Intervista Nathan Never

Rinascita: la variant di Simone Bianchi

Il 31 maggio arriva in fumetteria e nel nostro Shop online l'edizione variant del primo numero di Nathan Never: Rinascita. Simone Bianchi ci racconta com'è nata la sua copertina speciale.

Continua la celebrazione per il venticinquennale dell'Agente Alfa con Nathan Never - Rinascita, la miniserie di sei numeri scritta da Michele Medda e disegnata da Germano Bonazzi. Star internazionale, Simone Bianchi è l'autore d'eccezione per la copertina variant del primo numero, che sarà in fumetteria e nel nostro Shop online a partire dal 31 maggio.

La prima uscita di Nathan Never vedeva la luce nel giugno del 1991: che cosa provi a vedere la tua illustrazione di Nathan su un "altro" numero uno, a ormai più di venticinque anni di distanza?

Provo una grande soddisfazione, dato che che il numero 1 di Nathan Never è il fumetto che più di ogni altro mi ha convinto che questo fosse il mestiere che avrei voluto fare nella vita, dal momento in cui l'ho visto per la prima volta. Ricordo ancora l'emozione nell'ammirare gli splendidi disegni di quell'autore, Claudio Castellini, che poi nel tempo sarebbe diventato il mio maestro e mentore.  A distanza di così tanti anni, dare la mia interpretazione al personaggio è stata un'emozione straordinaria e spero davvero, in futuro, ci siano altre occasioni per unire il mio nome al suo.

Qual è il tuo rapporto con le tecniche tradizionali di illustrazione e i moderni strumenti digitali di disegno? Quale tecnica hai utilizzato per la copertina di Nathan Never - Rinascita?

Per quanto mi vergogni di non aver ancora una strumentazione digitale adeguata, e di conseguenza di non saperla minimamente usare, devo ammettere che io adoro ancora sporcami le mani... in senso letterale. Diciamo che arrivare a sera e lavare via il colore dai polpastrelli mi dà la sensazione di aver veramente "lavorato". E infatti anche questa illustrazione è realizzata per il 90% in acrilico e per il restante 10% con ritocchi di matita colorata.

Non è la prima volta che hai a che fare con la fantascienza, dal tuo "Ego Sum" fino ai punti di contatto con il design degli universi supereroici per cui hai lavorato. Queste esperienze passate, quanto ti sono state utili per confrontarti con Nathan e quanto invece, nel caso, hai dovuto prenderne le distanze?

Non ci ho pensato molto a livello conscio. Come al solito ho cercato soprattutto di provare piacere nella fase del layout e ancora di più mentre dipingevo il pezzo definitivo. Ho sicuramente tentato di evitare quelle esasperazioni anatomico-prospettiche che spesso sono utilizzate nel linguaggio tipico dei supereroi. Per il resto, mi sono sforzato di divertirmi il più possibile: sono totalmente d'accordo con l'idea che la gioia che si prova mentre si disegna e si dipinge venga assolutamente avvertita da chi si trova davanti al pezzo finito.

Tra le tante fonti d'ispirazione che hai avuto nella tua carriera artistica, a quali ti senti più vicino, in questo momento?

Mah... ora come ora, farei questi nomi e in questo ordine: Moebius, Alex Ross, Sergio Toppi e Alberto Breccia.

A cura di Andrea Carlo Ripamonti


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