Intervista Dampyr

I cavalieri di Viotti

Il ritorno di Taliesin il Bardo, primo importante Dampyr della storia, tiene a battesimo un nuovo e talentuoso disegnatore: Dario Viotti! Scopriamo insieme qualcosa di più sull'autore delle tavole di “Le prede di Annwn”.

Il 5 luglio approda nelle edicole il n.196 di Dampyr, “Le prede di Annwn”. A un anno dal doppio episodio dei numeri 185/186 ("Il segreto di Amber Tremayne" e "Taliesin il bardo"), riprende la saga del primo importante Dampyr, nato dall'unione tra il Maestro della Notte Lord Mordha e da Severa Massima, e vissuto nella leggendaria era arturiana. La prosecuzione della saga getta le basi degli accadimenti che coinvolgono il Dampyr attuale, raccontati nel ciclo di storie che avrà inizio con il numero 200 della serie, in uscita il prossimo autunno. A illustrare questo importante snodo narrativo è stato chiamato un disegnatore che, per la prima volta, si confronta con l'universo dampyriano: il bresciano Dario Viotti. Ecco cosa ci ha raccontato della sua esperienza con l’Ammazzavampiri di Boselli e Colombo.

► Presentati ai lettori bonelliani: quando e come è nata la tua passione per il disegno e per i fumetti e quali sono le tue esperienze professionali precedenti al debutto sulle pagine di Dampyr?

Penso di aver iniziato a disegnare abbastanza presto, grazie anche al fatto che per un certo periodo, durante la mia infanzia, mio padre si dedicò al disegno e alla pittura.

Essendo un appassionato del genere fantasy/medioevale, ho apprezzato moltissimo l'ambientazione nella quale sono calate le vicende narrate ne “Le prede di Annwn”.

L'interesse per il fumetto, tranne qualche sporadica incursione dovuta ad albi occasionalmente prestati da zii o cugini, venne però molto tempo dopo, quando nell'edicola del paese trovai alcuni arretrati di Dylan Dog. Si trattava di numeri che hanno segnato la storia del personaggio creato da Tiziano Sclavi, come "Il buio", "Accadde domani", "Memorie dall'invisibile", "Ti ho visto morire" e, soprattutto, "I conigli rosa uccidono", la cui sequenza di apertura mi lasciò letteralmente senza parole... li comprai tutti in blocco, naturalmente, e iniziai ad appassionarmi.
Insieme ad un amico (decisamente più fumettofilo di me) cercai poi anche di imparare come disegnarne qualcuno, ma le informazioni tecniche in materia erano inesistenti (internet era ancora lontano) e gli standard di riferimento irraggiungibili con i pochi mezzi a mia disposizione. Così a un certo punto mi arresi di fronte all'immensa mole di lavoro necessaria per concepire anche una sola una tavola.

Comunque, la passione per i fumetti rimase immutata, tanto che, dopo aver lavorato quindici anni in un ufficio tecnico, decisi di affrontare lo studio della materia con la serietà e la dedizione necessarie a farne una professione.

Il mio curriculum non è di quelli particolarmente nutriti, per questo motivo mi sento straordinariamente fortunato e grato per la fiducia che Mauro Boselli mi ha concesso permettendomi di misurarmi con un personaggio come Dampyr.

Inizialmente ho collaborato con Valentino Sergi, con cui ho realizzato “Scatter” e “Erotico Nero”, e Gianfranco Staltari che ha sceneggiato “Shapeshifter” e altre storie brevi. Grazie a lui ho potuto entrare in contatto con Stefano Fantelli, con il quale ho collaborato, tra le altre cose, a “El Brujo Grand Hotel” e “The Cannibal Family”. Nel frattempo, grazie a queste pubblicazioni, Leonardo Valenti mi propose di lavorare ad una storia per Editoriale Aurea, e nacque così “Zero”.

► Avvicinandoti al mondo e alle atmosfere dell’Ammazzavampiri di Boselli & Colombo, quali sono stati gli autori che ti hanno più aiutato a centrare i protagonisti e il “mood” della serie?

Innanzitutto, mi sono state di enorme ispirazione le straordinarie tavole che Michele Rubini sta realizzando per una storia della stessa saga – ambientata nella Britannia alto medioevale – di cui fa parte il mio albo, “Le prede di Annwn”. Ho comunque studiato un po' tutti gli autori di Dampyr, in modo da cercare di offrire ai lettori un segno che fosse pienamente calato nelle atmosfere della serie.

► Boselli ti ha affidato la visualizzazione di una storia immersa nella continuità dampyriana. Un’avventura molto ricca e complessa, intinta nella mitologia arturiana: come ti sei trovato, alle prese con questa ambientazione? Ci sono state sequenze o elementi da trasportare sulla pagina disegnata che ti hanno fatto sudare particolarmente?

Essendo un appassionato del genere fantasy/medioevale, ho apprezzato moltissimo l'ambientazione nella quale sono calate le vicende narrate ne “Le prede di Annwn”, ma questo non significa che sia stato semplice realizzare tavole con cavalli e cavalieri, battaglie, mostri, draghi e castelli.


La nave "Prydain" in costruzione, in una vignetta di Dario Viotti.

In particolare, la cosa che mi ha dato più grattacapi è stata la nave Pridayn: non amo il mare, e per quanto le navi (soprattutto quelle antiche) siano delle costruzioni affascinanti, non me ne sono mai interessato in maniera specifica. È stata una bella sfida, non sapevo davvero da che parte cominciare. In ogni caso è stato divertente, e spero di potermi immergere nuovamente in questo contesto.

► Quali sono i riferimenti visivi a cui hai attinto? Conoscendo la sua maniacalità, immagino che lo sceneggiatore ti abbia fornito una ricca e rigorosa documentazione...

Come dicevo, il fantasy, specie se con forti attinenze con l'iconografia medievale, esercita su di me una grande attrazione, e le influenze sono veramente troppe da elencare, ma la corposa documentazione giratami da Mauro è stata sicuramente fondamentale per raggiungere il risultato finale.

► Raccontaci il tuo approccio alla tavola: lavori in modo tradizionale, con matite, pennelli e pennarelli, oppure hai abbracciato la “rivoluzione digitale”, utilizzando tavoletta grafica e programmi di ritocco?

Il mio secondo lavoro in ambito fumettistico fu una storia per la quale mi venne richiesta una colorazione digitale: mi armai di pazienza e caparbietà, acquistai una tavoletta grafica, e imparai strada facendo. La carta e l'inchiostro mi mancano, lo ammetto, ma ormai lavoro quasi esclusivamente in digitale, per tutta una serie di motivi pratici: per quanto più lento di quello tradizionale, il disegno digitale rende possibile correggere agevolmente gli errori, provare diverse soluzioni, evitare le scansioni. Inoltre la possibilità di ingrandire l'immagine mi è di grande aiuto con i miei problemi alla vista.

► Passata l’emozione per questo debutto, a cosa ti stai dedicando, attualmente?

L'emozione non è ancora passata, anzi raggiungerà sicuramente il suo culmine quando avrò l'albo tra le mani! Per la verità non credo di essermi ancora del tutto reso conto di cosa stia accadendo.
Attualmente, sono al lavoro su un'altra storia di Dampyr, che questa volta vedrà protagonisti Harlan e soci, su testi di Luigi Mignacco, ambientata a Cuba.

A cura di Davide Pettani


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