Libri

Mister No firmato Sclavi!

È arrivato in libreria, fumetteria e sul nostro sito Mister No. Tre storie di Tiziano Sclavi, volume che raccoglie alcune tra le migliori avventure di Jerry Drake firmate da “Tiz” per i disegni di Roberto Diso.

Mister No. Tre storie di Tiziano Sclavi è finalmente approdato in libreria, fumetteria e sul nostro sito. Delle otto avventure scritte da Sclavi per lo scanzonato anti-eroe creato da Guido Nolitta, in quest’occasione vengono raccolte quelle visualizzate da Roberto Diso, straordinario interprete del mondo misternoiano, che, a quell’epoca, la prima metà degli anni Ottanta, stava sperimentando uno stile di disegno quasi “a linea chiara”. Su “Mister No”, Sclavi ha sceneggiato alcuni tra i suoi capolavori di sempre. Il “suo” Jerry Drake è ovviamente distante dal taglio narrativo di Bonelli/Nolitta, ma funziona perfettamente anche con i contenuti spiazzanti con cui “Tiz” lo costringe a misurarsi, anzi proprio per questo: sono spiazzanti per il personaggio, figuriamoci per il lettore! Ce ne parla Michele Masiero – direttore editoriale della nostra Casa editrice e, per molti anni, sceneggiatore e curatore della collana Mister No – nel pezzo che vi proponiamo qui di seguito, un estratto dell’introduzione che ha firmato per il volume.


L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità”. L’intera poetica di Tiziano Sclavi si potrebbe racchiudere in questo aforisma di Oscar Wilde, che a lui piace spesso citare. (...)

(…) Anche i tre racconti di Mister No pubblicati in Mister No. Tre storie di Tiziano Sclavi hanno molto a che fare con il tema della maschera. (...)

(…) Maschera è quella del Fantasma dell’Opera, tipico “mostro” sclaviano, vittima prima che colpevole, che si aggira spettro tra gli spettri in un luogo altrettanto spettrale: il Teatro dell’Opera di Manaus, memore degli sfarzi di un’effimera grandeur della città dovuta al boom del caucciù della fine dell’Ottocento, ma chiuso da tempo. Un simbolo decadente della sfida dell’uomo alla natura, mentre la giungla torna a mangiarsi tutto ciò che aveva cercato di violarla.

Maschera è quella del capo, nonché stregone, di una tribù di indios selvaggi, che, in cambio della liberazione di Patricia Rowland, tenuta in ostaggio, costringe Mister No ed Esse-Esse, a far tornare a volare il Dio Alato, un aereo precipitato nella foresta.

Il “suo” Jerry Drake è distante dal taglio narrativo di Bonelli/Nolitta, ma funziona perfettamente anche con i contenuti spiazzanti con cui “Tiz” lo costringe a misurarsi, anzi proprio per questo: sono spiazzanti per il personaggio, figuriamoci per il lettore!

Un’impresa apparentemente impossibile, se non per le armi della fantasia e della creatività, di cui l’intero episodio è una metafora. Metafora fatta propria dallo stregone, probabilmente ben consapevole che non c’è nessun dio in quella carcassa arrugginita, ma vederlo librarsi e sparire nel cielo significherebbe restituire un anelito di libertà al proprio popolo, destinato a scomparire.

Maschere, infine, sono quelle indossate da tutti i protagonisti di “Ombre rosse”: nessuno è quel che dice di essere, tutti nascondono qualcosa. L’intera vicenda è finzione: parte con un finto assalto alla diligenza, con finte pallottole che uccidono davvero, prosegue in ambienti che ricordano i fondali bidimensionali della Hollywood dell’età d’oro, presenta personaggi che hanno il volto di attori famosi e si muovono e parlano secondo i luoghi comuni di un certo cinema. E poi, il tutto è un racconto dello stesso Mister No ai quattro amici del bar di Manaus: lecito pensare che, pur inserendosi nella rigorosa biografia di Jerry Drake, non si tratti altro che di una balla colossale. Anche se Mister No sembra convinto fino in fondo. Ma che importa, in definitiva? La maschera recita ciò che il copione ha scritto per lei. La verità che Tiziano Sclavi, indossandola, ha voluto dirci, ancora una volta. A voi la scelta se crederci o meno.