Anteprima Zagor

Hellingen: io, il nemico

Moreno Burattini introduce la nuova saga zagoriana, in questi mesi in edicola, che vede l'atteso ritorno del "villain" per eccellenza dello Spirito con la Scure!

Con l'albo "L'eredità di Hellingen", in edicola dal 4 agosto, ha inizio l'annunciata e attesissima saga del ritorno di Hellingen. Uno dei nemici più temuti (da Zagor) e al contempo più amati (dai lettori) sta per tornare a terrorizzare Darkwood e forse il mondo intero. Per l'occasione, Moreno Burattini (curatore zagoriano ma anche autore della maxi storia a puntate che ha inizio nell'albo di agosto) ha voluto soffermarsi su Hellingen, del passato, del presente e... del futuro!

Nella serie di Zagor, i cattivi che sono rimasti nella mente dei lettori sono assai più numerosi che in quella di Tex. Forse per la natura della collana, più votata al fantastico, gli antagonisti dello Spirito con la Scure, sono decisamente eterogenei: scienziati pazzi, vampiri, stregoni, pirati, avventurieri, alieni, esseri mitologici e sovrannaturali.

Hellingen ci offre un esempio davvero emblematico di come Guido Nolitta “costruisse” la saga zagoriana assemblando in modo originale spunti diversi.

Senza dubbio è Hellingen il "villain" principe della saga di Zagor. Classico scienziato pazzo, il malvagio professore è sicuramente un genio, visto che con un buon secolo di anticipo si è creato televisori, radiocomandi e robot, ma la sua intelligenza e tutta votata al male. Il suo scopo è quello, chiaramente, di conquistare il mondo, e altrettanto ovviamente l’eroe, in più occasioni, al termine di mitici episodi, riuscirà a fermarlo. Hellingen, peraltro, ci offre un esempio davvero emblematico anche di come Guido Nolitta “costruisse” la saga zagoriana assemblando in modo originale spunti diversi: il personaggio è stato ispirato da "Virus", un fumetto italiano degli anni Trenta, illustrato da Walter Molino, e dalle figure di "mad doctor" presenti in molti film (Frankenstein, il dottor Cyclops, lo scienziato di Metropolis eccetera). Tuttavia, alla sua prima apparizione, lo vediamo costruire Titan, un gigantesco robot con il quale minaccia una tribù di indiani Ottawa. Costoro, per difendersi dal colosso di metallo, hanno costruito una palizzata che circonda il loro villaggio, e ritenendolo una divinità sperano di rabbonirlo con l'offerta di doni: tutto ciò richiama alla mente il film "King Kong", del 1933, dove gli indigeni fanno altrettanto nei confronti del colossale gorilla nato dalla penna di Edgar Wallace. Ma ecco che, come in un complicato gioco a incastri, il robot trova un preciso riferimento in una storia di Brick Bradford del 1939, "Il Mostro d'Acciaio".

Dunque, Nolitta assorbiva o captava le suggestioni di film, romanzi o fumetti, le rielaborava, le filtrava e le trasformava in qualcosa di nuovo, e di suo. Ma nelle sue mani, tutto ciò che poteva sembrare deja vu diventa nuovo e affascinante. E perfino in grado di fare scuola.


Titan terrorizza un villaggio indiano su Zagor n.12 (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola).

Cowboys & Aliens

Non è certo stato il regista Jon Favreau, con il suo recente film “Cowboys & Aliens”, a inventare la contaminazione fra il western e la fantascienza. I fumetti hanno mescolato i due generi già molto tempo prima. Peraltro, la stessa pellicola interpretata da Daniel Craig e Harrison Ford è stata ispirata da un fumetto: per la precisione, dal progetto per un graphic novel ideato nel 1995 da Scott Mitchell Rosenberg, il fondatore della Malibu Comics.

Per chi legge Zagor e ne conosce la saga, l’idea di mettere le armi degli extraterrestri a confronto con le Colt degli uomini del XIX secolo non sembra nulla di particolarmente originale: Guido Nolitta l’aveva già fatto con la saga degli Akkroniani, una razza aliena sbarcata sul nostro pianeta e insediatasi in una base nascosta sul monte Nataani, nel cuore di Darkwood. A fungere da supporto terrestre per gli squamosi visitatori giunti dalle stelle, un vero e proprio traditore della nostra specie: il professor Hellingen, deciso a vendicarsi del genere umano stringendo un’alleanza con i mostri spaziali da lui contattati. E con il “mad doctor”, tornano i suoi mirabolanti macchinari e le sue invenzioni anticipatrici dei tempi: apparecchiature simili a computer, schermi televisivi, congegni ricetrasmittenti e soprattutto missili teleguidati. Il tutto, perfettamente calato negli scenari e nelle atmosfere della vecchia frontiera, dato che all’inizio Zagor si trova di fronte trappers, pellerossa e soldati, e solo in un secondo momento il nostro eroe si accorge, e il lettore con lui, che nella foresta sta accadendo qualcosa di decisamente insolito, non inquadrabile nei canoni del racconto western.


Zagor e Cico scoprono l'alleanza tra Hellingen e gli Akkroniani. (cliccate sull'immagine per l'intera pagina).

La saga dello Spirito con la Scure, però, ha abituato il suo pubblico fin dall’inizio alla trasversalità fra i generi e dunque, così come i classici scenari dell’avventura si sono tinti di horror con l’irruzione dell’Uomo Lupo o del Vampiro, ecco che possono colorarsi di giallo o acquisire le cromature della tecnologia hellingeniana, quando il folle scienziato nolittiano telecomanda il suo robot Titan o pilota il sommergibile Squalus, ma anche aziona raggi paralizzanti o parla in un microfono. Già Jules Verne, a pensarci bene, aveva immaginato uno scienziato pazzo del genere scrivendo i due suoi romanzi con protagonista Robur, in grado di costruire il vascello volante chiamato Albatros (lo vediamo in “Robur, il Conquistatore”) e poi progettare un macchinario ancora più incredibile, l’Epouvante, in grado di trasformarsi in bolide stradale, aereo, nave e sommergibile (accade ne “Il padrone del mondo”). Quando Robur compare sulla scena, ha la sua base nel cono inaccessibile di un vulcano spento, nel cuore degli Stati Uniti, e l’epoca in cui la trama è ambientata è quella contemporanea alla pubblicazione, vale a dire, nel caso del primo titolo, il 1886. In pieno periodo western.

L’Hellingen di Sclavi

Ci sono stati comunque degli Hellingen anche non nolittiani: quello di Tiziano Sclavi e quello di Mauro Boselli. Il primo, è decisamente l’esempio di un modo “autoriale” di approcciarsi a un mito creato da mani altrui. Il racconto (“Incubi”, datato 1988) conta 513 pagine ed è la storia più lunga della saga zagoriana, oltre a essere, senza ombra di dubbio, anche la più insolita. Sclavi, il creatore di Dylan Dog, proprio scrivendo per lo Spirito con la Scure aveva mosso i suoi primi passi in casa Bonelli e fatto le “prove generali” del suo Indagatore dell’Incubo.

Sclavi, il creatore di Dylan Dog, proprio scrivendo per lo Spirito con la Scure aveva mosso i suoi primi passi in casa Bonelli e fatto le “prove generali” del suo Indagatore dell’Incubo.

Quando riporta sulle scene il professor Hellingen, nemesi zagoriana per eccellenza, lo sceneggiatore ha già maturato un suo stile originale e una sua personale visione del mondo, ed è divenuto un maestro riconosciuto e osannato. Può dunque permettersi il lusso di sbizzarrirsi in una vera e propria, personalissima, rivisitazione d’autore dell’universo che ruota attorno alla foresta di Darkwood, scardinandolo fin dalle fondamenta e ricreandolo dopo averlo distrutto. Se, prima di questa storia, la sfida di ogni autore era stata quella di confrontarsi con l’eredità nolittiana e non tradirla, pena la delusione dei lettori, adesso la “calligrafia” di Tiziano Sclavi è a tal punto riconosciuta e accettata in quanto tale che nessuno può formulare l'accusa di non aver rispettato i canoni dell’“ortodossia”. In altre parole, nonostante le tavole del suo racconto trascendano e scardinino senza pietà gli schemi e le convenzioni del personaggio, il lunghissimo episodio va considerato un evento a sé.

Essendo "Incubi" altra cosa rispetto alle normali avventure dello Spirito con la Scure, il giudizio deve esulare dalle precedenti regole del gioco. Allo stesso modo, leggendo “The Dark Knight Returns" di Frank Miller (1986) non si possono esprimere pareri di merito alla sola luce dei Batman di Bob Kane, Dick Giordano o Neal Adams. E lo stesso si potrebbe dire di un’altra saga scritta da Miller, ma disegnata da David Mazzucchelli, “Born Again” (anch’essa dell’86), che frantuma la figura di Daredevil e la resuscita dalle ceneri. Matt Murdock cade in disgrazia, diviene un senzatetto, perde gli amici e gli affetti più cari a causa di un complotto ordito da Kingpin. Nel “Dark Knight”, invece, la vicenda si svolge in una realtà alternativa rispetto alle tradizionali avventure di Batman, con i supereroi dell’universo DC più vecchi di vent’anni. Miller stravolge anche la struttura grafica della pagina disegnata, ed è facile notare come Sclavi, ottimamente supportato da uno strepitoso Ferri, faccia lo stesso ideando tavole in cui la gabbia bonelliana viene deformata e reinterpretata. La deformazione e lo stravolgimento trovano peraltro perfetta corrispondenza negli avvenimenti, che raccontano un lento precipitare dell’eroe in un vortice che sembra scaturire da un “cupio dissolvi” dello sceneggiatore, da un desiderio di distruzione e annullamento. Vediamo addirittura morire Zagor per ben due volte, una delle quali addirittura suicida, in uno stordente gioco a incastri di realtà alternative e mondi paralleli, dove ogni certezza, ogni punto di riferimento sembrano vacillare, dove il ruolo stesso dello Spirito con la Scure, quale campione del Bene, viene messo in discussione.


"Incubi" di Tiziano Sclavi e Gallieno Ferri (cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola intera).

Il fattore che scatena il caos non è però l'opera raziocinante e lucida della mente diabolica di Hellingen, ma solo il suo delirio di onnipotenza e di ribellione dell'ordine naturale delle cose, come ben capiremo a storia conclusa, quando tutto, allora e solo allora, verrà spiegato e giustificato. Sclavi non consegna ai lettori una storia del Re di Darkwood, ma un graphic novel che assomiglia molto ai “What If” della tradizione marveliana.

Andata e ritorno

Anche Mauro Boselli, in un suo recupero del personaggio, si allontana volutamene e decisamente, in cerca di nuove strade, spunti e soluzioni, dall’Hellingen di Nolitta. Nel suo lungo racconto “Hellingen è vivo!” entra in scena anche il Wendigo, un demone originario di un’altra dimensione, che “ricompone” lo scienziato pazzo le cui molecole erano state disperse nello spazio. Lo scopo della malvagia entità, già in passato sconfitta da Zagor, è quello di vendicarsi dello Spirito con la Scure, ma poiché il "mad doctor" gli si ribella volendo fare di testa sua, viene punito finendo relegato in una sorta di Inferno. Come si vede, l’avventura ha toni decisamente fantasy e magici, e viene contaminata da suggestioni horror e caratterizzata dalla presenza sulla scena di Edgar Allan Poe, che si scopre essere un agente di “Altrove”.


Wendigo riporta in vita Hellingen nella storia di Mauro Boselli (cliccate sull'immagine per visualizzare la pagina intera).

Senza rinnegare nulla di quello che Sclavi e Boselli hanno narrato, il nuovo ritorno di Hellingen riporterà invece indietro le lancette dell’orologio, tornando all’ultima apparizione scritta da Guido Nolitta. “Resurrezione!”, la storia sceneggiata dal sottoscritto e illustrata dalla coppia Gianni Sedioli (matite) e Marco Verni (chine), dopo un prologo opera di Gallieno Ferri, che occupa gli albi Zenith dal numero di agosto ("L'eredità di Hellingen") fino a quello di dicembre 2015, prevede che il super-nemico sia esattamente quello nolittiano, e non abbia memoria di nessuno degli eventi successivi. Tutto ciò, ovviamente, grazie a un escamotage narrativo che azzera le modifiche apportate dopo “Magia senza tempo” (ma fino a un certo punto, o soltanto apparentemente, come si vedrà). Nel corso di questa nuova saga verranno anche rivelati sia il nome di battesimo di Hellingen (finora taciuto), sia alcuni avvenimenti del suo oscuro passato, quelli che sono serviti a farlo diventare quel che era al momento della sua comparsa nella serie, nell’avventura “Sulle orme di Titan” (Zagor n° 12).


I due arcinemici nell'illustrazione di Gigi Cavenago per la copertina del volume edito da SCLS Magazine.

L’evento del nuovo ritorno del "villain" zagoriano non è passato inosservato e, anzi, gli sono state dedicate due mostre: ad Albissola Comics e Riminicomix, rispettivamente a maggio e a luglio. In particolare, ad Albissola è stata organizzata una esposizione dal titolo “Hellingen: io, il nemico”, dove si sono potuti ammirare ben quaranta omaggi di grandi disegnatori, al “cattivo” zagoriano per antonomasia. Tutte le illustrazioni sono comunque state raccolte in un bel catalogo di 120 pagine a colori edito da SCLS Magazine, corredato da esaustivi saggi critici, che vanta una copertina di Gigi Cavenago.

Moreno Burattini