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La strada di Cassidy!

È disponibile in libreria, in fumetteria e sul nostro sito Cassidy Omnibus volume 1, il primo dei tre lussuosi tomi che ripresentano integralmente la saga del bandito creato da Pasquale Ruju, arricchiti da corposi "dietro le quinte" e dalle copertine di Gigi Cavenago.

Già dal mese di maggio, Cassidy ha fatto il ritorno in scena. La miniserie che per diciotto mesi - dal maggio del 2010 all'ottobre dell'anno successivo – ha tenuto con il fiato sospeso i lettori, raccontando le gesta del criminale Raymond Cassidy, ha iniziato ad apparire in volume. Cassidy Omnibus, infatti, è la collana che ripresenta, in tre lussuosi tomi – il primo dei quali è già acquistabile in libreria, fumetteria e sul nostro sito –, tutti e diciotto gli albi del racconto architettato da Pasquale Ruju. Ogni uscita è accompagnata da una ricca sezione "dietro le quinte" (con un racconto inedito firmato dallo stesso Ruju, intervallato da tanti schizzi preparatori e illustrazioni più o meno inedite) e da un'introduzione. Ecco quella che Gianmaria Contro – curatore della collana originale e attuale responsabile di Le Storie – ha scritto per Caravan Omnibus 1.

Che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster”.

In tutta la storia del cinema non c’è una battuta carica di sogghignante, gelida ironia come quella che apre il Goodfellas – alias Quei bravi ragazzi – di Martin Scorsese (1990). I criminali ci piacciono, non possiamo negarlo. Se provassimo a ribellarci a questa imbarazzante verità, saremmo subito zittiti da uno tsunami di film, romanzi, fumetti, serie televisive e videogame, da un’orda di storie e personaggi che risale brulicante dalle più remote origini dell’intrattenimento di massa, fino alla superficie della nostra età digitale. I fuorilegge – possiamo dirlo a voce alta per sentirci un po’ meno colpevoli – ci piacciono, sì, ma non tutti. Amiamo quelli che ci elettrizzano con un brivido di ribellione, quelli che non chinano il capo di fronte a nessun Potere, a nessuna Legge, trapassando come pallottole la melassa della quotidianità.

Raymond Cassidy è il figlio – il nipote, forse – di una stagione dell’immaginario che, come lui, è dura a morire.

Letali ma non crudeli, coerenti con se stessi fino a rimetterci la pelle, capaci di uccidere e di amare con la medesima determinazione, fino in fondo, senza mezze misure, all’ombra di un personalissimo codice d’onore che – vada come vada – non infrangeranno mai. A ben guardarle, queste inafferrabili creature assomigliano fin troppo a degli Eroi, non trovate?

Raymond Cassidy è uno di loro, ma soprattutto è il figlio – il nipote, forse – di una stagione dell’immaginario che, come lui, è dura a morire. Dirty Harry, Shaft, i Giustizieri e i Guerrieri della notte, gli sbirri d’acciaio nelle strade newyorkesi e i motociclisti sulle highway dell’Arizona, baffi e barbe dalle forme bizzarre, pantaloni a zampa d’elefante, Magnum 44, Hard Rock, Disco Music e psichedelia, lunghe basette e pacifismo hippy… In una parola: gli anni Settanta dello Show Business statunitense, che così profondamente hanno segnato anche noi, qui tra le acque del Mediterraneo.

Nel 2010, Pasquale Ruju ha raccolto queste pallottole nel caricatore della sua Desert Eagle e ce le ha sparate addosso con l’infallibile mira di sempre, passandoci da parte a parte con un’onda di adrenalina e divertimento che oggi torna a colpirci con la stessa forza micidiale. La cosa non stupisce: potete picchiare duro quanto volete, Raymond Cassidy ci piace perché è uno che non resta a terra.

Gianmaria Contro