Intervista Tex

La sfida di De Vita!

Con “Sfida nel Montana”, albo cartonato a colori, in edicola dal 24 settembre, debutta su Tex il segno evocativo di Giulio De Vita. Abbiamo intervistato il disegnatore friulano per farci raccontare il suo esordio western!

Giulio De Vita, pordenonese, classe 1971, è un multiforme talento italiano (ha lavorato per i fumetti, la pubblicità, l’animazione e come storyboarder di celebri videoclip) che da anni si è fatto un nome Oltralpe. Ha accettato l’arduo compito di cimentarsi con Tex, visualizzando in modo spettacolare la storia “Sfida nel Montana” – quarta uscita della collana Tex Romanzi a Fumetti –, scritta da Gianfranco Manfredi, in edicola dal 24 settembre. Ecco cosa ci ha raccontato, di sé e della sua prima avventura texiana!

► Rischiando uno “spoiler”, riveliamo che nell’ultima pagina di “Sfida nel Montana” è contenuta una dedica ad Ade Capone. Da Lazarus Ledd a Tex: raccontaci in breve qual è stato il tuo percorso professionale.

Le mie prime esperienze lavorative iniziano a 16 anni in ambito pubblicitario. Ho esordito nel fumetto grazie ad Ade Capone, su “Lazarus Ledd” (Star Comics) a 21 anni. La collaborazione con Ade è proseguita con “Il Potere e La Gloria” e con il lavoro fatto insieme sulla promozione del disco “La donna il sogno & il grande incubo” degli 883. Devo molto ad Ade e un suo ricordo su questo Tex, personaggio che assieme a Zagor amava molto, lo ritenevo naturale. In seguito, ho realizzato alcune copertine di supereroi per l’allora Marvel Italia (oggi Panini) per poi dedicarmi per qualche anno al mondo della pubblicità e del videoclip.

Sfida nel Montana, presenta un’ambientazione meno frequentata e un’avventura solitaria per Tex, lasciando lo spazio ai silenzi e ai grandi panorami del West, restituendo al lettore tutta la loro forza evocativa.

Alla fine del millennio passato, sono approdato al mercato francese per il quale ho lavorato quasi esclusivamente per molti anni, fatta eccezione per le due prestigiose parentesi relativa alla creazione della serie “Kylion” per la Disney Italia e questa bellissima esperienza con Tex. 

► Come e quando è nata l’opportunità di disegnare una storia di Tex?

Questa opportunità è nata più di dieci anni fa, proprio in Francia, ad Angoulême. Mi avvicinò Mauro Marcheselli (allora direttore editoriale della nostra Casa editrice, NdR) per presentarmi Sergio Bonelli che mi propose una collaborazione, che però non era possibile concretizzare a causa dei miei progetti già in corso d'opera. Da allora, saltuariamente tornavamo a parlare di una collaborazione: l’idea era di realizzare un “Texone”, la cui mole di lavoro sarebbe stata però incompatibile con i miei con i miei progetti francesi. Ricordo una telefonata, una vigilia di Natale, da parte di Sergio Bonelli a questo riguardo: mi fece capire quanto seriamente considerasse questa idea. Fino a quando, qualche anno fa, invitato dall’amico Gigi Marcianò a Reggio Emilia, Marcheselli mi propose di realizzare una copertina per il Color Tex che finalmente consentiva di gettare i semi di questa avventura texiana. Quando, un anno dopo, chiacchierando con Marcianò emerse che avevo interrotto la mia collaborazione sulla serie “I Mondi di Thorgal”, che si era aperta quindi una finestra nei miei impegni, lui mi convinse che era il momento irripetibile per mantenere la parola data a Sergio. Gigi chiamò subito Mauro che mi raccontò della nuova collana di cartonati a colori di Tex che aveva appena preso il via.  

► Quali erano le aspettative e i desideri che coltivavi, avvicinandoti a un racconto western come quello che hai poi visualizzato? Quali sono le opportunità che la storia di Manfredi ti ha dato e che tu hai sfruttato per mettere in mostra il tuo tratto?

Lavorando da tanti anni per mercato francese, nel quale la quasi totalità dei fumetti è pubblicata in forma di albo cartonato a colori, mi sono sempre chiesto come sarebbero stati i personaggi italiani in quella veste, e questo albo ne è la risposta. Inoltre era tanto tempo che volevo cimentarmi nel western dopo aver realizzato thriller (“Il Decalogo”), polizieschi (“James Healer”), urban-fantasy (“Wisher”) e historic-fantasy (“I mondi di Thorgal”). La passione per il western cinematografico e fumettistico mi davano una certa sicurezza dal punto di vista dell’interpretazione. Certamente ho dovuto documentarmi e soprattutto padroneggiare meglio la realizzazione dei cavalli che già comunque avevo iniziato a studiare su “I Mondi di Thorgal”.


Tex affronta gli sconfinati spazi aperti del Montana.

La storia di Manfredi ha permesso di esprimermi al meglio perché solitamente i cartonati francesi hanno in media 8 vignette per tavola e, pur avendo pagine più grandi, non c’é molto spazio per immagini di ampio respiro, mentre Sfida nel Montana, presentando un’ambientazione meno frequentata e un’avventura solitaria per Tex, lascia lo spazio ai silenzi e ai grandi panorami del West, restituendo al lettore tutta la loro forza evocativa. Tutto questo mi ha permesso di realizzare una specie di sogno che avevo fin da bambino, quando leggendo le storie di Tex mi soffermavo su alcune vignette, avvicinandomi il più possibile alla carta pensando di poter scorgere meglio quello che c’era al di là di quella “finestra spazio-temporale” delimitata dal contorno della vignetta. 

► Nel definire il tuo Tex, a quali autori ti sei rifatto, quali ti sono stati più utili per materializzare la tua versione del personaggio?

È difficile dirlo, perché in realtà è da un po’ di tempo che non ho più dei riferimenti. È un po’ una scelta, non tanto per rimanere “incontaminati”, ma per scrollarsi di dosso i tecnicismi, concentrandomi maggiormente sulla narrazione e la recitazione dei personaggi piuttosto che sul come disegnare una cosa o un’altra. Certo, nel caso di Tex, alcuni punti di riferimento non sono prescindibili. Ci sono certamente Galep, Ticci e Villa per quanto riguarda l’iconografia texiana, mentre come western fumettistico, il “Blueberry” di Giraud e “Bouncer” di Boucq e i western di Hermann. Cinematograficamente, fanno parte del mio bagaglio tutti i western di Leone, “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” di Sam Peckinpah, l’opera omnia di Cimino, “Open Range” e “Balla Coi Lupi” di Kevin Costner; mentre sono pura coincidenza alcune similitudini con “The revenant” di Iñárritu e “The hateful eight” di Tarantino, usciti mentre la realizzazione delle tavole era già iniziata.

► In “Sfida nel Montana”, a tratti la natura prende il sopravvento e le grandi panoramiche restituiscono un senso di spazio e di profondità strepitoso. Come lavori su queste inquadrature? Quanto ti documenti per visualizzare le ambientazioni?

A farla da padrone è la narrazione che indirizza le scelte estetiche del disegno: in mente devo sempre aver ben presente l’emozione che deve evocare la scena. Da questo obiettivo derivano tutte le scelte, anche la forma delle vignette: orizzontali per rendere la sensazione dell’immensità del panorama, di magnificenza, di bellezza, mentre verticali per sensazioni più di inquietudine, oppressione, minaccia. Certo, adesso sto banalizzando in maniera estrema! Le pagine o le vignette a vivo, quelle per intenderci in cui il disegno sborda oltre la pagina, servono per aumentare il senso di immersione del lettore nel disegno, ma sono “trucchi” che vanno usati con molta cautela. 


Le inquadrature orizzontali e quelle verticali si alternano per suggerire diversi stati d'animo al lettore.
(Cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera)

► Sempre riguardo la documentazione, dalle tue tavole emerge anche una grande cura per i dettagli, gli oggetti, le architetture e i costumi Western: sei un appassionato del genere o hai raccolto materiale appositamente per questa storia?

La documentazione è importante, almeno per sentirmi a posto con la coscienza. Voglio dire che, ogni volta che affronto un progetto nuovo, compro un sacco di libri, navigo su internet, e guardo film che mi possono ispirare, soprattutto con il desiderio nascosto di poter rubare qualcosa. Poi, puntualmente, accade che le ispirazioni migliori vengono per caso, da altre fonti: per esempio, per “Sfida nel Montana” ho ovviamente acquistato diversi libri di panorami del Montana, per poi trovare migliori riferimenti su dei libri che già possedevo delle alpi friulane. 
Non direi che sono un vero cultore del genere Western... sicuramente mi considero un estimatore. “Sfida nel Montana” è il mio primo Western ma, con un interprete come Tex, direi che è riuscito nei migliore dei modi. 

► Da non dimenticare il lavoro di Matteo Vattani: come funziona il vostro team disegnatore/colorista?

Ho iniziato a lavorare con Matteo nel mio ultimo albo de “I Mondi di Thorgal”. È un artista molto intelligente, oltre ad avere un grandissimo talento e cultura dell’immagine e ha una grande passione per quello che fa, lavorando con generosità. Essendo lui stesso disegnatore, riesce a capire le mie intenzioni e interpreta al meglio il mio lavoro, divenendo di fatto una vera prosecuzione di quanto da me iniziato in bianco e nero: da un lato completando il mio lavoro, ma svolgendo il ruolo che nel cinema è quello del “cinematographer”, il direttore della fotografia, che non solo illumina la scena, ma prima di tutto cerca di creare un’emozione attraverso il colore.


Indicazioni per la colorazione.

All’inizio dell’albo ci facciamo una lunga telefonata in cui ci scambiamo opinioni e intenzioni artistiche; dopodiché, procediamo nella lavorazione: fornisco a Matteo solo le indicazioni fondamentali e lascio a lui l’interpretazione. Terminata la colorazione, ricontrollo solo per verificare eventuali sviste sfuggite agli occhi di entrambi.  
Per “Sfida nel Montana” è stata particolarmente interessante la preparazione, utile a trovare una tecnica di colorazione che fosse il giusto connubio tra una colorazione non troppo distante dalle aspettative dei lettori di Tex e quella più ricca e a volte eccessiva a cui è abituato il pubblico internazionale.

► Un ultima cosa: ti rivedremo tra le pagine di Tex?

Chi lo Sa ? lo spero davvero!

A cura di Luca Del Savio


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