Intervista Cico

Cico oltre il muro (del tempo)

L'1 giugno arriva in edicola il primo numero di Cico a spasso nel tempo, la prima miniserie dedicata al fedele amico di Zagor. Ne abbiamo parlato con lo sceneggiatore Tito Faraci e il curatore della testata Moreno Burattini.

Se c'è un messicano che non conosce confini, questo è Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales detto Cico. Il simpatico amico di Zagor è stato protagonista di 27 speciali tra il 1979 e il 2007, in cui ha spesso raccontato le disavventure dei suoi avi in varie epoche storiche. Ora è lui stesso a scavalcare le barriere della Storia, nella miniserie di 6 numeri Cico a spasso nel tempo, che arriverà in edicola il primo giugno. Ce la siamo fatta raccontare dallo sceneggiatore di tutti e sei gli albi Tito Faraci, e dal curatore della testata Moreno Burattini.

Innanzitutto, perché mandare Cico a spasso nel tempo?

Moreno Burattini: Innanzitutto, sottolinea che "spasso" ha un doppio senso...

Abbiamo pensato a situazioni che si inserissero nella tradizione di Cico, e nella sua tradizione proietta se stesso in varie epoche, e in vari generi narrativi.

Tito Faraci: L'abbiamo mandato a divertirci... a divertirsi, nel tempo. Mi è scappato anche un lapsus freudiano, come direbbero le persone colte. L'abbiamo mandato a divertirCI. A divertire tutti quanti: noi ci siamo molto divertiti, e speriamo che si divertano anche i lettori. Ma il divertimento non è inconciliabile con un lavoro fatto con serietà: ci abbiamo messo moltissima passione, ed è stato un lavoro a tratti anche duro. Abbiamo pensato a situazioni che si inserissero in qualche maniera nella tradizione di Cico, e nella sua tradizione c'è il fatto che, attraverso il racconto delle gesta di suoi antenati molto improbabili - ma al tempo stesso probabilissimi come suoi cloni - proietta se stesso in varie epoche, oltre che in vari generi narrativi. Negli speciali era lui che raccontava, per cui poteva raccontare quello che voleva; questa volta, invece, non può millantare niente, perché è lui direttamente che viene proiettato nel tempo.

Quindi un vero e proprio Cico storico.

Tito: Alla fine di ogni numero ci sarà una rubrica in cui spiegherò che cosa c'è di vero e quali licenze, invece, ci siamo presi. Sono abbastanza sicuro che i lettori rimarranno stupiti più dalle cose vere che non da quelle che ci siamo inventati. È stato divertente infilarci cose che magari il lettore penserà essere frutto della fervida fantasia dello sceneggiatore, e che invece sono assolutamente vere, giustificando così lo stupore e il disorientamento di Cico di fronte a cose che gli sembrano bizzarre, perché lo sarebbe stato chiunque. Poi in ogni numero abbiamo fatto sì che ci fossero come dei poli attrattivi, delle personalità importanti della Storia - anche se la Storia la fa il Popolo, intendiamoci - che si comportano come dei magneti: ogni volta Cico incontra uno o anche due personaggi realmente esistiti, che fanno appunto da magnete. Tutte le volte Cico combina dei guai, ma alla fine li ripara. Succede di tutto, ma è come se la Storia andasse avanti comunque nella stessa direzione.

Moreno: Si può pensare che la Storia di oggi sia così perché Cico c'è stato: noi siamo nella variante temporale creata da Cico!


Una sequenza di Walter Venturi tratta da "Mai dire Maya", Cico a spasso nel tempo n. 1

Vogliamo dare qualche anticipazione sulle storie?

Moreno: Tutte tranne l'ultima, così lasciamo la sorpresa.

Tito: Nel primo numero Cico finisce nell'Atene di Pericle e Socrate, nel 450 a.C.. Il secondo numero si svolge durante le invasioni barbariche, nel corso della calata degli Unni guidati da Attila contro i Romani. Nel terzo episodio ci troviamo intorno al 1.300, nella reggia di Fontainebleau durante i preparativi di un matrimonio tra reali abbastanza complesso. In teoria Cico si trova a fare la cosa che saprebbe meglio fare, ossia il buffone, ma non va bene neanche così! Nel quarto episodio andiamo nella Firenze di Leonardo da Vinci e Lorenzo il Magnifico. È uno di quegli episodi in cui il lettore dirà "ah, questa se l'è inventata", e invece dovrò fare una rubrica extralarge per spiegare tutto quello che c'è di vero!

Moreno: L'unica cosa un po' dissonante è che Leonardo a Firenze avrebbe dovuto essere abbastanza giovane. Allora gli abbiamo dato un aspetto giovanile ma comunque riconoscibile: già con la barba lunga, però scura.

Cico è un tipo di personaggio molto attuale, esponente di un tipo di umorismo che non invecchia.

Tito: Il numero successivo, il quinto, è quello con la ricostruzione più sfarzosa. E non poteva essere altrimenti, perché è ambientato nella reggia per eccellenza, quella di Versailles, al picco della rivoluzione francese, poco dopo la presa della Bastiglia. In questo caso il polo attrattivo non è tanto il re Luigi XVI - che si può dire: era un po' un babbeo - bensì Robespierre. Cico arriva a corte e si trova a dover vestire i panni di un ambasciatore spagnolo, un altro ruolo che dovrebbe essergli congeniale ma in cui non riesce a raccapezzarsi per via dei continui ribaltamenti tra buoni e cattivi.

Che tipo di comicità dobbiamo aspettarci, dalla serie?

Tito: Cico è un tipo di personaggio molto attuale, esponente di un tipo di umorismo che secondo me non invecchia. Fare Cico vuol dire mettere molta comicità, però io non ho mai dimenticato l'avventura: so che sto scrivendo una cosa ambientata nell'universo di Zagor. Zagor non compare mai, ma c'è comunque il suo spirito, che vuole che anche nella scena più spassosa l'avventura non venga mai meno.

Moreno: E dev'esserci sempre un umorismo realistico, che rispecchi quello di Nolitta e Ferri.

So che te l'hanno già fatto notare, ma tu sei anche uno sceneggiatore Disney, e Cico è un po' il Paperino bonelliano...

Tito: Lo so. E proprio perché lo so, e perché ho scritto tante storie di Paperino, posso essere ancora più attento e tener conto delle differenze, evitando di scivolare da una parte o dall'altra. Rispetto all'umorismo che posso usare in una storia disneyana, che è gigantesco, qui posso scherzare anche su argomenti che nelle storie disneyana non si possono usare: là nessuno può rischiare davvero di morire, qui si può alludere all'amore e anche all'attrazione fisica... Si può giocare con un certo tipo di "violenza" molto slapstick... Si possono fare delle grandi abbuffate ma anche delle grandi bevute... E Cico può compiere anche delle azioni immorali, anche se poi se ne pente: Paperino non lo farebbe mai e poi mai!


Una vignetta di Walter Venturi tratta da "Mai dire Maya", Cico a spasso nel tempo n. 1

Alla fine di ogni numero ci sarà una "comica finale" realizzata da un autore non bonelliano. Come mai questa scelta?

Tito: È un piccolo segnale che abbiamo voluto dare del fatto che Cico è un fumetto che può aprirsi anche a un pubblico non zagoriano, anche se con grande rispetto per i nostri lettori. Abbiamo chiamato degli autori del fumetto comico decisamente extra bonelliano a dare la loro personale interpretazione di Cico. Il primo è Sio, che è stato mio complice in molte cose e si ritiene persino un mio allievo, poi abbiamo Leo Ortolani, e la terza sarà Silvia Ziche, che tra i disegnatori è la persona con la quale ho lavorato di più. Quindi autori comici che in teoria hanno poco a che fare con il mondo di Zagor, ma che hanno interpretato molto bene lo spirito del personaggio. I lettori ne saranno senz'altro contenti, perché è l'omaggio di qualcuno che vuole bene al personaggio.

Spero che il lettore abbia l'impressione di stare in un Luna Park, però il giro non deve durare troppo, altrimenti si rimane storditi.

Gli speciali di Cico erano corposi, come numero di tavole. Gli albetti allegati agli speciali, invece, erano di 32 tavole. Questa miniserie, come lunghezza, è a metà tra le due cose. Quanto cambia scrivere una sceneggiatura comica, quando si hanno a disposizione 32 pagine, 64 o 128?

Tito: Eh... Quando scrivo un albo bonelliano, io che sono sempre insoddisfatto, ogni tanto mi trovo a pensare "che belle, le storie disneyane: in 30 pagine entri subito dritto nella storia e ne esci rapidamente...". E ogni tanto, mentre scrivo qualche storia disneyana, invece penso "certo che il respiro delle storie bonelliane ti permette di entrare bene in una storia nella sua parte centrale e uscirne nei tempi giusti!" Questa volta è stata una bellissima via di mezzo: non devi essere giocoforza stringato come nei fumetti Disney, e avere qualche tavola in meno rispetto al tradizionale formato Bonelli ti costringe a tenere un ritmo più concitato - quasi da comica - che nel fumetto umoristico va benissimo. La comicità alle volte ti chiede anche di essere rapido: una gag dietro l'altra, e va bene così! Spero che il lettore abbia l'impressione di stare in un Luna Park, però il giro non deve durare troppo, altrimenti si rimane un po' storditi.

Il progetto di questa miniserie è nato alla fine dell'anno scorso, e in soli 6 mesi siete riusciti ad arrivare già in edicola. Come ci siete riusciti?

Moreno: È una cosa che fa molto onore a Tito, perché normalmente Bonelli ha sempre avuto tempi lunghi: ci volevano 2-3 anni perché una serie uscisse. Noi invece abbiamo deciso di fare questa miniserie a dicembre, e arriviamo in edicola a giugno.

Tito: Infatti sono nuovamente un pioniere: con Brad Barron ero stato pioniere del formato miniserie, adesso sono pioniere di un formato leggermente più grande con 60 pagine a colori, e anche del metodo di lavoro. Vediamo se è possibile far sì sempre che passino pochi mesi prima della pubblicazione, invece di pochi anni.

Moreno: Come curatore lasciami fare i complimenti a Tito perché il suo era un grande impegno. Siamo partiti con l'idea di fare tutto in sei mesi, e lui ovviamente aveva il carico di lavoro più grande: doveva scrivere sei sceneggiature e non far rimanere mai fermo nessun disegnatore. Lui, portando avanti 5, 10, 20 pagine per volta, è riuscito a coprire tutto nei tempi previsti, senza far mai mancare l'umorismo e la qualità del lavoro. Questa sarà una miniserie - scrivilo, perché è vero! - molto divertente! E nel frattempo non è finita l'esperienza di Tito nella redazione di Zagor: ci sarà qualcosa, non di ordinaria amministrazione, di cui si occuperà presto.

A cura di Alberto Cassani


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