Intervista Orfani

Il fascino della Juric

Nicola Mari, scelto per illustrare le tre copertine di Orfani: Juric, ci racconta il suo lavoro sulle cover della nuova stagione di Orfani, scritta da Paola Barbato, in edicola dal 15 ottobre.

Dal 15 ottobre, arriva in edicola il primo numero di Orfani: Juric, albo che inaugura la nuova stagione della serie creata da Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari. Le tre parti della storia, scritte da Paola Barbato (incorniciate da un prologo e da un epilogo sceneggiati dallo stesso Recchioni), ruotano attorno all’affascinante figura della cattivissima dottoressa Juric. Se le pagine del fumetto vedono ai pennelli, nel numero 1, Andrea Accardi e Roberto De Angelis, sono le sinuose e ammalianti chine di Nicola Mari, con i colori di Barbara Ciardo, a caratterizzare le copertine dell’intrigante serie. E proprio a Mari abbiamo fatto qualche domanda, per conoscere da vicino il suo lavoro e per scoprire come si è trovato alle prese con un personaggio non facile da trattare come la Juric.

► A pochi mesi di distanza dalla variant cover per UT ti ritroviamo nel ruolo di copertinista: non è che stai cambiando mestiere, abbandonando le tavole a favore delle illustrazioni?

Illustrare copertine significa condensare in una sola immagine la materia di cui è costituito ogni fumetto

Al contrario: illustrare copertine significa condensare in una sola immagine la materia di cui è costituito - e narra - ogni fumetto, una sorta di radicalizzazione del mestiere di fumettaro.
Ma stando allo specifico delle cover da te citate, considero questi lavori come l’esito della reciproca stima, “artistica” e “sentimentale”, che intercorre tra me e gli autori di UT e Orfani: Juric, almeno così mi piace pensare.

► Com’è stato il tuo approccio alle copertine di Orfani: Juric? C’è un’idea che accomuna questo tuo trittico o ti sei adattato, di volta in volta, al contenuto della storia?

L’idea di partenza era un trittico che illustrasse le tre fasi esistenziali di Juric, dall’infanzia all’età adulta, sviluppate nei tre episodi in oggetto.
Tale impianto è risultato perfettamente coerente con la mia visione, per così dire, “iconico minimale”.

► Come hai lavorato con Barbara Ciardo? Avevi bene in mente l’effetto, l’atmosfera, che avrebbe dovuto aggiungere con il suo colore o ti sei affidato totalmente alla sua sensibilità?

Ho molto rispetto della collaborazione, non perché io sia un’anima virtuosa, ma perché il nostro è un mestiere relazionale, il cui risultato dipende dal modo in cui i vari autori (ciascuno con la propria competenza, e con il proprio stile, modo, e sensibilità) riescono ad armonizzarsi tra loro.
Perciò ho preferito non suggerire nulla a Barbara Ciardo, se non attraverso il mio lavoro.
Il risultato, a mio avviso, è stato egregio; la riprova, non solo del talento indiscutibile di Barbara, ma anche della sua capacità di porsi in relazione con altri autori.

► Hai avuto da subito in mente una copertina molto asciutta e sintetica come quella del numero uno della serie oppure sei passato da diverse fasi di studio, magari anche molto distanti dal definitivo?

Si può dire che il definitivo fosse già presente nell’idea di base di Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari.
Non a caso, già il disegno a matita incorporava ed esprimeva l’essenza di quanto si voleva comunicare, al punto che si è deciso di mantenere questa prima versione a matita come definitiva, pervenendo in tal modo a una soluzione tecnica inattesa.
Del resto, io non realizzo mai disegni preparatori su carta, ma nella camera oscura della mia mente, che si potrebbe immaginare infestata di tratti confusi, vorticosi, di sporcature, cancellature, intrecci, di tutte le fasi di passaggio, le tappe prima di giungere al disegno finito, che in genere si assommano nei fogli di prova.


Studi per Jsana Juric bambina

Ne consegue, che ogni disegno che realizzo su carta è, se non IL definitivo, definito.
Perciò gli sketch che invio agli autori sono in realtà disegni compiuti, che diventano sketch qualora vengano sostituiti da altre idee o scartati.
È mia convinzione che ogni disegno sia la definizione di un segno che coincide con un pensiero, esattamente come un suono dovrebbe coincidere con la propria melodia, o una parola con un racconto.
Ci sono disegni formalmente perfetti che, tuttavia, non sono in grado di comunicare perché, nel loro isolamento esecutivo, mancano di un segno che sia gesto, e allo stesso tempo, idea; e probabilmente, è proprio in questa permeazione tra gesto e idea che consiste lo specifico del fumetto.

► Come descriveresti il fascino della Juric?

La rappresentazione della donna nei fumetti, come nella “realtà”, si costituisce a partire dallo sguardo dell’uomo e della donna, ossia dai due tentativi (quello maschile e quello femminile) di rispondere alla domanda fondamentale “che cos’è la donna?”.
Arrivare a capo dell’enigma della donna è impossibile, ed è in questa impossibilità a definire il femminile che ritengo consista il fascino di ogni donna, sia essa “reale” o immaginaria.
Questa è la macchina mentale che mi porta a subire il fascino anche della donna Juric che, grazie alla forte connotazione caratteriale che gli autori hanno saputo infonderle, risulta irriducibile e refrattaria a ogni possibilità di confronto, perciò unica, come ogni donna.

A cura di Luca Del Savio


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