Sul Fiume Grande con Mister No

La ballata del pilota e del marinaio

Cinquant'anni fa nasceva Corto Maltese, personaggio importante per chi ama la letteratura disegnata. Anche Mister No ha incontrato un marinaio che ricorda l'eroe di Hugo Pratt...

LA BALLATA DEL PILOTA E DEL MARINAIO

Francamente non ricordo quando ho conosciuto Stelio e la gente di Pecèm. Lui dice che all'epoca del nostro primo incontro io ero un eroe per i pescatori della regione di Cearà: il gringo che aveva liberato gli abitanti di Praia Grande dai soprusi di Napoleòn Moureira da Silva e dei suoi pistoleiros. Ma i miei meriti sono molto esagerati: io in realtà questo potente fazendeiro che dominava su tutta la costa non l'ho neppure mai visto! I meriti di quell'impresa li devo dividere con alcuni personaggi fuori dall'ordinario che ho conosciuto all'epoca del mio primo viaggio nella regione di Cearà, nel '51 o nel '52...

Avevo portato un cliente da Manaus a Recife, e sulla via del ritorno mi ero fermato a Fortaleza. Con le tasche già piene di dollari, in una bettola del porto  incrementai il mio capitale al tavolo del poker. Ma Uriaga, il tizio che avevo spennato, era il luogotenente di Napoleòn Moureira, e mi seguì nei vicoli insieme a un nugolo di scagnozzi per riprendersi la vincita con gli interessi, inclusivi della mia personalissima polizza vita. Riuscii a salvarmi la pellaccia con l'aiuto di qualcuno che già al bar aveva capito in che guai mi stavo cacciando. Un comandante di marina credo inglese, svelto pur se corpulento e non più giovanissimo, senza farsi vedere da quei tagliagole mi condusse fuori dal labirinto dei vicoli e mi offrì due alternative per cambiare aria nei giorni successivi: imbarcarmi sul suo yawl "Nina G." per una crociera di venti giorni fino a São Luis do Maranao, dove andava a ritirare certa merce, oppure nascondermi nel bordello della sua amica Flora Pardes. Scelsi la prima opzione, quel marinaio mi era simpatico e da Flora avremmo potuto andarci insieme, dopo il ritorno. Le cose poi si sono concluse ben diversamente, purtroppo.


Una vignetta di "Jangadas!". Speciale Mister No 20. Testi di Luigi Mignacco, disegni di D. & S. Di Vitto.

A Shangai Jack piaceva fare il misterioso. Durante il viaggio passammo a trovare un'altra amica, la sacerdotessa del candomblè Mãe Satanhia, e lui si fece restituire una statuetta di Iemanjà che diceva essere il suo portafortuna, ma secondo un matto russo che ronzava nei dintorni era "il tesoro di Capitão Jack". In realtà quella banale immagine di terracotta nascondeva un teschio di Tetzalipoca, antico reperto archeologico dai misteriosi poteri (o forse un falso ottocentesco...) che lui vendette al mercante Amerigo Schwartz per un discreto gruzzolo. I soldi li usò per comperare certa merce da Rajiv Danieli, pirata e contrabbandiere mezzo indiano e mezzo veneziano, un vecchio amico (che però prometteva di ammazzarlo, un giorno o l'altro, e sembrava abbastanza pazzo da poterlo fare davvero). Si erano conosciuti quando entrambi erano "gentiluomini di ventura" sul Pacifico. Le casse della "merce migliore" di Rajiv che prelevammo dalla sua nave "L'amor degli amici" pesavano troppo per contenere alcolici. Durante il viaggio di ritorno, Jack mi rivelò che erano fucili destinati ai pescatori di Praia Grande per difendersi da Moureira che esercitava un potere feudale su di loro. Non arrivammo mai a consegnare la merce. La Nina G. fu intercettata da Uriaga e dai suoi scagnozzi, Shangai Jack prima di finire in fondo all'Atlantico crivellato di proiettili riuscì a spingermi fuori bordo.

Fui recuperato e curato dalla gente di Praia Grande. Dopo aver visto visto seppellire altre vittime innocenti di quella sporca guerra, lanciai la mia sfida agli uomini di Moureira, promettendo che sarei andato a recuperare il mio piper che loro ancora sorvegliavano presso il piccolo aeroporto di Fortaleza. Attaccai di notte, da solo. Direte che era un suicidio, ma c'ero quasi riuscito, quando quel dannato indio mi sorprese alle spalle, dalla foresta, e mi portò per la terza volta in pochi mesi davanti alla pistola spianata di Uriaga. Questa volta mi salvò una sparatoria proveniente dalla foresta. Credetti che fosse ancora Shangai Jack, perché vidi un berretto da marinaio biancheggiare fra il buio della vegetazione. Invece erano gli uomini di Rajiv Danieli: il pirata era venuto con tutta la sua banda per vendicare il suo amico gentiluomo di fortuna. Fine della storia per Uriaga e i suoi tagliagole. Rajiv disse che lo aveva fatto proteggere i suoi affari, e per lo stesso motivo fece visita a Napoleòn "convincendolo" a lasciare in pace i pescatori di Cearà. Credo che quel pirata fosse meno cattivo di quello che voleva sembrare.


Una striscia di "Jangadas!" Speciale Mister No 20. Testi di Luigi Mignacco, disegni di D. & S. Di Vitto.

Ci furono feste sulla spiaggia, per celebrare la fine dell'incubo, e sicuramente ho incontrato Stelio in una di quelle occasioni. Ma questo è successo qualche mese dopo, quando sono tornato nel Cearà. Subito non avevo nessuna voglia di cantare e ballare, perché sentivo di aver perso un amico importante. Avevo viaggiato con Shangai Jack per meno di tre settimane, ma era come se lo conoscessi da sempre. Eravamo molto diversi per stile, per età, direi quasi per filosofia, ma il marinaio e il pilota erano fatti per suonare la stessa ballata. E comunque, ragazzi, Shangai Jack non è morto davanti alla costa di Praia Grande. L'ho visto qualche anno dopo, nel porto di Maracaibo, sul ponte di uno yacht e circondato di belle ragazze, mentre si accendeva uno dei suoi cigarillos brasiliani. Lui mi ha riconosciuto e ha sorriso. Non ho potuto fermarmi perché ero inseguito da un marito geloso, ma ho notato un'ammaccatura sul portasigarette d'argento che portava sempre nella tasca interna della giacca, giusto sul cuore. Cioè dove lo aveva colpito il proiettile di Uriaga. Cosa volete, i veri eroi non muoiono nemmeno se li ammazzano.

A cura di Luigi Mignacco


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