Brendon

Dieci anni di Brendon! parte 1

In occasione del decennale dell'Ultimo Cavaliere di Ventura, abbiamo intervistato il creatore del personaggio, Claudio Chiaverotti!

Nel giugno del 1998 approdava in edicola un nuovo protagonista bonelliano: Brendon, un Cavaliere di Ventura che, a dorso del destriero Falstaff, si muove attraverso i territori della Nuova Inghilterra. Un eroe che agisce in un mondo devastato e cambiato per sempre dalla catastrofica Grande Tenebra. Un personaggio che, nel corso dell’ultimo decennio, ha saputo conquistarsi una fedele schiera di lettori, amanti delle avventure fantastiche, paurose e talvolta persino romantiche partorite dalla mente del suo creatore, Claudio Chiaverotti. Per festeggiare l’avvicinarsi di questa importante ricorrenza, abbiamo coinvolto lo sceneggiatore papà di Brendon in una lunga chiacchierata che ripercorre, anno dopo anno, le tappe fondamentali della saga dell’Ultimo Cavaliere di Ventura. Ne è scaturita una conversazione così ricca che abbiamo deciso di presentarvela in due puntate. Eccovi la prima parte, buona lettura!

Se dovessimo scegliere un’unica storia davvero importante per il primo anno di Brendon, saremmo un po' in difficoltà. Se è vero che "Nato il 31 febbraio" è imprescindibile, perché getta le basi dell'universo brendoniano, come possiamo mettere da parte “Lacrima di tenebra”, la prima avventura il cui compare Anja?

Sono d'accordo. Anja, la protagonista di “Lacrima di tenebra”, così come io l'ho creata, dovrebbe rappresentare l'idea dell'amore impossibile per un anti-eroe solo e maledetto come Brendon, e quindi è indispensabile a definire e a presentare il personaggio. Così come ognuno di noi è cambiato dalle esperienze della vita e dalle persone che incontra, se Brendon non avesse mai incrociato la sua strada con quella di Anja sarebbe stato un altro. Diciamo che il primo albo presenta l'ambientazione e il protagonista della serie, un mercenario fuori dalle regole ("Nato il 31 febbraio", come recita il titolo del numero 1, una carta fuori dal mazzo, che non esiste)... ma il numero 2 definisce meglio la sua psicologia, il suo rapporto con le donne. Io dico sempre che "Lacrima di tenebra" è una storia d'amore disperata tra due assassini, nella quale nessuno dei due dice mai "Ti amo" all'altro. Ecco, una caratteristica di Brendon è quella di tenersi dentro rabbie e solitudini. Mi ricordo che in un incontro, a Pisa, anni fa, una ragazza disse: "In Brendon, molto viene espresso dai silenzi". Riguardo al primo anno di vita, vorrei citare anche "Le ali della notte", perché è l'albo nel quale compare uno dei principali nemici di Brendon, l'alchimista Trevanian, un uomo folle e geniale vestito come i padri pellegrini del Mayflower, un personaggio che volevo far ritornare più volte. Per anni, invece, è rimasto in una prigione ultrasorvegliata (con una sola ricomparsa non da protagonista, nella storia "La strada ai confini del mondo")... ma proprio ieri ho finito di scrivere una storia nella quale lui torna in gioco in modo determinante...e qui mi fermo, per non scalfire ai futuri lettori il piacere della sorpresa.

Nel suo secondo anno in edicola, Brendon viaggia molto e si trova di fronte a numerose minacce, ma l'avventura che riteniamo fondamentale, soprattutto per il suo finale, è sicuramente "Il carro della paura"...

È vero… Quel finale in cui Brendon e Florence, dopo aver fatto l'amore, si scambiano qualche battuta… Lui dice che non sa se ha fatto bene a fare quanto lei gli aveva chiesto... e lei (che ha perso un figlio da poco tempo) risponde che quello era l'unico modo per sconfiggere la morte. E, quando Brendon si allontana dalla città di Doombar, Florence lo saluta e poi si sfiora il ventre, pensando: "L'unico modo per sconfiggere la morte... è la vita". Insomma, comprendiamo che Brendon ha dato un figlio a quella donna! Un figlio che, anni dopo, rivedremo, alimentando così la continuity brendoniana, sempre più richiesta dai lettori. A proposito, ricordatevi che nella saga dell’Ultimo Cavaliere di Ventura il tempo scorre come nella nostra vita: se per noi passano due anni, è così anche per i personaggi della serie. Tornando al secondo anno di avventure, io sono particolarmente affezionato all'albo "Ritorno al passato” che vede la prima apparizione dello stregone Zeder (e chi segue la saga del nostro eroe sa che è un character fondamentale, che ha appena avuto uno sviluppo "spiazzante"): una storia un po' strana in cui Brendon cerca di cambiare il passato, finendo nei mondi delle coincidenze e delle possibilità: in uno dei possibili universi paralleli, Brendon è rimasto nella nativa Stonehaven e ha sposato quella Demi che gli aveva infranto il cuore da ragazzo.

"Anja", con il ritorno della “Lacrima di tenebra”, è, a nostro parere, il vero pilastro del terzo anno. Tu cosa ne pensi, e hai particolari ricordi, legati a questa storia?

Beh, con le storie di Anja con me si sfonda una porta aperta. Non ditelo a Brendon, ma anch'io sono innamorato di questa donna bellissima e fragile. Riguardo a questo terzo anno segnalo un altro paio d'albi: uno è "La leggenda di Lizard", che forse è la prima incursione di Brendon nei temi sociali, attuali, anche se affrontati in un Medioevo Prossimo Venturo di fantasia che ci permette di esprimerci nella massima libertà. In questa storia c'è una presa di posizione durissima del nostro protagonista contro la pena di morte e tutte le "leggi del taglione" (che verrà ribadita, in un modo ancora più duro, in "Sogni di sangue"), e una forte critica contro il Potere e la Ragion di Stato. E mi piaceva immaginare che le parole di “King Lizard”, il "Re Lucertola", il cantante-poeta di una generazione Jim Morrison, fossero arrivate oltre la Grande Tenebra. La terza storia che voglio citare è "La notte delle streghe", forse l'avventura più strana, surreale e lunga nella realizzazione (quattro anni, con i disegni di Emiliano Simeoni che sembrano incisioni!).

Il nostro "Oscar" del quarto anno lo assegniamo a un'avventura corale, quella malinconica e violenta dei mercenari di "Linea di fuoco", mentre per il quinto premieremmo "Il ritorno della Luna Nera", tappa importante nella lotta tra Brendon e la sanguinaria setta. Sei d'accordo?

Stavolta non siamo in sintonia. Non rinnego "Linea di fuoco", ci mancherebbe: io mi spacco in quattro ogni volta, considero dieci opportunità prima di scegliere un soggetto, penso a mille svolte narrative prima d'intraprenderne una, e quindi ogni racconto che scrivo, nel bene e nel male, è una mia creatura, e la amo e la sostengo con tutta la passione possibile. Ma ci sono altri albi, quell'anno, che ritengo più rappresentativi. Per esempio il succitato "Sogni di sangue", una storia dura, dove una tematica soprannaturale (il Re Rosso che realizza i desideri) s'incrocia con un'altra lotta di Brendon contro la Ragion di Stato, rappresentata da un giudice succube della sua perversa donna, che vuol mandare sulla forca una ragazza innocente. E poi, sempre della stessa annata, mi viene in mente "La morte e la fanciulla", uno strano mix di violenza e mistero che emerge raccontando il rapporto che lega due personaggi diversissimi, un timido e grassoccio riparatore di oggetti e una crudele assassina, bellissima e statuaria. Per il quinto anno sceglierei anch’io "Il ritorno della Luna Nera", un’avventura che ha preparato gradualmente il terreno alla continuity che si è sviluppata anni dopo. E un altro albo a cui sono molto affezionato è "Prima del buio", la storia di un'ex guerriera dell'esercito di Nympha (come Anja, guarda caso) che sta diventando cieca. Quel personaggio, con la sua crescita, anche negativa, nel corso dell'albo, mi è proprio rimasto dentro…
Continua nella prossima puntata…