Intervista Dylan Dog

Ancora un lungo addio

Mercoledì 17 febbraio, la Gazzetta dello Sport porta in edicola il trentunesimo albo della collana "I colori della paura": l'inedito remake di "Il lungo addio", disegnato da Carmine Di Giandomenico. Abbiamo intervistato Paola Barbato, sceneggiatrice dell'attesa riproposizione di un classicissimo dylaniato!

Al tempo della sua uscita, "Il lungo addio" – numero 74 della collana mensile di Dylan Dog – ha fatto emozionare e piangere i lettori dell'Indagatore dell'Incubo come forse non era mai accaduto prima. Nei giorni e nei mesi successivi la pubblicazione (datata novembre 1992), la redazione fu letteralmente sommersa di lettere bagnate di lacrime, sacchi e sacchi di posta che portava fino a noi le missive di lettori che ci aprivano il proprio cuore, raccontando le loro storie d'amore, dalle più strazianti a quelle da sogno. L'albo ideato da Mauro Marcheselli e Tiziano Sclavi, splendidamente visualizzato da Carlo Ambrosini, aveva evidentemente toccato le corde giuste, suscitando una straordinaria onda emotiva.

Mercoledì 17 febbraio, la Gazzetta dello Sport porta in edicola l'inedito remake di quello strepitoso episodio, "Ancora un lungo addio", disegnato da Carmine Di Giandomenico e scritto da Paola Barbato. Ecco cosa ci ha raccontato la sceneggiatrice milanese, autrice di tanti indimenticabili albi di Dylan Dog, sulla lavorazione di quest'albo davvero speciale.

► Dov'eri, tu, in quel novembre del 1992? Quale fu la tua reazione, leggendo il racconto?

Invece di riscrivere ciò che è noto ho scelto di mostrare "quello che non si era visto". In qualche modo ho scritto una storia "complementare" più che un remake.

Avevo 21 anni e la mia vita stava per cambiare in maniera radicale (sai quando sei sulla soglia di quelle storie che ti getteranno nell'abisso e ti faranno perdere 10 kg in un mese? Ecco.). Non avevo grandi preoccupazioni o aspettative, frequentavo oziosamente l'università, recitavo a teatro e mi facevo qualche domanda sul mio futuro, senza fretta. L'avevo trovata una storia toccante e triste, ma "a me non sarebbe mai successo nulla di così straziante", quindi liquidai l'emozione facendo spallucce. La rilessi qualche tempo dopo con dieci chili in meno e credo di averci pianto sopra l'anima.

► Come è nata l'idea di questo "remake" e quanto hai sentito il peso della responsabilità, dovendo mettere mano a un classico considerato quasi "sacro" dai fan di Dylan?

Toglierei il "quasi", e ho avuto una paura boia. Quando Roberto Recchioni mi ha chiesto quale storia avrei preferito riscrivere gli ho mandato un elenco nel quale avevo meticolosamente evitato "Johnny Freak" e "Il lungo addio". Poi mi è arrivata una telefonata di Mauro Marcheselli che mi ha buttato lì l'idea. E allora mi sono sentita minuscola e pavida. Quindi l'ho scritta già con la netta sensazione di salire un patibolo.

► Avendo letto l'albo in anteprima, possiamo dire che "Ancora un lungo addio" sembra nascere dalle pieghe della storia originale, ripescando e raccontando alcuni dei dettagli che erano un po' rimasti tra le righe, tra il detto e il non detto. Come hai affrontato questa impresa?

Esattamente così, invece di riscrivere ciò che è noto ho scelto di muovermi negli interstizi tra scena e scena, mostrando "quello che non si era visto", salvo qualche necessario aggancio alla storia originale. In qualche modo ho scritto una storia "complementare" più che un remake. 


"Ancora un lungo addio", una vignetta realizzata da Carmine Di Giandomenico.

► Come hai lavorato con Carmine Di Giandomenico? Quanto spazio gli hai lasciato, a livello di regia? C'è qualche sequenza, o qualche dettaglio, che vi ha un po' fatto penare o non ci sono mai stati particolari ripensamenti?

È stato molto bello, desideravo da tantissimo tempo l'occasione per poter collaborare con lui, lo corteggiavo a distanza come il giovane Werther. Ho scritto le pagine immaginando il suo tratto quando ancora non sapevo che il disegnatore sarebbe stato lui, perché in quei giorni aveva pubblicato delle illustrazioni che mi avevano ispirata. Gli ho lasciato la briglia scioltissima, ne avremmo guadagnato tutti. Per le inquadrature la sola difficoltà è stata scegliere la splash-page di apertura tra le tantissime possibilità che c'erano, e su questo ci siamo sentiti tutti e tre, io, Carmine e Roberto. Il risultato è graficamente un gioiello, ma questo era scontato, lui è straordinario.

► Se potessi rivisitare un altro classico dylaniato, quale storia ti piacerebbe riesplorare?

Il confronto con Tiziano è sempre terrificante, non esistono storie più "semplici" o "approcciabili". Quindi, se si deve morire, meglio morire gettandosi dalla rupe più alta come l'inarrivabile "Storia di nessuno".

A cura di Luca Del Savio

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