Intervista Nathan Never

La versione di Serra

La fine della saga di Omega ha sollevato, sulle teste di molti lettori, diversi punti di domanda. In loro soccorso, ecco la nostra intervista con l’autore: Antonio Serra!

L’uscita dell’ultima delle tre parti della saga di Omega (Nathan Never 303) ha suscitato non solo emozione ed entusiasmo nei lettori di Nathan Never, ma, data la complessità e la ricchezza della storia scritta da Antonio Serra, ha fatto sì che, al contempo, si sollevassero alcuni punti di domanda. Lo stesso Serra, felice di aver realizzato un racconto che non ha certo lasciato indifferenti, si è resto prontamente disponibile per dissipare tutti i dubbi… o per alimentarne di nuovi!

► Visti gli sconvolgimenti raccontati nei tre albi di Omega, è possibile che il diverso passato di Nathan, narrato tra le pagine della miniserie Annozero, sia ora il passato “ufficiale” del personaggio?

Il discorso legato alla “molteplicità” di Nathan Never è sempre stato al centro dei miei racconti. Per me, non è mai esistito un unico Nathan, ma tutti quelli necessari a raccontare delle buone storie di fantascienza.

Mmm… Quando le tre miniserie sono state approvate – ancora da Sergio Bonelli in persona –, l’idea di festeggiare i venticinque anni di Nathan Never era ben lontana, e neppure esisteva Omega. Quindi, le miniserie realizzate dai tre creatori del personaggio sono state certamente pensate per essere tre racconti autonomi, diversi tra loro, che presentano tre diversi universi neveriani, legati alla sensibilità di ciascuno degli autori. Ma, oggi come oggi, se Michele Medda e Bepi Vigna vorranno in qualche modo legare i loro universi a quello della serie principale, in accordo con il curatore della serie, Glauco Guardigli, niente gli vieta di farlo e, in fondo, questo è il bello dei fumetti: la possibilità di manipolare il tempo, lo spazio, i caratteri, per creare storie sempre nuove e intriganti, che generino forti emozioni in chi le legge. Cosa che Bepi, io e Michele speriamo di aver fatto con le storie celebrative attualmente in uscita. Al momento in cui rispondo alle vostre domande l'albo 304, scritto da Medda e disegnato da Bonazzi, non è ancora in edicola, ma posso garantire che i lettori troveranno una storia "diversa" dalle precedenti, in perfetta linea con le tematiche dell'autore. Per quanto riguarda me, ricordo che la miniserie da me curata, che uscirà nel 2018, sarà sceneggiata da Giovanni Eccher e Adriano Barone e non avrà nessun – ma proprio nessun! – collegamento con la serie regolare.

► Alcuni si sono chiesti come mai, nel corso dell’intera trilogia, Nathan Never non pensi mai a sua figlia Ann…

Beh, non è proprio vero. Nathan, a tavola 72 del numero 303, dedica un pensiero a tutte le donne che ha amato nella sua vita e Ann, ricordiamolo, non è più una bambina: rientra perfettamente nella categoria “donne”, no? Inoltre, cosa si ama più di un figlio? Detto ciò, Nathan sa, per averlo scoperto nel nono Gigante, “Universi paralleli”, che Ann è salva, sta bene ed è cosciente dell’esistenza del multiverso. Quindi la “scomparsa” dell’Agente Speciale Alfa non può colpire sua figlia: un Nathan Never esisterà sempre!

► E i tecnodroidi? Dov’è finito Neos?

Eh! Eh! Se non ricordo male l’ultima volta che l’abbiamo visto era in una caverna da qualche parte. In effetti, una prima versione della mia trilogia prevedeva anche un suo coinvolgimento, ma ci sarebbero voluti almeno altri due albi. Inoltre, nello svilupparsi della sceneggiatura, ogni riferimento ai tecnodroidi è pian piano saltato. Quindi, lascio la palla a chi verrà dopo di me, suggerendo a Stefano Vietti, che ha tenuto le redini di quelle trame per tanti anni, di sbrogliare la matassa.

► Che Terra è quella che vediamo nel finale?

Chi lo sa? La nostra vera Terra (quella in cui ci troviamo ora), quella di uno qualsiasi dei Nathan Never che si sono avvicendati nella serie, un Terra del lontano passato o una “nuova” Terra generatasi nel remoto futuro, una Terra ancora in cambiamento in cui potranno succedere avvenimenti nuovi e affascinanti. Ognuno di noi può trovare la risposta che gli piace di più. I pianeti possono essere molti, il concetto uno solo: finché ci sarà memoria, ricordo, nulla può andare perduto e tutto può avere l’occasione di evolversi. Questa idea, che è stata al centro sia del numero 300 scritto da Bepi che della mia storia, come vedrete, verrà ripresa, in termini ovviamente personali, anche da Michele nell’albo 304.

► Ma allora, Antonio, i nostri eroi sono veramente tutti morti?

Difficile uccidere chi non è vivo. Qualcuno mi dice di suggerirvi di provare a cercarli sull’isola di “Lost” (risata). Ma i personaggi dei fumetti sono, per definizione, immortali. Inoltre, come dimostrano le pagine che potete leggere sfogliando la gallery in apertura e le strisce che accompagnano questa pagina, il discorso legato alla “molteplicità” di Nathan Never è sempre stato al centro dei miei racconti. Per me, come già accennato sopra, non è mai esistito un unico Nathan, ma tutti quelli necessari a raccontare delle buone storie di fantascienza.


Per me, non è mai esistito un unico Nathan, ma tutti quelli necessari a raccontare delle buone storie.

Per questo, senza considerare il fatto che Nathan ha già tre “papà”, quando ero curatore, ho sempre dato spazio ad altri sceneggiatori: ogni Nathan Never creato da loro ha arricchito l’universo del personaggio, che è uno solo. La stessa filosofia che sta dietro la risposta precedente riguardante le “Terre”.


Per questo, senza considerare che Nathan ha già tre "papà", quando ero curatore, ho sempre dato spazio
ad altri sceneggiatori: ogni Nathan Never creato da loro ha arricchito l'universo del personaggio, che è uno solo.

In più, un vero eroe si sacrifica per il bene degli altri. Ma anche può avere dei limiti umani che lo rendono vicino a noi. Così, i due Nathan Never della storia appena pubblicata rappresentano questi due estremi. Uno muore per permettere all’altro di vivere e l’altro, attraverso l’esempio di quel sacrificio, saprà migliorare sé stesso.

Ma, se proprio volete una risposta netta, possiamo dire che è “morto” il mio personale Nathan Never, lasciando la possibilità ai nuovi autori di espandere le loro idee in direzioni inaspettate.

In ogni caso, mi fa piacere citare una frase del più grande regista della storia del cinema giapponese, Yasujiro Ozu, che, nel 1958, parlando delle accuse di incongruenza di alcune sue storie scrisse: “In un film c’è sempre inevitabilmente qualche incoerenza, qualche bugia. Se non ci fossero incoerenze, sarebbe un documentario”. Quindi, la mia storia è una bugia... come tutte le storie.

A cura di Luca Del Savio


Nathan Never compie 25 anni, per non perdervi nessuna delle iniziative previste per celebrarne l'anniversario, vi consigliamo di mettere "mi piace" alla pagina Facebook ufficiale dell'Agente Alfa e di iscrivervi alla newsletter settimanale Sergio Bonelli Editore.