Intervista Adam Wild

Le visioni di Lucchi!

Con Adam Wild 20 e 21, in edicola a maggio e giugno, sulle pagine della collana torna il segno di Antonio Lucchi, pronto a portare su carta la storia più visionaria del personaggio creato da Gianfranco Manfredi!

Sassarese, classe 1978, Antonio Lucchi non è passato inosservato a chi ha avuto tra le mani il suo primo albo bonelliano. Era l’inizio del 2015 e nel numero 5 di Adam Wild (La terza luna) il suo segno, personale, ricercato e dinamico, sembrava quasi voler uscire dalla pagina! A distanza di ben oltre un anno, Lucchi riappare tra le tavole della collana, per mettere in scena l’avventura più visionaria dell’eroe antischiavista creato da Gianfranco Manfredi. Un racconto che comincia sul finire del ventesimo albo, “Alla ricerca di Odwina” e che raggiunge il suo culmine, visivo ed emotivo, nel numero 21, “La medusa immortale”. Ecco cosa ci ha raccontato il disegnatore della sua avventura con Adam Wild, e non solo!

► Con gli albi 20 e 21 della collana, il tuo segno torna su Adam Wild. Il tuo numero d’esordio, il quinto del mensile, “La terza luna”, ti aveva messo a confronto con il lato magico dell’Africa Nera, permettendoti di confrontarti con sequenze visivamente molto potenti. Anche la storia che ha inizio nel numero attualmente in edicola, “Alla ricerca di Odwina”, sfrutta questa tua predisposizione per il fantastico?


Assolutamente sì! Gianfranco ha da subito capito e assecondato intelligentemente la mia passione per le storie misteriose e d'atmosfera, affidandomi due numeri nei quali tale componente è protagonista. Preparatevi, perché non potete immaginare cosa vi aspetta! È una storia pazzesca ed è stato divertentissimo disegnarla.

► Nel racconto, Adam si trova sulle tracce di una città perduta tra le sabbie. Uno spunto fantastico, ma basato sulle esplorazioni e i resoconti di Guillermo A. Farini e del professor Alfred John Clement. Hai utilizzato i loro testi, ricchi di illustrazioni e fotografie, per visualizzare l’ambientazione del racconto?


Gianfranco ha subito capito e assecondato intelligentemente la mia passione per le storie misteriose e d'atmosfera.  Preparatevi, perché non potete immaginare cosa vi aspetta!

Gianfranco mi ha fornito un ricco dossier, composto dagli scritti e dalle illustrazioni di Farini. È stato affascinante studiare i documenti e ricreare quegli scenari. Nel mio processo creativo utilizzo anche il 3D per costruire gli ambienti in tre dimensioni in maniera da poterci camminare dentro e capire come e dove si muovono i personaggi durante la storia. In questo senso, le indicazioni di Farini sono state fondamentali per mettere giù la base sulla quale poi giocare di fantasia.

► Il numero 21 promette di essere, letteralmente, particolarmente visionario e suggestivo. Senza svelare più di tanto il contenuto delle sequenze, quali sono state le indicazioni di Manfredi, per questa storia? 


Ricordo quando mi parlò di questa storia: eravamo alla fiera di Lucca, stavo ultimando i lavori del numero 5 e durante la passeggiata verso il ristorante mi espose a grandi linee la trama. Il trasporto col quale mi raccontò ciò che aspettava Adam e compagni fu contagioso, non vedevo l'ora di iniziare. Sottolineò più volte l'invito a scatenarmi totalmente, a spingere sull'acceleratore e osare, perché la storia lo richiedeva.

► Gianfranco ti ha lasciato una certa libertà interpretativa? Come vi siete confrontati riguardo alcune particolari e ardite soluzioni grafiche che hai adottato?

Mi ha lasciato totale libertà creativa e questo mi ha consentito di lavorare in serenità. Non gli mostravo le matite, ma direttamente le tavole finite. Ho usato alcune soluzioni grafiche per sottolineare un particolare momento e l'idea è piaciuta. È un lavoro del quale vado particolarmente fiero, sia per la storia sia perché ha confermato una perfetta sintonia con Gianfranco.

► Facciamo un passo indietro: come sei arrivato a lavorare per Adam Wild? Qual è stato il tuo percorso formativo e professionale?

Come molti, disegno da quando ho memoria. Leggevo e copiavo di tutto, da Topolino ai supereroi, da Dylan Dog ai cartoni animati giapponesi che fotografavo alla tv (quando ancora non avevo il videoregistratore per poterli registrare e mettere in pausa). Ho creato fumetti con amici e compagni di scuola solo per il piacere di inventare storie e disegnarle, sempre nella speranza che, un giorno, il sogno di fare del fumetto un lavoro si trasformasse in realtà. La naturale evoluzione di questo desiderio fu frequentare l'istituto d'arte di Sassari e parallelamente, da autodidatta, studiare anatomia e le basi del disegno e del fumetto.

Il mio arrivo in Bonelli è stato un rapido ottovolante di emozioni: un susseguirsi di treni in corsa arrivati nel momento giusto e afferrati al volo. Il primo, decisivo passo (la prima pubblicazione su carta) arrivò grazie a Paolo Di Orazio. Vivevo a Roma per seguire il corso di grafica 2D/3D per il videogame tenuto all'Aiv, dove imparai l'utilizzo di programmi per la modellazione tridimensionale e affinai le tecniche di disegno digitale. Mi ero da poco iscritto a Facebook e avevo chiesto amicizia a tutti i miei autori di fumetto preferiti; postai alcune tavole e Paolo le notò. Mi volle con sé per il lancio di “Shinigami”. Per me, che divoravo le riviste da lui fondate, come “Splatter” e “Mostri”, fu incredibile.


Una suggestiva inquadratura (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera).

Il secondo treno si chiamava “Davvero” e a condurlo c'erano nientemeno che Paola Barbato e Matteo Bussola. Ho lavorato a un paio di episodi del webcomic e al numero due della serie edita da Star Comics. L'avventura di “Davvero” è stata qualcosa che porterò dentro tutta la vita.
Nel mentre ho lavorato al tredicesimo episodio del webcomic “Rusty Dogs”, ideato e scritto dall'amico Emiliano Longobardi, mio concittadino e figura fondamentale nella mia crescita artistica. L'ho tormentato per anni mostrandogli le mie tavole e lui mi ha suggerito tantissimi autori e ottime letture.
Infine, il terzo treno, giunto quando stavo per ultimare il numero due di “Davvero”: il post su Facebook di Manfredi che cercava nuovi disegnatori per una serie alla quale stava lavorando. Ho fatto le prove utilizzando uno stile diversissimo da quello maturato fino a quel momento, ho osato ed è andata bene. Ricordo vividamente il giorno in cui ricevetti la sua chiamata, quando chiusi il telefono e corsi per tutta la casa per la felicità.

► Quali sono stati gli autori e i riferimenti visivi che hanno modellato il tuo tratto e il tuo gusto?

Per quanto riguarda le influenze, queste vanno dal fumetto americano a quello italiano, passando per il Giappone. Gli autori che amo sono tantissimi e se ne aggiungono ogni giorno; giusto per citarne alcuni: Pasquale Frisenda, Bruno Brindisi, Giampiero Casertano, Claudio Villa, Corrado Roi, Nicola Mari, Sergio Toppi, Dino Battaglia, Daniel Zezelj, Jae Lee, Mike Mignola, Alberto Breccia, Tetsuo Hara, Katsuhiro Otomo e davvero molti altri.


► Raccontaci il tuo metodo di lavoro: dal video che presentiamo in questa stessa pagina, mi sembra di vedere che mescoli disegno tradizionale, su carta, alla lavorazione digitale. Qual è il tuo approccio alla tavola e quali sono i vari passaggi che portano al definitivo?


È tutto digitale, in realtà. Capisco possa trarre in inganno, perché gli strumenti messi a disposizione dagli attuali programmi di disegno ormai ricreano quasi alla perfezione quelli reali. Il mio processo creativo parte dalla lettura dell'intera sceneggiatura, almeno un paio di volte. È importante per me sapere dove andrò a parare, cosa mi aspetta, avere tutto sotto controllo. Fatto questo, apro Manga Studio (il programma di disegno) e creo il progetto con dentro tutte le pagine della storia. Inserisco le gabbie nelle tavole e inizio a buttare giù vignetta per vignetta, pagina per pagina, degli schizzi veloci e istintivi di quello che in sceneggiatura mi viene descritto. Poter iniziare a vedere – pur se abbozzata – tutta la storia, è un passaggio fondamentale per iniziare a sentirla mia, entrarci dentro, conoscere i personaggi e gli ambienti. A questo punto, se devo visualizzare delle situazioni particolarmente complesse, ricorro all'utilizzo di programmi di grafica tridimensionale. Da qui comincia il lavoro di rifinitura che parte dalla definizione a matita fino all'inchiostrazione finale.

► Dopo quest’avventura di Adam Wild, cosa ti aspetta? A cosa stai lavorando, attualmente?

Sono al lavoro su uno speciale a colori per la collana Le Storie, sempre su testi di Manfredi. È la sfida più impegnativa che io abbia mai affrontato. Mi sto occupando anche della colorazione e sto sperimentando di giorno in giorno nuove soluzioni, per restituire al meglio il periodo storico e le atmosfere immaginate da Gianfranco.

A cura di Luca Del Savio


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