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Magico Vento arriva in libreria!

Il corposo volume cartonato “La guerra delle Black Hills” ripropone in libreria e fumetteria una delle saghe più amate del personaggio creato da Gianfranco Manfredi.

La sconfitta del generale George Armstrong Custer a Little Big Horn è uno dei temi più drammatici e controversi dell'intera epopea Western. Saggisti, storiografi, romanzieri, cineasti e fumettisti hanno raccontato questo evento in modo diverso e da angolature differenti. La vicenda, in ambito bonelliano, è stata narrata, nel lontano 1974, da Rino Albertarelli (collana I protagonisti); nel 1978, è stato Gino D'Antonio a renderla protagonista delle pagine di Storia del West, e, nel 1980, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo l’hanno inserita nell’epopea di Ken Parker. Infine, è toccato a Tex, che, nel 2001, sui numeri 490, 491 e 492 – sceneggiati da Claudio Nizzi – ha raccontato il suo coinvolgimento nella sanguinosa vicenda storica.
Nel 2005, sul numero 97 di Magico Vento, Gianfranco Manfredi ha iniziato a raccontare la lunga guerra per la conquista delle Black Hills che, in questa occasione, è stata narrata nella sua interezza, per la prima volta in una pubblicazione a fumetti.
Oggi, questa saga di cinque albi viene ripresentata in un lussuoso volume che la nostra Casa editrice propone in libreria e fumetteria: Magico Vento. La guerra delle Black Hills. Nelle sue 530 pagine, il tomo contiene anche una ricca sezione di contenuti speciali (anche a colori), splendide illustrazioni che accompagnano l’intervista che il nostro Luca Del Savio ha condotto con Gianfranco Manfredi e di cui vi forniamo un estratto qui di seguito.

► Nel luglio del 2005, dopo un faticoso e lungo lavoro di preparazione, giungeva in edicola il primo dei cinque capitoli che, nell'epopea di Magico Vento, sarebbero stati ricordati come "La saga delle Black Hills". La continuità narrativa, quella stretta, prendeva il sopravvento e i numeri dal 97 al 101 della serie mensile tennero letteralmente avvinti i lettori per cinque emozionanti mesi. Quanto era stato difficile mettere in piedi quella sequenza di storie e quali erano state le tue principali fonti di documentazione?

Nel 2005, Gianfranco Manfredi ha iniziato a raccontare la lunga guerra per la conquista delle Black Hills che, in questa occasione, è stata narrata nella sua interezza, per la prima volta in una pubblicazione a fumetti.

Tra le fonti di documentazione, le principali hanno a che fare con i protagonisti: la biografia di Cavallo Pazzo, scritta da Mary Sandoz, l'autobiografia di Custer e quella del Generale Crook, la biografia di Custer scritta da Louise Barnett e quella di Toro Seduto scritta da Robert Utley. La ricostruzione più generale della campagna, nel libro "Cavallo Pazzo e Custer" di Stephen E. Ambrose, e una grossa raccolta e analisi critica delle testimonianze degli indiani d'America presenti al Rosebud e al Little Big Horn ("Lakota Noon") pubblicata da Gregory F. Michno. Infine, per Wild Bill e la ricostruzione di quanto accadeva a Deadwood nel periodo della conquista delle Colline Nere, il romanzo storico "Deadwood" di Pete Dexter, scritto alla metà degli anni ottanta e non poco utilizzato in seguito come base di riferimento per l'omonima serie televisiva.

Ma nel periodo immediatamente precedente alla scrittura degli episodi di Magico Vento, erano anche emersi nuovi dati, frutto di ricerche e di scavi al Little Big Horn, che avevano permesso di ricostruire, dai bossoli e dalla dislocazione dei resti umani, le dinamiche reali dello scontro, che fu rapidissimo: alcuni studiosi sostengono che si svolse nell’arco di non più di un quarto d'ora. Tutte queste incertezze riguardo l'andamento delle singole battaglie e in particolare quella in cui venne massacrato il Settimo Cavalleggeri di Custer, mi convinsero a cercare il più possibile aderenza ai protagonisti e alle loro diverse personalità, più che alla puntuale ricostruzione delle tattiche militari, impresa in cui si erano già cimentati molti, con il risultato di essere regolarmente smentiti dalle successive scoperte. 

► Nei racconti ora riproposti in questo volume, sfrutti l'occasione per far tornare in scena alcune figure importanti (Cavallo Pazzo su tutti). Nell'ambito dell'intera epopea di Magico Vento, che peso hanno avuto i cosiddetti "comprimari"? 

Va premesso che nella tradizione della Bonelli ci si è sempre avvicinati con comprensibile timore ai grandi personaggi storici, per due motivi fondamentali: il rischio di falsarli interpretandoli troppo liberamente e il rischio che rubino a scena agli eroi immaginari, cioè i veri protagonisti del fumetto. Retrocedere a comprimario un personaggio storico come Cavallo Pazzo era cosa che non mi sentivo di fare, anche perché avrebbe smentito l'intera impostazione di una serie "dalla parte degli indiani" come Magico Vento. Retrocedere a comprimario Ned Ellis, poi, sarebbe stato addirittura un suicidio. Dunque ho battuto una strada più difficile e insidiosa, cercando di distinguerne i ruoli, ma in modo che restassero sempre co-protagonisti.

Riguardo all'intera serie, invece, ho sempre cercato di dare rilievo anche a figure di personaggi minori, in quanto sono sempre stato convinto che un plot avventuroso debba nascere dai personaggi e non il contrario: i personaggi, anche quelli piccoli, non devono essere puramente funzionali alla storia che si ha in mente di raccontare, altrimenti diventano delle figurette poco interessanti, messe lì tanto per morire o per giustificare un passaggio narrativo.

L’intervista prosegue tra le pagine del volume Magico Vento. La guerra delle Black Hills.