Intervista Altrove

Strani alleati!

Sherlock Holmes e Arsène Lupin si incontrano nuovamente in un albo di Storie da Altrove. Il “colpevole” di questo team-up non poteva che essere Carlo Recagno, che abbiamo prontamente intervistato!

Il ladro che si alleò con Sherlock Holmes”, diciannovesima uscita di Storie da Altrove, arriva in edicola dal 27 settembre. Ancora una volta, sono due personaggi d’eccezione a muoversi tra gli ambiti ai confini della realtà legati all’attività della misteriosa base segreta. Ma… cosa porta alla “reunion” tra Lupin e Holmes? Quali nuove minacce dovranno affrontare? Possono le passioni di un fan trasformarsi in imperdibili racconti, perfettamente inseriti nei “canoni” stabiliti da Maurice Leblanc e Arthur Conan Doyle? Abbiamo cercato di dare una risposta a queste domande, intervistando Carlo Recagno, autore dei testi dell’albo.



Sherlock Holmes e Arsène Lupin si incontrano nuovamente: dove eravamo rimasti?

L’ultima volta che i due avevano lavorato assieme è stato ne “La dama che incantò Arsenio Lupin” (Storie da Altrove n. 15, 2012), e da allora sono trascorsi diversi anni, durante i quali si sono scontrati varie volte, nelle avventure narrate dal creatore di Lupin, Maurice Leblanc (il quale, per motivi di copyright, dovette cambiare in “Herlock Sholmes” il nome del detective). All’inizio di questa storia, Holmes conduce la tranquilla routine del pensionato, in un villino del Sussex dove si è ritirato a vita privata, come ha raccontato Sir Arthur Conan Doyle, e da tempo non ha più notizie del ladro gentiluomo francese. Tuttavia, gli eventi stanno per metterli di nuovo assieme…

Qual è il meccanismo che fa sì che le strade del ladro gentiluomo e del grande detective si incrocino di nuovo? Si ritroveranno da “amici” o da avversari?

L’azione si svolge nel 1915, quando la Prima Guerra Mondiale è in corso da poco più di un anno. I servizi segreti di Francia e Inghilterra sono molto preoccupati perché i piani di una non ben precisata arma segreta rischiano di cadere in mano agli austriaci. Per impedire una catastrofe non resta quindi che far intervenire il più grande investigatore del mondo e il più grande ladro del mondo, i quali dovranno mettere da parte le loro inimicizie e tornare a lavorare assieme per il bene dei rispettivi paesi.

Per impedire una catastrofe non resta che far intervenire il più grande investigatore del mondo e il più grande ladro del mondo, i quali dovranno mettere da parte le loro inimicizie e tornare a lavorare assieme per il bene dei rispettivi paesi.

Non sarà facile, perché l’ultima volta che si sono scontrati (nel romanzo “Il Faraglione cavo” di Maurice Leblanc) è successo qualcosa di estremamente personale che ha segnato i loro rapporti in maniera indelebile. C’è molto di irrisolto, tra Holmes e Lupin, che va ben oltre il semplice conflitto tra ladro e investigatore.

Pensi che il segreto dell’eterno fascino di questi due personaggi risieda nel loro invidiabile acume? Personalmente, se potessi, cosa ruberesti all’uno e all’altro?

L’hai appena detto tu: il fascino e l’acume. Chi non vorrebbe avere lo charme di Lupin e l’intelligenza di Holmes? Ma devo accontentarmi di simulare soltanto queste due doti, per diventare temporaneamente il loro biografo. Mi ritengo molto fortunato di aver avuto di nuovo l’opportunità di scrivere due eroi che mi hanno entusiasmato sin da bambino, quando guardavo in TV la serie di Arsenio Lupin con Georges Descrières e i film degli anni Quaranta di Sherlock Holmes con Basil Rathbone e Nigel Bruce.

► I lettori che non si sono mai avvicinati ad Altrove riusciranno a orientarsi, nel tuo racconto, o l’avventura, giunti a questo punto della serie, è talmente legata ai precedenti episodi da risultare “for fans only”?

Niente paura, si tratta di un albo autonomo che si può leggere tranquillamente da solo; il “fan”, in questo caso, però sono io, in quanto ci sono collegamenti con “Aria di Baker Street” (Martin Mystère Nn. 129-130), la mia prima storia per il Detective dell’Impossibile, pubblicata ventiquattro anni fa (già, l’anno prossimo faccio un quarto di secolo di onorata carriera bonelliana!). In quel racconto Martin trovava un manoscritto inedito di Sherlock Holmes che rivelava l’ultima avventura del detective, rimasta sempre segreta: era un rimando a un episodio de Gli Aristocratici, in cui i celebri ladri gentiluomini di Castelli e Tacconi incontravano il Grande Detective in persona, e apprendevano appunto la verità sul suo ultimo caso, che lo aveva spinto a ritirarsi dalle scene per sempre. Che vuoi che ti dica? Ero giovane, volevo fare colpo, e da bravo appassionato volevo rendere omaggio a una delle serie a fumetti che più avevo amato del leggendario Corriere dei Ragazzi, realizzando un innesto di continuity con la temerarietà che soltanto un fan può avere!

Chi non vorrebbe avere lo charme di Lupin e l’intelligenza di Holmes? Ma devo accontentarmi di simulare soltanto queste due doti, per diventare temporaneamente il loro biografo.

Nel realizzare quella storia aggiunsi anche nuovi dettagli alla vicenda come era stata narrata da Alfredo anni prima, ripromettendomi di svilupparli in futuro. Ed è quello che ho fatto adesso, dopo tutti questi anni: finalmente si è presentata l’occasione giusta per raccontare per intero l’ultimo caso di Sherlock Holmes. Certo, venticinque anni fa non avevo assolutamente idea che la storia avrebbe coinvolto anche Arsenio Lupin, ma il bello è stato proprio questo: rispettare i “paletti” che avevo stabilito all’epoca (nonché quelli fissati da Alfredo ancora prima) aggiungendo qualcosa di nuovo. Mi sono divertito inoltre a rendere omaggio a un altro grande nome del giallo “classico”, che tra l’altro è già noto ai lettori di Martin Mystère per essere apparso tempo fa in uno Speciale estivo: non faccio nomi, ma è un appassionato di orchidee e di buona cucina.

Lavorando con Antonio Sforza, quali sono i riferimenti visivi che gli hai fornito? Sono bastati i precedenti albi o le tue fonti d’ispirazione hanno incluso nuovi stimoli per il disegnatore?

I precedenti albi sono stati naturalmente il primo passo, per le fisionomie dei personaggi e per i luoghi “sherlockiani” già noti, come la casa di Holmes nel Sussex. Per certi ambienti “impossibili”, ho chiesto ad Antonio di riprodurre nientemeno che le “Carceri d’invenzione” di Giuseppe Piranesi; credo di averlo fatto sudare parecchio, e sono più che certo che mi abbia tirato qualche accidente, ma lui se l’è cavata in maniera assolutamente brillante. Potrete constatare tutti quale ottimo risultato hanno prodotto gli sforzi di Sforza (chiedo perdono a tutti, non ho resistito a fare questa battuta)!

A cura di Luca Del Savio


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