Intervista Nathan Never

Due passi nel futuro!

Il 17 maggio arriva il nuovo Universo Alfa, dedicato a Sezione Eurasia, mentre il giorno dopo è la volta dell'atteso n. 312 di Nathan Never, tutto a colori. Due albi sceneggiati da Alberto Ostini, a cui abbiamo rivolto qualche domanda.

Alberto Ostini si trova nella curiosa situazione di avere in uscita due albi in due giorni: il numero 312 di Nathan Never, "Il canto di Gaia" (disegnato da Mario Alberti e interamente a colori!), e il numero 20 di Universo Alfa, "Sezione Eurasia - Phantom!". Un'eccezionalità che valeva la pena sfruttare come scusa per fare quattro chiacchiere sul suo modo di intendere la fantascienza e sulle particolarità di queste due storie. Ecco cosa ci ha raccontato.

"Il Canto di Gaia" è un albo davvero particolare. Prima di tutto è incentrato sull'idea di musica e di suono. Qualcuno ha detto che il fumetto è "il regno del silenzio": avevi presente la "sfida" della rappresentazione visiva di qualcosa che nel fumetto è totalmente assente?

Direi che è stato uno dei principali motivi per cui io e Mario Alberti abbiamo deciso di sviluppare questo soggetto. Uno degli elementi di maggiore interesse dell'albo credo stia proprio nel tipo di rappresentazione grafica che Mario ha dato del "Canto di Gaia" e del suo opposto. Una "visione del suono" che è completamente diversa dalla tradizionale resa grafica degli effetti sonori. Poi, fin dal principio, ci siamo detti che la sequenza risolutiva dell'albo sarebbe dovuta essere esclusivamente "sonora" e quindi muta. Una grande sfida, appunto, che ci ha molto divertito e appassionato.

Uno degli elementi di maggiore interesse credo stia nel tipo di rappresentazione grafica che Mario ha dato del "Canto di Gaia", una "visione del suono" completamente diversa dalla tradizionale resa grafica degli effetti sonori.

Da dove deriva la teoria scientifica alla base dell'albo? Forse dalla "Teoria di Gaia" di James Lovelock e Lynn Margulis elaborata negli anni '70?

L'ipotesi di Gaia - secondo cui tutti gli organismi viventi concorrono al mantenimento delle condizioni ideali per la presenza della vita sulla Terra - è senza dubbio affascinante e ha dei punti di contatto con la storia. Ma non c'è una derivazione specifica. Però potremmo definire questa storia "shintoista", avvicinandoci così in parte all'Ipotesi di Gaia. Ma quello che ci interessava di più era la riflessione sull'elemento sonoro non come fenomeno puramente fisico/acustico, ma come elemento vitale in grado di incidere profondamente sulla biologia. Aspetto questo presente, appunto, in molte discipline orientali, soprattutto indiane. È da questo punto che nasce la crisi della protagonista, Gaia Shure: il rapporto, a volte complesso, tra "scienza" e "vita".

Com'è stato il tuo rapporto di lavoro con Mario Alberti? Mi riferisco nello specifico alla sequenza risolutiva dell'albo, completamente muta: sei stato molto dettagliato in sceneggiatura, hai dato delle suggestioni, c'è stato un fitto scambio di idee?

Io tendo a essere molto dettagliato, nelle sceneggiature. Ma Mario è talmente esperto e talentoso nelle sue soluzioni grafiche e narrative che non c'è stato affatto bisogno di essere troppo specifico, almeno per quella sequenza chiave cui fai riferimento, che nella prima versione era persino molto più lunga ed estrema. Probabilmente troppo! Però l'idea di scandire la sequenza attraverso una lunga scena "muta" di montaggio, alternato e rigorosissimo, mi era molto chiara in testa. La soluzione grafica di impaginarla con un effetto di progressiva rotazione delle vignette è invece tutta farina del (mirabolante) sacco di Mario (la vedrete sfogliando l'albo, preferiamo evitare di rovinarvi il finale della storia, N.d.R.).


Una vignetta da "Sezione Eurasia - Phantom!", Universo Alfa 20. Testi di Alberto Ostini, disegni di Mario Jannì.

I tuoi albi, a differenza di altri sceneggiatori di Nathan Never, sono molto "fantascientifici", sia concettualmente sia a livello di linguaggio. È semplicemente il modo in cui scrivi il personaggio, o hai un background di amante di scienza e fantascienza?

In realtà non me la sentirei di associare il termine "fantascientifico" ai miei albi, anche perché non sono particolarmente amante della fantascienza come genere. Io sono più un umanista e la totalità delle mie storie (compresa questa, in fondo) ha sempre un dramma umano, intimo, come fulcro narrativo attorno a cui ruota la vicenda. Però Nathan è e deve essere un fumetto di fantascienza. Quindi anche rispetto al linguaggio, mi pare il minimo evitare di scrivere un giallo anni Settanta con due robot sullo sfondo... È vero invece che questa storia specifica ha un forte impianto fantascientifico, ma questo deriva molto dallo spunto di Mario - lui sì un grande appassionato del genere - e dalle lunghe discussioni che abbiamo avuto sul soggetto.

In questo albo viene introdotto un nuovo elemento narrativo nell'universo di Nathan Never. Hai in mente altre storie sull'argomento per uno o più seguiti o consideri la storia conclusa?

Inizialmente pensavo che la storia potesse considerarsi conclusa. Poi però, parlandone con Mario - già autore grafico anche di un altro "canto", quello della balena, una tra le storie di Nathan più amate di sempre... - ci siamo detti che c'era materiale per continuare a lavorare su questo tema o uno affine. Un'idea precisa (ancora) non c'è, ma come si dice sempre in questi casi... mai dire mai!

Asjia è diventata una donna pienamente consapevole di se stessa e del mondo che la circonda, conscia dei suoi pregi e dei suoi limiti. Credo che in questo assomigli a Legs.

Con Universo Alfa numero 20, giungono al termine gli episodi di Sezione Eurasia: pensi di essere riuscito a raccontare tutto quello che ti prefiggevi all'inizio dell'avventura, di aver chiuso tutte le storie riguardanti i personaggi?

No, non credo di aver esplorato fino in fondo i personaggi, però sono contento di aver dedicato a tutti loro, nei diversi capitoli, un giusto spazio. Ripensandoci, mi rendo conto che solo ora che ognuno di loro, prima o poi, è coinvolto a titolo personale: non c'è mai semplicemente una missione da compiere. In quest'ultimo episodio sono Boris (seppur marginalmente) e Ròka, come in precedenza era toccato a Varley e, seppure in maniera minore, a Niki che è l'unico che non ha avuto una vicenda a lui espressamente dedicata. Alla fine di questa esperienza di Universo Alfa ciascuno è evoluto, ma rimanendo fedele alla propria natura. Quindi, che questo gruppo si sciolga ora mi pare "giusto", non lo trovo un finale forzato da esigenze editoriali. Detto ciò, sono convinto che eventuali motivi per una "reunion" di questi improbabili pards non mancherebbero di certo...

Dei personaggi che hanno popolato la serie, Asjia è l'unica che non è nata sulle pagine di Universo Alfa: come è cambiata dalla sua prima apparizione, su Nathan Never, oltre tredici anni fa?

Asjia è cambiata moltissimo. Quando l'abbiamo incontrata era solo una ragazzina orgogliosa e ribelle che non distingueva giustizia da vendetta, con una buona dose di rabbia in corpo e tanta confusione in testa. In tutti questi anni è diventata invece una donna con una sua identità precisa, pienamente consapevole di se stessa, del mondo che la circonda, conscia dei suoi pregi e dei suoi limiti. Credo che soprattutto in questo, molto più che nel carattere, assomigli a Legs, cui è stata spesso accomunata. Ciò che è rimasto di quella ragazzina è l'insofferenza verso gli abusi del potere e una profonda sete di giustizia. A me, comunque, mancherà...

A cura di Adriano Barone e Luca Del Savio


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