Dampyr

Harlan al Grand Guignol!

Nel numero 158 di Dampyr, in edicola dal 4 maggio, il disegnatore Alessio Fortunato ha riversato tutta la sua esperienza con il celebre teatro della paura!

Il Grand Guignol, celeberrimo teatro della paura, fa da sfondo alla nostra storia di questo mese. Per illustarla abbiamo chiamato Alessio Fortunato, ma non solo per la capacità evocativa delle sue tavole. Alessio ha avuto direttamente a che fare con il teatro del brivido. Lasciamo a lui la parola...

"AIUTO! ALL’ASSASSINO!". Non era difficile sentire echeggiare queste grida d'aiuto e di disperazione nei vicoli bui della Parigi di fine Ottocento e più precisamente in quella viuzza che rispondeva al nome di Impasse Chaptal, posta ai piedi di Montmartre nel nono arrondissement, un mondo brulicante di apaches e prostitute, di inquietudini e follie fin de siécle. Non è un caso che il fondatore del teatro del Grand Guignol, nonché direttore e autore di testi, sia stato proprio un segretario della Prefettura di polizia di Parigi, Oscar Méténier. Collaboratore di Andrè Antoine nel celebre Théâtre Libre, decise tra il 1896 e il '97 di trasformare una vecchia cappella giansenista, divenuta poi atelier del pittore "pompier" Rochegrosse, in un palcoscenico sensazionale. Fu un immediato successo: il repertorio "grandguignolesco" fiorì per più di settant’anni, sino al 1963, quando l’ultima direttrice, Eva Berkson, decise di abbandonare all'oblio quelle tavole impolverate e intrise di finto sangue.
Quando, nel 1991, decisi di iscrivermi all'Accademia di Belle Arti di Bari, era viva in me la passione per il cinema classico dell'orrore, da quello espressionista tedesco a quello americano della Universal, e fu in quel periodo che conobbi quelli che sarebbero diventati colleghi e soprattutto complici della mia personale rinascita del Grand Guignol e del suo repertorio. Base logistica fu Castellaneta (TA), paese natale del primo divo cinematografico, Rodolfo Valentino. Ci riunimmo sotto il nome di "Compagnia teatrale Sturm und Drang" e, tra il ‘91 e il ‘93 ci lanciammo nell'allestimento di quattro tra le più famose piéces del Guignol: "Sotto la luce rossa", unita a "Il fabbricatore di mostri" e "Mammina" insieme a "Le notti dello Hampton Club". Il periodo di lavorazione e di messa in scena fu costellato da perenni problemi finanziari, ma riuscimmo sempre ad andare avanti con la passione e la voglia di far riemergere quelle atmosfere che tanto ci affascinavano. I trucchi e gli effetti artigianali non avrebbero sfigurato al cospetto di un Méliès o di un Corman del ciclo di Poe. Sapevamo di continuare, nel nostro piccolo, la storia di un genere ormai dimenticato, ma che ci avrebbe legato per sempre. La risposta del pubblico (soprattutto ragazzi) in quegli anni fu molto favorevole, a dir poco travolgente, forse aiutata anche da quel numero 31 di Dylan Dog, "Grand Guignol", appunto. Il ricordo di quella esperienza meravigliosa la conservo sempre dentro di me e nelle cose che faccio e disegno, o almeno ci provo. Quando Boselli, un anno fa, mi propose questa storia, pensai subito che si fosse chiuso il cerchio. A distanza di venti anni esatti mi ritrovavo dinnanzi alla mia personale Moby Dick e, da buon Achab, credo di aver dato il massimo per restar vivo tra i flutti impetuosi del finto sangue sgorganti dalle scene di un piccolo teatrino dimenticato di Parigi.
Alessio Fortunato