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Dylan Dog

Mater Morbi rinasce in libreria!

Una delle più celebri e discusse storie di Dylan Dog viene riproposta da Bao Publishing. Per l’occasione, ne parliamo con lo sceneggiatore Roberto Recchioni.

Una storia che, al momento della sua uscita (a fine Dicembre del 2009), non era certo passata inosservata, né tra gli appassionati di Dylan Dog né al grande pubblico. Il caso volle che quell’episodio, opera del duo Roberto Recchioni/Massimo Carnevale, giungesse casualmente in edicola in un periodo in cui delicati argomenti come testamento biologico ed eutanasia erano quasi sulla bocca di tutti. L’avventura poneva Dylan a confronto con la sofferenza e la disperazione, mettendo l’eroe sclaviano in una pericolosa posizione, in sospeso tra buio e luce. Questa storia intensa e dalle atmosfere dense ed emozionanti oggi ritorna, approdando in libreria grazie a Bao Publishing. La nuova edizione, di grande formato, oltre a sfoggiare una doppia copertina inedita (opera di Carnevale), presenta anche diversi contenuti esclusivi. Abbiamo parlato di Mater Morbi e di questa sua nuova veste direttamente con lo sceneggiatore Roberto Recchioni. Vediamo cosa ci ha raccontato.
 
Rileggendo per l'occasione Mater Morbi, non possiamo non notare quanto la storia sia sentita, da parte tua. Raccontaci da cosa è scaturito questo tuo desiderio di raccontare la malattia...
Le due spinte iniziali sono frutto della volontà di Massimo Carnevale di disegnare certe atmosfere e del cinismo autoriale dell'allora curatore di Dylan Dog, Mauro Marcheselli, che mi chiamò e mi disse: "Senti, mi piacerebbe fare una storia sulla malattia per Dylan... tu, che stai sempre male, mi sembri proprio la persona adatta!". In realtà, Mauro aveva letto alcuni pezzi che avevo scritto sul mio blog che lo avevano colpito e gli avevano dato l'idea di spingermi a scrivere una storia del genere.
Per qualche tempo ho nicchiato, perché sapevo che sarebbe stata una storia dolorosa e difficile. Ma il sasso era stato gettato e io non potevo ignorarlo.

Quanto è stato difficile scrivere una storia a tinte così crude e a tratti realistiche, dovendo comunque caratterizzare un "cattivo" da fumetto per creare un antagonista per l'Indagatore dell'Incubo?
Come dicevo, molto. Sia perché era una storia basata su esperienze molto dolorose e presenti nella mia vita, sia perché dovevo "mercificare" queste esperienze per trasformarle in qualcosa di adatto all'intrattenimento e all'avventura (che è un qualcosa da cui non si può, e non si deve, prescindere, quando si lavora per la Bonelli). La storia è quindi il frutto di due istanze precise: un racconto personale e, al tempo stesso, un'avventura dell'Indagatore dell'Incubo. Fortunatamente, Dylan non è un personaggio come gli altri. Nel crearlo, Tiziano ha iscritto nel suo DNA proprio la possibilità che, attraverso di lui, si potessero raccontare storie molto particolari e sentite. Sfruttando quindi il lavoro di Tiziano, ho usato Dylan (e mi sono lasciato usare da lui), per raccontare il mio.

Nel corso della lavorazione, che tipo di materiale hai fornito al disegnatore, Massimo Carnevale, perché riuscisse a restituire l'atmosfera e a rappresentare i dettagli che volevi arrivassero al lettore?
Io allego sempre molti riferimenti iconografici ai disegnatori per fargli capire il tipo di atmosfera che cerco. In questo caso non ce n'è stato bisogno perché Massimo sapeva ancora meglio di me cosa fare. Quello che gli ho mandato, invece, sono state un sacco di foto di macchinari e suppellettili ospedalieri, per dare credibilità e corpo alla storia.

Ora che è passato qualche anno dalla sua uscita originale, che effetto ti fa riguardare la storia, ritrovandola in libreria racchiusa in un lussuoso volume?
Non l'ho riletta. Non sono uno di quegli sceneggiatori che non rileggono mai le loro cose, anzi. Tendo a rileggerle spesso per vedere cosa ho fatto bene e cosa ho sbagliato. Ma, in questo caso, no. Il volume è nella mia libreria, l'ho sfogliato mille volte riguardandomi i meravigliosi disegni di Massimo, ma ho deciso di non rileggerlo. Ci sarà tempo e modo quando tornerò a scrivere una seconda storia con Mater Morbi come protagonista. Per il momento però, preferisco così.

C'è qualche contenuto aggiuntivo o qualche modifica nel racconto, rispetto all'edizione bonelliana?
L'edizione Bao, oltre che essere più grande nel formato, è arricchita da un prologo inedito di sei pagine, completamente dipinto da Massimo Carnevale, un estratto della sceneggiatura (con la possibilità di scaricare via web la versione completa), tantissimi (ma davvero tanti) studi di Massimo, un ricco apparato critico e alcune altre note a margine.

Intervista a cura di Luca Del Savio