Iniziative bonelliane

I predatori dell'albo perduto

Alex Dante colpisce ancora, realizzando un nuovo video, stavolta "live action", dedicato a Martin Mystère... o meglio, a Java. Un cortometraggio che vi presentiamo in anteprima, anche attraverso le parole del suo autore.

Dopo essersi divertito a giocare con la storia del cinema e a ipotizzare, con il suo Comics Casting Call, una possibile carriera in celluloide del Detective dell'Impossibile, Alex Dante ha colpito ancora! Il videomaker, con la complicità dei suoi più stretti collaboratori e di Alfredo Castelli, ha realizzato un cortometraggio "live action" (che trovate in questa stessa pagina, oltre che sul nostro canale YouTube): protagonista è Java – interpretato da Massimo Valz Brenta –, alla ricerca di un albo prezioso quanto difficilissimo da recuperare... il numero 1 di Martin Mystère!

► Come è nata l'idea di "Java e i predatori dell'albo perduto"?

Come ben sai, ho una grande passione per i fumetti, Bonelli sopra tutti. In particolare Martin Mystère e Dylan Dog sono in cima alle mie preferenze. Occupandomi di videomaking, ho da sempre il desiderio di trasporre in “live action” le mie passioni fumettistiche. Mi sarebbe piaciuto fare un corto su Martin Mystère, ma la difficoltà più grande (non disponendo di un budget e facendolo per passione) era quella di trovare un attore con l’aspetto giusto per interpretare il BVZM. Perché non è che sia proprio semplice trovare un attore alto, prestante, biondo, con mascella squadrata, naso leggermente aquilino e con un’età compresa tra i 35-50 anni. Allora, in prima battuta, ho pensato di fare un corto che puntasse i riflettori sul fumetto e non sui personaggi, basando la storia sulla ricerca del numero 1 (che, per inciso, manca veramente alla mia collezione); solo successivamente mi è venuto in mente che avevo a disposizione un amico attore (Massimo Valz Brenta, in arte Wuoz) che aveva il physique du rôle per incarnare Java. Da lì in poi le cose sono andate avanti quasi di propria volontà.

► Raccontaci le varie fasi di lavorazione del progetto: dall'idea al coinvolgimento degli attori, fino al girato...

Una volta capito cosa potevo fare, ho cominciato a scrivere la sceneggiatura. L’intenzione era di confezionare una commedia che avesse dei rimandi metafumettistici, con Java che, in qualche modo, giocasse con il proprio creatore. L’idea di coinvolgere Alfredo Castelli, quindi, c’è stata da subito.
Scritta la sceneggiatura, ho preparato uno storyboard, disegnato molto velocemente, molto utile per le successive fasi, prima fra tutte quella di illustrare a Castelli il progetto. Al BVZA, sempre aperto alle novità, l’idea è piaciuta e, con mia grande gioia, si è detto subito disponibile. Nel frattempo ho spiegato il progetto a Massimo e, anche qui, ho trovato le porte spalancate.

L’intenzione era di confezionare una commedia che avesse dei rimandi metafumettistici, con Java che, in qualche modo, giocasse con il proprio creatore.

Era la fine di ottobre dell’anno scorso, quindi dovevamo cominciare a fare le riprese in esterno il più presto possibile, prima che le giornate si accorciassero troppo, il tempo volgesse al brutto e gli alberi fossero eccessivamente spogli. Gli esterni hanno richiesto una giornata e mezza di riprese, con una troupe ridotta all’osso: in tutto eravamo in cinque, compresi gli attori. Per le scene che prevedevano l'utilizzo del green screen abbiamo fatto la maggior parte delle takes in una giornata e alcuni re-shoot in un’altra serata con troupe ultra ridotta: tre persone, di cui due attori. Aggiungiamo ancora le riprese fatte in un pomeriggio a casa di Massimo, per l’epilogo, e quelle effettuate in redazione Bonelli e il capitolo riprese si può dire concluso.

Chiaramente, durante la lavorazione, alcune cose sono state cambiate rispetto allo storyboard, sia per esigenze pratiche che per idee improvvisate al momento; in questo, Massimo (che oltre ad essere un attore è un cabarettista) è stato fantastico, perché ha contribuito con idee esilaranti e spunti che hanno migliorato sensibilmente la resa delle gag. Anche Cristina Borio (l’aiuto regista che ha girato tutte le sequenze in cui io sono in scena) ha contribuito parecchio con suggerimenti sia sul campo che in fase di montaggio.

► E la post produzione? Come e quanto hai lavorato sulle immagini, elaborandole per ottenere il risultato finale?

Innanzitutto ho fatto un montaggio di massima con le riprese “crude” e poi sono passato alla post-produzione, che è stata la cosa più onerosa dal punto di vista del carico di lavoro. Come detto, essendo un progetto fatto per passione, ho dovuto lavorare nei ritagli di tempo e occuparmi personalmente di tutto quanto.
Come prima cosa ho dovuto preparare i fondali per la grotta e il tempio. L’idea era di creare una scenografia cartoonistica, un po’ alla Mary Poppins, giusto per intenderci. Una volta preparate le “quinte” le ho montate in Motion, un programma di post-produzione video, nel quale ho ricreato un set tridimensionale virtuale. La parte difficile è stata fare il tracking tra i movimenti della videocamera reale e quella virtuale. Alla fine non sono del tutto soddisfatto del risultato ma, visto il mood cartoonesco e l’attitudine comica della storia, la cosa funziona ugualmente.


La locandina di "Java e i predatori dell'albo perduto"
(cliccate sull'immagine per ingrandirla).

Poi mi sono occupato del “chroma keying” (lo scontorno del fondale verde), del “color grading” (la correzione cromatica delle immagini), dell’applicazione dei vari filtri per migliorare le immagini e del “compositing”, cioè il lavoro necessario a far sì che le riprese, i fondali, gli effetti speciali, le animazioni e quant’altro si fondessero in un risultato organico.

Successivamente c’è stato il lavoro di doppiaggio, sonorizzazione e mixaggio del suono, unitamente alla creazione della musica, scritta appositamente per l’occasione e ispirata alle atmosfere delle pellicole di Indiana Jones. Nei titoli di coda ho riutilizzato la "Uncle Marty’s Tune" che avevo preparato per il Comics Casting Call di Martin Mystère.

I cinefili più attenti avranno modo di notare come non solo l’atmosfera e l’andamento delle scene di esplorazione di "Java e i predatori dell'albo perduto" si rifacciano proprio a "I predatori dell’arca perduta", ma anche molte scelte di inquadratura. Una dichiarazione d’affetto sia al film d'avventura per antonomasia che al fumetto mysterioso per eccellenza.

L’ultima parte del lavoro riguardava lo screening. Abbiamo fatto una prima visione con gli amici dell’AMys (l’Associazione Nipoti di Martin Mystère) durante la cena sociale e i commenti sono stati incoraggianti. Poi, con calma, Alfredo ha rivisto più volte il corto e ha suggerito alcuni tagli e ottimizzazioni che hanno ulteriormente migliorato la fruibilità.

► Ti stai specializzando esclusivamente in filmati "mysteriosi" o il tuo prossimo video si allontanerà dall'ambito del Detective dell'Impossibile?

Nel cassetto ho sempre l’idea di realizzare una puntata di Mystère Mysteries, la trasmissione televisiva del BVZM, ma, come detto, trovare un attore adatto non è cosa facile. Poi ho una mezza idea su un certo indagatore, un’idea che si discosta parecchio da quanto visto in giro finora e che… no, vabbé, mi fermo qui, anche perché non so se, come e quando potrò mettere in scena la cosa.
Uscendo dall’ambito fumettistico, ho già scritto la sceneggiatura per un corto di taglio drammatico, vagamente tarantiniano, che potrei girare in estate, sempre con la partecipazione di Massimo “Wuoz” Valz Brenta. Le idee sono tante, è il tempo libero che manca. Spero, prima o poi, di trovare dei finanziatori che mi permettano di lavorare su queste cose a tempo pieno e con mezzi più adeguati.

Per concludere vorrei ringraziare tutte le persone coinvolte nel corto di Java, soprattutto Alfredo Castelli, Luca Del Savio e Magda Barbaro, sia per essersi prestati al gioco che per avere fornito delle performance impeccabili. Ovviamente ringrazio moltissimo la Sergio Bonelli Editore per avermi permesso di girare all’interno della redazione e per aver accolto il cortometraggio all’interno del suo canale YouTube.

a cura di Luca Del Savio