vignetta... "Ah! Allora adesso anche in Martin Mystère troveremo le splash-page!" Er... Veramente no: è una vignetta. Nella stessa tavola ce ne sono altre quattro... Reazioni attonite! E, sia ben chiaro: potremmo benissimo ristampare quella vignetta come illustrazione a sé stante da firmare alle fiere. Credo che questo episodio sia simbolico del lavoro che Giancarlo ha fatto per "Le porte dell'immaginazione".

Da parte mia, ho fornito molto materiale visivo, anche se molto altro lo ha comunque trovato Giancarlo stesso. L'unico "paletto" che ho messo è stato il desiderio che ogni luogo di Faerie avesse una propria identità visiva "forte": le Terre d'Ombra non sono la Reggia di Re Oberon, la quale a sua volta non è il "Castello del Cattivo". Volevo, insomma, che a colpo d'occhio fosse immediatamente riconoscibile non solo dove ci trovavamo, ma la natura di quei luoghi. Giancarlo è stato subito d'accordo, e credo che abbiamo ottenuto un buon risultato... Da non dimenticare, poi, il lavoro degli Esposito Bros., autori del prologo e dell'epilogo che incorniciano la storia: tavole come sempre curatissime, ricche di dettagli, nelle quali i due fratelli hanno accontentato ogni mia esigenza, attingendo da par loro ai riferimenti visivi e dalle suggestioni che mi sono permesso di suggerirgli.

L'idea alla base della storia è che esiste un'"osmosi" tra la Terra e Faerie, che va al di là dei portali che congiungono i due mondi..

► So che ti sei divertito a disseminare qualche particolare strizzata d'occhio per i fan di cinema e videogiochi. Vuoi anticipare ai nostri lettori un paio di queste citazioni, tanto palesi quanto "mysteriosamente" nascoste?

L'idea alla base della storia è che esiste un'"osmosi" tra la Terra e Faerie, che va al di là dei (difficilissimi da trovare) portali che congiungono i due mondi. Tale osmosi, come vedremo, è legata ai "flussi creativi" di cui ogni essere umano - e non solo gli artisti - ha bisogno (un'idea che ho voluto lasciare implicita è come dentro ognuno di noi esistano "microportali" che ci legano a Faerie). Così, ho trovato bello inserire scene ispirate a elementi sia dell'arte che della cultura popolare (la stessa copertina è un'omaggio al grande pittore David Caspar Friedrich).

Spesso i personaggi si trovano, senza accorgersene, in "situazioni" o paesaggi che fanno riferimento a quadri, o film, o addirittura a locandine di film. Naturalmente andava evitato il plagio, così in questi momenti ho mantenuto la struttura dell'ispirazione originale, dando però alla scena un significato completamente diverso. Ciò che spero di avere convogliato è l'idea che i personaggi toccassero una sorta di "forma primordiale", che poi ogni artista rende propria e unica. Spero di esserci riuscito.

Riguardo a un paio di indizi... Visti i tempi, non ho potuto evitare un (ehm, chiamiamolo clamoroso...) omaggio a "Il risveglio della Forza" (in verità, alla scena del film che mi è piaciuta di più); ma, per rispetto a chi mi diede "la scintilla" i più attenti noteranno anche qualche riferimento a "Sotto il segno del pericolo". Il resto... è da scoprire!

► Ultima domanda: secondo te, perché immaginiamo?

Nessuno lo sa. Psicanalisi, psicologia cognitiva, esoterismo e altre discipline hanno fornito delle risposte - nessuna delle quali uguale all'altra. Martin, nel suo viaggio, ne incontra diverse. Ciò che ho cercato di fare io, però, è stato di provare rispondere a un'altra domanda: qual è l'importanza dell'immaginazione (e della creatività) nella nostra vita? A mio avviso, enorme. Noi l'associamo comunemente all'Arte, ma basta pensare a questa frase: "Ero davvero preoccupato, ma poi ho immaginato che la situazione potesse essere affrontata diversamente, e fortunatamente è andata bene". Questa non è "Arte", ma ciò che noi affrontiamo ogni giorno nella vita quotidiana. O, se vogliamo citare alcuni tra i più grandi filosofi popolari della nostra penisola, se l'immaginazione è così importante per ognuno di noi, è perché la vita è Arte. Alcuni, purtroppo, talvolta combinano un pasticcio...

A cura di Alberto Cassani


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