Intervista Lukas e Caravan

Da Caravan a Lukas e ritorno!

Il 20 febbraio esce il capitolo conclusivo di Lukas... da pochi giorni è in libreria il primo Omnibus di Caravan. Quale occasione migliore per chiacchierare con Michele Medda, autore delle due serie?

Lukas e Caravan: due serie estremamente diverse ma legate da un minimo comune denominatore, chiamato Michele Medda. Lo sceneggiatore cagliaritano – uno dei "papà" di Nathan Never – è il creatore di entrambe le collane (Lukas in "combutta" con Michele Benevento), protagoniste, proprio in questi giorni, su diversi fronti. Lukas sta per chiudere il suo ciclo narrativo, con l'ultimo albo della serie, "L'infinito", in edicola dal 20 febbraio. Caravan è recentemente approdato in libreria e fumetteria, con il primo dei due volumi, cartonati e di grande formato, che ripropongono l'intera miniserie. Abbiamo approfittato del doppio evento per coinvolgere Michele Medda in una breve chiacchierata.

► In un'intervista di un paio d'anni addietro parlavi di Lukas come di un "figlio" nato da un'idea che ti era balenata alla mente: “un tizio esce dalla tomba e non sa perché. Non sa nemmeno chi è”. Da quel semplice ma efficace concept la serie è cresciuta molto, con il passare del tempo. Come hai vissuto l'evoluzione del racconto, ti era tutto chiaro fin dal primo momento o l'hai messo a fuoco strada facendo?

Fare fumetti è un lavoro, e ogni lavoro ha le proprie difficoltà. Ma se tutte le difficoltà fossero come quelle incontrate lavorando a Lukas, sarei un uomo felice.

Quando scrivo una storia lascio ampio margine all’improvvisazione. Come già era successo per Caravan, al momento di cominciare a scrivere avevo alcuni punti fermi, ma il passato di Lukas non era definito. Per esempio, la mano ricoperta dal guanto, all’inizio, era solo una trovata grafica, qualcosa per dare un quid caratteristico al personaggio. Non avevo ancora idea di come Lukas si fosse bruciato la mano. L’ho deciso solo al momento di scrivere la sceneggiatura del numero 6. L’attentato alla vita di Magnus, invece, è stato deciso addirittura a disegni ultimati, e per inserirlo nella storia ho modificato una didascalia e qualche passaggio di dialogo. Per quanto riguarda la conclusione, il finale della seconda stagione non è stato scritto appositamente: esisteva già, nel senso che era stato pensato come alternativo a quello della prima. Poi, per la prima stagione, ho ritenuto opportuno terminare con una specie di metafora dell’inferno: Lukas è condannato a rivivere eternamente la stessa situazione. E così il finale “alternativo” è stato spostato alla conclusione della saga.

► Quali sono stati i capitoli nodali dell'odissea lukasiana, quelli che hanno plasmato l'intenso finale che sta per approdare in edicola?

Direi che sono prima di tutto gli indizi che ho cominciato a disseminare a partire dal numero 4: i sogni del bambino, le “visioni” col serpente, e tutta la storia con Barbara. Barbara, forse ancor più degli spietati Ridestati del Direttivo, è lo “specchio scuro” di Lukas. È la vera Ridestata, che vive nascosta tra gli umani, accettando di nutrirsi della loro carne. Ma Lukas si rifiuta di vivere così, e vedremo che cosa sarà disposto a fare per non sottostare a questo destino.

► Sfogliando i ventiquattro albi che compongono le due stagioni di Lukas, si percepisce il legame molto forte che si è creato tra te, Michele Benevento e tutto lo staff di disegnatori. Sembra abbiate lavorato con grande creatività, armonia e partecipazione. È realmente così o ci sono stati contrasti, magari dovuti a diversi punti di vista?

Fare fumetti è un lavoro, e ogni lavoro ha le proprie difficoltà. Ma se tutte le difficoltà fossero come quelle incontrate lavorando a Lukas, sarei un uomo felice. Se è vero che dopo cinque anni c’è la soddisfazione di vedere il lavoro finito, c’è anche l’inevitabile malinconia del momento dei saluti. È stata una bella esperienza, professionalmente e umanamente.


La tavola, realizzata da Michele Benevento con i colori di Lorenzo De Felici,
che racchiude le ultime quattro copertine di Lukas Reborn (cliccate sull'immagine per ingrandirla).

► Per una curiosa coincidenza, nello stesso mese in cui Lukas giunge al termine, riemerge la tua precedente miniserie, Caravan, protagonista in libreria e fumetteria con il primo dei due Omnibus che la riproporranno integralmente. Che effetto ti fa posare nuovamente lo sguardo sulle pagine di quegli albi, rivedere Davide e la sua famiglia che lasciano Nest Point e cominciano il loro viaggio?

Abbiamo fatto un po’ di editing sull’Omnibus, le inevitabili sviste della prima edizione sono state corrette, ma confesso che ho cercato di affrontare il lavoro nella maniera più distaccata possibile. Come accennavo prima, la lavorazione di una serie dura anni, e si lega inestricabilmente a un periodo della tua vita, un periodo che poi ti ritrovi alle spalle. E, a differenza di Nathan Never, a me non piacciono le full immersion nel passato. Bisogna guardare avanti. Comunque, rimane la curiosità di vedere come una storia così particolare sarà accolta da un pubblico diverso da quello delle edicole.

► In Lukas, attraverso qualche inside joke, hai voluto citare proprio la saga di Caravan... ti piacerebbe, in futuro, dare un seguito a quella serie o pensi di aver raccontato tutto ciò che c'era da raccontare?

Credo che tu me lo chieda perché l’introduzione al volume Omnibus, a ben vedere, può essere considerata un microscopico sequel della saga, dato che cronologicamente si colloca dopo l’ultima tavola disegnata. Ma penso che un seguito a Caravan non avrebbe senso, dopo il suo famoso finale. Che credo sia il finale più discusso nella storia del fumetto italiano...

A cura di Luca Del Savio

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