Mister No sul Fiume Grande

Atlantico!

I pescatori di Pecèm vivono sotto il giogo di Johnny Columbus, che ha stabilito un monopolio poco legale sull'attività di pesca nella zona. Almeno finché Mister No non decide di rompere le uova nel paniere del gangster...

ATLANTICO

Vi ho già parlato del mio amico Stelio, ma forse non vi ho mai raccontato che cosa significhi andare a pesca sull'Atlantico con la jangada, un'imbarcazione unica al mondo, l'incrocio fra una zattera di tronchi e una barca a vela, con cui i pescatori del nord est brasiliano affrontano le tempeste dell'oceano.

Quando i miei turisti si stufavano di scarpinare nel grande verde dell'Amazzonia o di pescare i Marlin nell'oceano davanti a Belèm, li portavo nello stato brasiliano di Cearà. Atterravamo a Fortaleza e raggiungevamo Pecèm, il villaggio di pescatori del buon Stelio. Lì di solito si faceva festa fino a tarda notte con le ragazze del posto, tra cui avevo molte buone amiche, ballando accompagnati dalla magica chitarra di Cyrino. E il mattino dopo si andava a pesca: sveglia alle tre, una lunga doccia di acqua salata per portare la jangada oltre le immense onde dell'Atlantico che si frangevano sulla spiaggia, poi si alzava la vela e mentre il sole sorgeva sull'oceano si raggiungeva la zona di pesca, molte miglia al largo. Era una vera faticata, sempre in piedi sulla zattera mossa dal mare, bisognava bagnare costantemente la vela per mantenerla tesa, gettare le lenze e combattere con le onde che in un attimo potevano portarvi via il pescato del giorno. Ma nessuno dei miei clienti si è mai lamentato per aver condiviso la vita dura dei pescatori di Cearà. 


Una vignetta tratta da "Atlantico!", Mister No 24. Testi di Guido Nolitta, disegni di Roberto Diso.

Beh, per la verità ci fu uno che mollò la partita e se ne tornò negli Stati Uniti dopo un solo giorno, ma devo ammettere che quel Murphy fu abbastanza sfortunato. Quando passammo a fare provviste per il villaggio, come sempre, il nostro Stelio scoprì che al negozio di Gesualdo non gli facevano più credito. Io mi offrii di pagare in contanti, visto che ero stato generosamente foraggiato dal mio cliente, e qui intervennero tre energumeni che volevano impedirci di comprare. Ci fu un'animata discussione a base di cazzotti, e anche Murphy si rivelò un tipo tosto. Poi partimmo con la nostra jeep carica di zucchero, farina, ami da pesca eccetera, ma quei tre ci seguirono con un grosso camion e ci tamponarono mandandoci a bagno con tutto il carico. Stelio mi spiegò che erano scagnozzi dell'Atlantic, la compagnia di pesca che aveva stabilito un monopolio sulla costa. Tutti i pescatori che rifiutavano di lavorare per loro, come quelli del villaggio di Pecèm, subivano un trattamento del genere. Il giorno dopo, io e Murphy andammo a pesca con Stelio. Mentre rientravamo con il frutto di una massacrante giornata di lavoro caricato sulla jangada, fummo avvistati dal peschereccio Aurora, della compagnia Atlantic, che puntò dritto sulla nostra zattera e la mandò in mille pezzi, mentre i marittimi a bordo si facevano beffe di noi. Ci aggrappammo ai relitti - tra l'altro Stelio, come molti pescatori, non sa nuotare - e iniziammo a pinnare verso riva. Se si esclude l'incontro con uno squalo, che provocò una crisi isterica al povero Murphy e mi obbligò a darmi da fare con il coltello, approdammo senza altri problemi, nel cuore della notte, su una spiaggia a una cinquantina di chilometri dal villaggio più vicino. Stelio ed io eravamo decisi a denunciare i misfatti dell'Atlantic alla polizia. Murphy invece mollò il colpo e tornò a casa. Non lo giudico per questo: un turista in cerca d'emozioni non è tenuto a fare l'eroe! 


Una vignetta tratta da "La furia gialla", Mister No n. 26. Testi di Guido Nolitta, disegni di Roberto Diso.

Alla polizia di Fortaleza, il capitano Moura ci disse che non serviva a nulla mettersi contro mister Johnny Columbus, il ricco americano che aveva portato benessere nel Cearà e, soprattutto, si era comperato i pezzi grossi della regione. Se la denuncia era inutile, decisi di togliermi qualche soddisfazione lo stesso: quella notte diedi fuoco al battello Aurora, ormeggiato nel porto, e quando  arrivò mister Columbus mi presentai a lui chiedendogli di accendermi una sigaretta... perché avevo lasciato i fiammiferi a bordo del suo modernissimo peschereccio! Via telefono chiesi informazioni sul grande imprenditore nordamericano al mio amico Phil Mulligan, detective a New York, e lui scoprì che era un gangster legato alla mafia americana: il suo vero nome era "Dandy John" Mannino e aveva fama di essere un iracondo che saldava personalmente il conto ai suoi nemici. Allora gli giocai un altro scherzetto: fra le bancarelle del carnevale locale mi procurai una maschera di cartapesta di Topolino - un eroe che ho letto per un mucchio di anni e che di solito si batteva proprio contro tipacci come quel Dandy John - e indossandola rubai un camion di pesce dell'Atlantic per poi ridistribuirne il contenuto fra i pescatori cui era stato impedito di procurarselo da soli. Il boss mi mandò contro un paio di killer e me la vidi brutta soprattutto con Chino, "la furia gialla", uno specialista del kung fu. Ma le sue acrobazie letali non poterono nulla contro il proiettile che gli piantai nella carcassa. Quando andai a una grande festa organizzata da mister Columbus, indossando uno smoking preso a prestito da un altro ospite, il boss mi offrì ventimila dollari per passare al suo servizio, più mille al mese. Io presi tempo e quella notte sabotai l'aereo privato con cui il damerino avrebbe volato a Sao Luis do Maranao, costringendolo a un bagno di mare imprevisto. Dopo quest'ultima provocazione, Dandy John mi sfidò a un duello in piena regola, a mezzanotte nel terriero di Praia Branca. Lo attesi là senz'armi e lui disse che mi avrebbe ucciso lo stesso, visto che nessuno dei killer che aveva mandato a farlo era stato abbastanza in gamba da riuscirci. Questa ammissione di colpa era sufficiente per arrestarlo, e il capitano Moura uscì subito dalla stanza dove si era appostato per ascoltare. Ma non arrivammo a vederlo dietro le sbarre: dopo un lungo e drammatico inseguimento, fu proprio il poliziotto a piantare un proiettile in corpo a quel gangster americano in trasferta. 

Stelio e i pescatori di Pecèm erano liberi dalle prepotenze dell'Atlantic. Non vi ho raccontato come li ho conosciuti. Restiamo ancora qualche giorno sulle spiagge dell'Atlantico, rapazes. Vi dirò tutto con calma, la prossima settimana...

A cura di Luigi Mignacco


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