Intervista Dampyr

Benvenuti all'Inferno!

Nel dodicesimo Speciale Dampyr, in edicola dal 22 ottobre, Harlan si ritrova nel regno oscuro immaginato da Dante. Ci presenta l’albo Moreno Burattini, dialogando con il disegnatore, Fabrizio Longo.

Nonostante i miei venticinque anni di esperienza alle spalle, quando Mauro Boselli mi ha chiesto di scrivere una storia di Dampyr mi sono sentito tremare le vene ai polsi. Le storie di Harlan Draka non sono mai, come sanno bene i lettori (e benissimo gli sceneggiatori), un compitino da sbrigare con la mano sinistra. Al contrario, richiedono originalità d’invenzione e ricchezza di documentazione, oltre che rispetto di una linea editoriale e di uno standard qualitativo stabiliti da oltre quindici anni di storie che hanno costruito un universo e una continuity da cui non si può prescindere. Vista la competenza con cui Boselli maneggia materie complicatissime come i miti celtici, le leggende scandinave e i cicli arturiani, ho pensato che avrei potuto cavarmela soltanto trattando temi in cui anche io sono un minimo ferrato, come la letteratura italiana, la filologia dantesca e la storia fiorentina.

Sono partito dal presupposto che il racconto più orrorifico mai concepito da mente umana sia la discesa negli inferi di Dante Alighieri: ho immaginato dunque una storia in cui Harlan compisse quello stesso viaggio

Appunto da toscano qual sono, ho pensato di ambientare proprio a Firenze la vicenda che ero chiamato a scrivere. Poi, riflettendo sulle tematiche horror tipiche della saga dampyriana, sono partito dal presupposto che il racconto più orrorifico mai concepito da mente umana sia la discesa negli inferi di Dante Alighieri: ho immaginato dunque una storia in cui Harlan compisse quello stesso viaggio. Per inciso, una annotazione: “tremar le vene e i polsi” (la frase da cui sono partito), è appunto una espressione dantesca usata nel primo canto dell’“Inferno”: “Vedi la bestia per cu’ io mi volsi /
aiutami da lei, famoso saggio / ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi". Tutto torna.

Quanto alla documentazione, oltre a leggere un bel po’ di saggi e far ricorso agli appunti universitari, ho consultato un vecchio amico, Alessandro Monti (noto anche in ambito fumettistico per aver collaborato con me in vari saggi critici e alla rivista “Dime Press”): Alessandro è oggi un insegnante e uno storico di professione e lavora abitualmente in ricerche di archivio su vecchi testi e carteggi medievali e rinascimentali. Dai miei consulti con lui derivano molti dei particolari riguardanti le tecniche di studio dei codici antichi che vengono spiegati ne “La porta dell’inferno”, appunto la storia di Dampyr che sono poi andato a scrivere. Non a caso uno dei personaggi del racconto si chiama Montanari e ha appunto lo stesso aspetto del mio “consulente”. A illustrare le 160 tavole dello Speciale – in edicola dal 22 ottobre – è stato chiamato un esordiente (solo in campo bonelliano, in realtà disegnatore con già alcune esperienze alle spalle): Fabrizio Longo. La sfida che si è trovato davanti era davvero pazzesca: visualizzare gli scenari danteschi confrontandosi con le illustrazioni di incisori del calibro di Gustave Dorè e pittori di ogni epoca. L’impresa è stata portata a compimento con i risultati che finalmente sono gli occhi di tutti. Proprio a Fabrizio ho rivolto le domande dell’intervista che segue.

► Iniziare la collaborazione con Dampyr proprio cimentandoti con una storia ambientata nell’“Inferno” di Dante rappresenta un vero e proprio battesimo del fuoco, caro Fabrizio.

Non solo: si tratta anche di un esordio di ben 160 tavole, contro le 94 delle storie dampyriane classiche. Il nostro progetto inizialmente era destinato alla serie regolare, poi fu deciso di allungarci fino a riempire uno Speciale perché la carne al fuoco era tanta (mai espressione, vista l’ambientazione infernale, fu più azzeccata). Ricordo che quando mi fu spiegata l’idea, questa mi piacque subito e fui contento di poter lavorare a una storia simile (oltre che emozionatissimo per il fatto stesso di iniziare). La Divina Commedia è stato uno dei testi preferiti di mio padre, e ne sono sempre stato affascinato attraverso i suoi racconti. Ammetto che, quando dovetti studiarla al liceo, per via del cosiddetto “obbligo”, non mi appassionai, forse per questo motivo non ebbi modo di approfondire l'opera fino a questo progetto su Dampyr.

► Oltre a studiarti Dante, hai dovuto guardarti anche i suoi tanti illustratori.

Realizzare una storia come questa ha richiesto di affrontare molteplici aspetti. Se da un lato avevo il peso di una delle più grandi opere letterarie del nostro Paese, incredibilmente fantasiosa se non horror, e già rappresentata in passato anche nei fumetti (per esempio, in Giappone, da Go Nagai), dall'altro vi era il fatto che l'ispirazione principale richiesta buttava l'occhio alle incisioni di Gustave Dorè (in alcuni casi con vere e proprie citazioni), con l'inevitabile conseguenza di doversi confrontare con grandi artisti del passato. Per le ambientazioni e le creature è stato necessario quindi accompagnare l'approfondimento sul testo della Commedia e sulle sue chiavi di lettura alla ricerca interminabile di documentazione, sia fra l'epica e le incisioni di altri artisti, oltre al Dorè, sia fra le opere odierne e i film mitologici: l'archivio che si è creato è gigantesco! Ti ringrazio, Moreno, per avermi segnalato, nella tua sceneggiatura, la versione dell'Inferno recentemente illustrata da Paolo Barbieri: sono rimasto a bocca aperta di fronte alla sua originalità, comunque rispettosa di quanto descritto nell'opera letteraria.


Una veduta di Firenze

► Partendo da modelli preesistenti hai comunque potuto sbizzarrirti anche in tue interpretazioni degli scenari richiesti.

È stato gratificante poter ideare delle ambientazioni surreali e cupe facendo spaziare la fantasia, introducendo rovine di templi colossali, piedistalli e statue, per non limitarsi a un paesaggio roccioso; rappresentare scene più peculiari, come la mole di dannati sofferenti riproposti in più momenti o l'abisso e la cascata di sangue è stato molto meno semplice, decisamente un travaglio... So che potrebbe suonare esagerato, ma in alcuni casi è stato utile riversare le mie ansie e stati d'animo negativi nel disegno per tentare di interpretare e restituire le sofferenze dei personaggi e dei dannati. Globalmente, è stata per me una impresa titanica, ma quando osservo gli originali, pur col dovuto senno di poi su alcune cose, sono contento del risultato e di aver realizzato una avventura come questa. Malgrado i momenti di difficoltà porto nel cuore sia la storia che gli anni di lavorazione che ha richiesto.

► Nella nostra storia non c’è però soltanto l’Inferno, ma anche la città di Firenze.

Le due principali ambientazioni necessitavano di una differenziazione stilistica, ma con qualche aspetto comune, di modo da potersi fondere all'occorrenza. Utilizzare nelle tavole infernali lo stesso tratto di quelle di ambientazione toscana avrebbe tolto cupezza e atmosfera... trovare una chiosa e un equilibrio non è stato immediato. Per quel che concerne invece la rappresentazione della città di Firenze, che già conoscevo e a cui sono legato anche per altri motivi, ho iniziato documentandomi attraverso il web per poi finire col recarmi in loco a fotografare e vivere i posti di persona (compresi i tetti, per quel poco che ho potuto); è vero che già altre storie di Dampyr sono state ambientate in Italia, ma visto il testo di riferimento e sfruttando le richieste della sceneggiatura, ho deciso di mostrare nelle pagine iniziali una Firenze reale, solare, per dare ingannevolmente l'apparenza che una città del nostro Paese non possa essere “colpita” da nulla di sovrannaturale, per poi calare lentamente il capoluogo toscano nell'atmosfera oscura della storia, così come i protagonisti si addentrano progressivamente nelle profondità infernali. La cupezza in Firenze parte dagli interni solo all'inizio dell'indagine di Dampyr, e contamina poi il resto della città nella notte, via via che i personaggi entrano in contatto con l'elemento scatenante dell'apertura della “Porta Infernale”.


Harlan alle prese nientemeno che con il Cerbero!

► Quali sono i “luoghi” o i “mostri” dell’Inferno che più ti è piaciuto illustrare?

È necessario precisare un dato importante: l'avventura non prevedeva di esplorare tutta l'ambientazione creata da Dante (quindi non ogni singolo girone infernale con relative sotto-categorie di dannati), ma solo la parte utile alla narrazione (per fortuna e purtroppo), e di non fornire una rappresentazione esaustiva dell'Inferno dantesco: se si fosse voluto mostrare per intero non sarebbero bastati DUE numeri speciali! Io e te, Moreno, abbiamo sempre ponderato assieme come far funzionare le cose, e pur essendovi molti scenari fra cui scegliere, alcune delle tappe erano obbligate e quelle mostrate, nel complesso, mi paiono tutt'ora la scelta migliore. Durante la lavorazione, pur dovendo aderire alle descrizioni che Dante diede in particolare delle creature, mi è stato permesso di spaziare, nel rispetto dell'immaginazione del poeta, sfruttando quel che riguarda il “non detto” da Dante. Uno degli esempi più estremi e difficoltosi di iconografia (assieme all'abisso con la cascata di sangue) riguarda l'ideazione del cane demoniaco Cerbero (di cui esistono mille versioni); la storia rendeva ulteriormente arduo il tutto, poiché l'essere aveva ogni parte del corpo in movimento in una diversa direzione per attaccare ferocemente i dannati... Il risultato è un demone che pur rispettando l'allegoria voluta da Dante (tre teste diverse che si riferiscono a tre diversi aspetti del peccato di Gola), ha anche caratteristiche del Cerbero dell'Eneide di Virgilio, con strizzate d'occhio a creature dei film e dei manuali dei mostri; spero di essere riuscito a trasmettere la ferocia e il terrore che il demone dovrebbe provocare.

► Per finire, non dimentichiamo di citare il cameo di una certa Desdemona...

Avendo in passato lavorato sul personaggio fumettistico di Desdy Metus (creato da Giuseppe di Bernardo e Andrea J. Polidori) che ha come sfondo Firenze, fu un passo logico immaginare una piccola citazione. È stato molto piacevole disegnare nuovamente Desdemona e trovo che il ruolo che assume nell’ambito dell’avventura le calzi a pennello, così come l'atmosfera.

A cura di Moreno Burattini


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