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Nizzi racconta Nick Raider!

Tra gli scaffali delle librerie e delle fumetterie è arrivato Nick Raider. Cinque casi per la Squadra Omicidi, un volume in cui la nostra Casa editrice ripropone cinque storie del poliziotto creato da Claudio Nizzi.

Nel 1988, debutta in edicola Nick Raider, il primo poliziesco nato sotto l’egida della Sergio Bonelli Editore. Creata dallo sceneggiatore Claudio Nizzi, la saga si sviluppa mensilmente sino al 2005, per un totale di duecento episodi (più dieci pubblicati sugli “Speciali” e dodici ospitati sull’“Almanacco del Giallo”), mettendo in evidenza “atmosfere crude e realistiche, che trovano la loro ispirazione di base nel police procedural”, come dice la presentazione ufficiale. Le trame, però, spaziano anche in altri filoni che vanno dalla detection in stile inglese al giallo d’azione, dal thriller al mystery, dall’hard boiled al noir. Luca Crovi ha intervistato Claudio Nizzi, per un pezzo che appare in apertura del volume Nick Raider. Cinque casi per la Squadra Omicidi e di cui vi proponiamo un estratto.


Quando è nata la sua passione per il poliziesco?

Preferisco usare il termine “giallo”, alla vecchia maniera, che comprende tutti i sottogeneri. Da adolescente, lessi “Il segno dei quattro” e “Uno studio in rosso”, due storie di Sherlock Holmes che mi colpirono moltissimo. Fu la mia iniziazione alla narrativa gialla. Nei fumetti mi impressionò una ferocissima storia di Dick Tracy (quella con la morte di Flattop) e al cinema rimasi paralizzato dalla paura con “La scala a chiocciola” di Robert Siodmak.

Quali suggestioni l’hanno portata a scrivere i cinque episodi riproposti in Nick Raider. Cinque casi per la Squadra Omicidi?

Nick Raider: atmosfere crude e realistiche, che trovano la loro ispirazione di base nel police procedural.

Una storia è quasi sempre ispirata da un libro, da un film, o dal disegnatore di cui puoi disporre. Al centro di “Omicidio a Central Park” ci sono complessi rapporti familiari tra un padre, una madre e un figlio. Sapendo che l’avrebbe disegnata Ivo Milazzo, vi introdussi molte implicazioni psicologiche, certo che Ivo avrebbe saputo rappresentarle.
Città crudele” mi venne suggerita da Maurizio Colombo, che è l’autore del soggetto. “Tragica rapina” si rifà al filone dei “colpi” messi a segno da un gruppo male assortito di persone: il colpo riesce, ma subito dopo cominciano i guai (vedi “Giungla d’asfalto”). “Un uomo nel mirino” è scaturito da una serie di suggestioni legate al film di John Huston, “L’onore dei Prizzi”. “Occhio privato” nasce, invece, dal desiderio di giocare con i noir americani e con i film in cui Humphrey Bogart e Robert Mitchum interpretano Philip Marlowe. I romanzi di Raymond Chandler hanno trame incasinatissime e il cinema li ha molto aiutati.

Ha citato Maurizio Colombo. Il suo debutto come soggettista avvenne proprio con “Città crudele”. Come aveva scoperto il suo talento?

Colombo aveva mandato un paio di soggetti alla Bonelli. Soggetti molto lunghi, che né Decio Canzio né Sergio Bonelli avevano tempo (e voglia) di leggere. Trattandosi di soggetti gialli, li passarono a me: “Vedi se c’è del buono”. Io leggo i soggetti e c’era sì del buono, ma sepolto sotto tonnellate di cose non fumettabili. In realtà, non si trattava di due soggetti per storie a fumetti, ma di due trattamenti per il cinema. Ridussi all’osso il soggetto di “Città crudele”, lo feci leggere a Colombo e lui rimase sorpreso nel vedere quanta roba si poteva togliere senza alterare il succo della storia.

A cura di Luca Crovi


La ricca intervista completa apre il volume Nick Raider. Cinque casi per la Squadra Omicidi, disponibile in libreria, fumetteria e sul nostro sito.