Intervista Dragonero

Anatomia di una copertina

La copertina del quarto speciale estivo di Dragonero, "La principessa delle sabbie", in edicola a partire dall'8 luglio, è opera di Jacopo Camagni. Lo abbiamo incontrato per rivolgergli qualche domanda su questa esperienza.

Arriva l'8 luglio in edicola, e il 13 in fumetteria e nel nostro Shop online, lo Speciale Dragonero n. 4, "La principessa delle sabbie". Scritto da Luca Enoch, disegnato da Alessandro Bignamini, l'albo è impreziosito da una copertina di Jacopo Camagni. Bolognese, classe 1977, Camagni collabora stabilmente con la Marvel dal 2008 dopo aver lavorato anche per alcuni editori francesi. Per la Sergio Bonelli Editore ha già realizzato una delle due copertine variant del primo numero di Ut, uscito nel 2016.

Qui sopra trovate una gallery che illustra i vari passaggi che l'hanno portato alla realizzazione della versione definitiva della copertina. E trovate anche le varie fasi del processo di colorazione di una tavola dell'albo, ad opera della colorista Piki Hamilton.

Parto subito chiedendoti uno spoiler: ce la fa, alla fine, Longshot a salvare l'universo Marvel?

Ormai è passato abbastanza tempo e posso dirlo: sì, ci riesce. Quella saga è stata una bella esperienza, ma con la Marvel lavoravo già dal 2008, grazie alla partecipazione al Chesterquest, un tour mondiale per la ricerca di nuovi talenti indetta dalla Casa delle Idee e capitanata da C.B. Cebulski (editor e Head scout). Sono stato selezionato assieme ad alcuni nomi illustri del panorama mondiale (come Sara Pichelli), e da allora collaboro abbastanza regolarmente. Posso dire che è un vero piacere aver potuto metter mano ad alcuni dei personaggi che hanno accompagnato la mia infanzia, e, cosa ancora migliore, aver potuto dar vita ad alcuni personaggi totalmente inediti. Uno su tutti, la miniserie "Deadpool the Duck", il mio ultimo lavoro in ordine di tempo, che arriverà in Italia quest'autunno. Un mash-up dei due iconici e deliranti personaggi che ho avuto l'onore di creare da zero avendo totale carta bianca. Questo, in assoluto, è il lavoro che, ad oggi, mi ha divertito maggiormente.

Hai lavorato anche per il mondo di Star Wars, disegnando una storia del padawan Kanan. Non hai l'impressione che, sebbene sia noto che l'universo è in continua espansione, l'universo di Guerre Stellari, dopo l'acquisizione del franchise da parte di Disney, si stia espandendo moltissimo (e piacevolmente, anche)?

Lavorare per Star Wars è stato un altro sogno realizzatosi! Non ho toccato personaggi iconici della vecchia trilogia ma, essendo un grande fan della serie "Star Wars Rebels", è stato un grande onore poter dare il mio apporto. L'acquisizione Disney è stato un evento oggetto di molti contrasti a livello mondiale (come fu, prima, l'acquisizione di Marvel). A mio avviso ha solo fatto bene al brand, portando un certo ordine e senso logico in un marasma di produzioni di livello altalenante e un'esperienza a livello narrativo e di costruzione delle storie non indifferente. Certo, si sono perse alcune perle che prima facevano parte dell'universo ufficiale ma che non potevano evidentemente reggere al nuovo percorso, ma dopotutto non si può fare una frittata senza rompere alcune uova.

Passiamo a Dragonero: conoscevi il personaggio? E che rapporti hai con il fantasy, in generale?

Sono un nerd, giocatore di ruolo cresciuto a D&D, Heroquest e la saga dei librogames di Lupo Solitario... Certo che conoscevo Dragonero! Amo il fantasy classico (sono un grande fan della saga di Dragonlance, che mi ha fatto conoscere il genere quando ero ragazzino), ma negli ultimi anni mi sono indirizzato maggiormente al genere urban fantasy. Apprezzo la commistione tra il mondo fantasy e il mondo reale in tutte le sue forme. Rimane il fatto che, se c'è da scegliere tra uno spadone a due mani e un phaser, sceglierò sempre e comunque il primo. 

Com'è nata questa copertina?

Quando mi è stata proposta la realizzazione della cover per lo speciale di luglio mi sono emozionato. Amo Ian e il suo design, ed ero davvero contento di poterci metter mano. Avendo però realizzato precedentemente solo un'altra copertina per Bonelli, e per di più per un fumetto dai toni e dal genere decisamente diversi (il numero uno di Ut), avevo un po' di timore all'approccio, temevo di risultare statico oppure fuori luogo. Ho proceduto quindi alla realizzazione di alcune bozze, cercando di mantenere l'epicità e il dinamismo della storia senza togliere troppo il focus su Ian, che a mio avviso doveva rimanere al centro della scena in ogni caso. In redazione hanno scelto uno dei miei bozzetti preferiti e mi son buttato sul definitivo (incappando in alcune correzioni e rimaneggiamenti, com'è normale che accada). Devo dire che il risultato che avete tra le mani mi soddisfa molto e spero abbia reso giustizia alla bellezza di questo numero e, soprattutto, ai suoi protagonisti.

A cura di Luca Barbieri


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