Intervista Zagor

Joevito e la scure!

Dopo cinque anni d'assenza, sull'albo in edicola dal 4 marzo, fa il suo ritorno il disegnatore Joevito Nuccio: grazie al suo tratto vigoroso e classico, uno Zagor dinamico e scattante è pronto ad affrontare un nutrito branco di letali belve feroci!

Con il suo tratto dinamico e carico di energia, Joevito Nuccio suscita l'entusiasmo dei lettori zagoriani, coinvolgendoli in una storia tesa e tenebrosa, animata da un feroce quanto affascinante licantropo. Il tempo scorre e rapidamente, da quel gennaio 2010, ci troviamo catapultati a oggi, in attesa dell'uscita (prevista per il 4 marzo) della prima delle tre parti della nuova storia visualizzata dal disegnatore italo-americano. Un'occasione da celebrare, facendoci raccontare da Joevito il suo legame con Zagor e chiedendogli di accompagnarci dietro le quinte della lavorazione di "Corsa disperata".

Sono già passati cinque anni dall'uscita della tua prima storia per Zagor: ricordi ancora l'emozione di quel debutto? Quale accoglienza hai potuto riscontrare, da allora fino a oggi, nel corso dei vari incontri con il pubblico ai quali hai partecipato?

Sono già passati cinque anni è vero, ma ovviamente l’emozione dell’esordio non la posso dimenticare. Non è un caso unico, quello di passare da lettore ad autore, nei fumetti, ma non è neanche cosa che capiti tutti i giorni. Per me, poi, è ancora più singolare, visto che, senza tappe intermedie, mi sono ritrovato a disegnare per la serie che ai fumetti mi aveva fatto appassionare, sin dalla tenera età. Il solo fatto di vedere un paio di vignette di anteprima in quarta di copertina dell’albo precedente a "Plenilunio" mi creò un senso di straniamento che ricordo ancora con grande emozione. Erano i miei disegni, su un albo di Zagor! Non riuscivo a crederci.

Sull’accoglienza, che dire? È andata oltre ogni mia più rosea previsione, in alcuni casi è stata quasi imbarazzante. Per fortuna ci sono stati anche lettori che, pur apprezzando e concedendo tutte le attenuanti del caso, non hanno mancato di far notare le incertezze che emergevano dalle mie tavole e di cui, in ogni caso, ero perfettamente consapevole. Basta guardare il proprio lavoro a distanza di breve tempo per accorgersi che si potevano fare scelte diverse, e questo capita anche ad autori ben più navigati, figuriamoci a me che ero all’esordio assoluto. Credo però di essere riuscito a creare l’atmosfera giusta per quella storia, che probabilmente ha aiutato il lettore a passare sopra quelli che erano e sono tutt’ora i miei limiti.

Zagor contro un letale Drago di Komodo!

Come hai affrontato "Corsa disperata", la tua seconda avventura dello Spirito con la Scure? Ci hai messo parecchio tempo a completare la storia...

Ecco, forse non era il caso di ricordare che ci ho messo parecchio tempo, ma ormai la frittata è fatta... L’obiettivo minimo che mi ero proposto per questa seconda avventura era cercare di fare meglio che nella prima. Penso di avercela fatta: sono molto più soddisfatto del risultato, rispetto agli albi pubblicati cinque anni fa.

Moreno Burattini mi propose questo soggetto, convinto che mi sarebbe piaciuto disegnarlo, e aveva ragione. In effetti, se un racconto è condito con un certo digrignare di denti e il sibilare nell'aria di artigli affilati, per me è come un invito a nozze. Si tratta senza dubbio di qualcosa di molto stimolante avere la possibilità di realizzare tavole con diversi animali feroci e con uno Zagor impegnato con tutte le sue forze a salvare la pelle. Era un soggetto che faceva parte della cinquina di candidati per il numero del cinquantennale, ma, all'epoca, Sergio Bonelli non lo ritenne adatto a un albo celebrativo. Fu più propenso a collocarlo tra le pagine di uno Speciale. Poi, però, la storia subì più di un prolungamento, fino ad arrivare alle 240 tavole attuali, e fu destinata ad apparire sul mensile. L’atmosfera è diversa, rispetto a "Plenilunio": la tematica è squisitamente avventurosa, non ci sono scene notturne e toni horror, ma una certa cupezza, un certo senso di angoscia è presente ed era necessario per fare gustare appieno la storia.

Dagli uomini-lupo del debutto ai tanti animali feroci con i quali Zagor deve scontrarsi nel racconto che inizia sull'albo di marzo: quanto hai dovuto documentarti e qual è stata la belva più difficile da visualizzare?

Ovviamente, in una storia del genere la ricerca di materiali di riferimento è fondamentale. Sin dall’inizio ho deciso che la documentazione doveva essere in gran parte fotografica. Ma, allo stesso tempo, volevo assolutamente evitare l’"effetto foto" che, da lettore, mi ha sempre provocato un certo fastidio. Quello che ho cercato di fare è mediare quanto più possibile tra l’immagine fotografica e il segno prettamente fumettistico. Insomma un disegno deve sembrare un disegno. La foto bisogna piegarla e adattarla a quelle che sono le esigenze della narrazione, perché raramente si trova una fotografia perfettamente calzante. Inoltre, è necessario raggiungere la giusta sintesi tra la realtà e la sua versione disegnata.


Campagna per la Provincia di Ragusa.

Alla fine, l’obiettivo è quello di far emozionare chi legge e, da questo punto di vista, ce l’ho messa tutta. Sicuramente ce l’ha messa tutta anche Burattini, scrivendo una sceneggiatura spumeggiante, con molte trovate interessanti e persino con un montaggio abbastanza innovativo che spero i lettori gradiranno. Inoltre, ha tratteggiato uno Zagor duro, a tratti collerico, specie nell’ultima parte, ma che non perde mai il suo lato umano. È uno Spirito con la Scure che mi piace molto, quello descritto in questa storia, e ho fatto tutto quello che era nelle mie possibilità per valorizzarlo al meglio, lavorando soprattutto sulla sua espressività. Ci sono anche altri personaggi che andavano caratterizzati al meglio, alcuni molto interessanti ed esotici che spero rimarranno impressi nella memoria del lettore. Cercare di interpretare bene l’espressione giusta, relativamente ai i gesti e alle parole "recitati" dai personaggi, è l’essenza di questo lavoro. Anche la sceneggiatura più bella, il dialogo più brillante, possono essere affossati da un’espressione non azzeccata e io mi sento addosso una grande responsabilità nel cercare di non rovinare il lavoro dello sceneggiatore.

Non saprei dire qual è stato l’animale più difficile da visualizzare, ma so di sicuro quale è stato quello che mi ha portato via più tempo: il drago di Komodo. Mi faceva consumare un pennello ogni due tavole! È stato complicato, poi, stilare una lista di animali che Zagor non aveva mai affrontato nella sua cinquantennale vita editoriale, trovare qualcosa di originale. Alla fine, la maggior parte delle belve non erano mai apparse prima sulla serie, ma almeno su un paio di esse ci siamo dovuti arrendere: data la loro natura di predatori pericolosi, non potevano proprio mancare!

Negli ultimi anni ti sei trovato a ricoprire, insieme ad altri autori (Moreno Burattini e Gallieno Ferri in primis) il ruolo di "ambasciatore" zagoriano: ti ha sorpreso l'accoglienza del pubblico croato e serbo e l'affetto che circonda il personaggio nei paesi dell'ex Yugoslavia?

L’accoglienza del pubblico mi ha sicuramente meravigliato, negli incontri organizzati per varie manifestazioni in Italia, ma i lettori della ex Yugoslavia sono incredibili! Per Zagor hanno un’attenzione particolare, forse persino maggiore degli aficionados di casa nostra. Mi sono trovato in Croazia e Serbia in tre diverse occasioni, e ogni volta è stato emozionante. Ho conosciuto persone meravigliose e appassionatissime del Re di Darkwood. E ho stretto la mano anche ad alcuni tra i loro più talentuosi disegnatori: Goran Parlov, Darko Perovic e, ultimo in ordine di tempo, Bane Kerac, che esordirà quest’anno sul Color Zagor. Tutti professionisti la cui bravura è pari solo alla loro umiltà. Veramente incredibili.

Qual è stato il tuo coinvolgimento nella campagna della provincia di Ragusa "Leggere aiuta a crescere"? So che hai realizzato delle illustrazioni ad hoc...

È stata un’iniziativa bellissima: fu scelto proprio Zagor come testimonial per il nuovo sistema informatizzato del circuito bibliotecario della Provincia di Ragusa, nel 2008. Realizzai un paio di illustrazioni che accompagnarono segnalibri e locandine distribuiti nelle scuole, coinvolte in primis nell’iniziativa. Un momento importante era proprio un incontro pubblico con i ragazzi, piccoli e grandi, delle scuole di Ragusa e che prevedeva la presenza, contemporaneamente, di più di 700 alunni. Colto dal panico, chiesi aiuto all’unica persona che conosco in grado di tenere testa ad un simile esercito: Moreno Burattini! Il giorno dell’incontro, Moreno intrattenne la platea per circa un’ora e mezza, parlando di fumetti e dell’iter lavorativo che c’è dietro la realizzazione di un albo. Fu incredibile. Tutti i docenti si complimentarono per come seppe tenere alta l’attenzione in un pubblico di giovanissimi, impresa notoriamente non semplicissima.

Raccontaci del tuo legame artistico con Ferri e, in particolare, del tuo amore per una delle sue copertine, che hai voluto omaggiare proprio tra le pagine dell'avventura che giunge in edicola in questi mesi.

Sono molto legato alle copertine del Maestro, specie quelle del periodo in cui sono cresciuto con i fumetti, nel mio caso gli anni '70. A una in particolare, però, sono particolarmente affezionato, perché ritengo sia scintilla che ha acceso il mio amore per il disegno.


Cliccate sull'immagine per confrontarla con la copertina di Ferri.

Dopo aver visto l'immagine che campeggiava su "La scure e la sciabola", scattò in me un'irrefrenabile voglia di disegnare che prima non sentivo affatto. Nell’ultima parte della storia mi sono ritrovato una pagina di sceneggiatura in cui Moreno mi chiedeva di riprodurre proprio il disegno di quella copertina, sia perché era perfetta per la sequenza che stavamo realizzando, ma anche per omaggiare il Maestro Ferri. Sono stato felicissimo di poter inserire questo tributo tra le pagine della storia che verrà pubblicata esattamente quaranta anni dopo l'uscita in edicola di quell'albo per me così importante.

E ora? Data la meticolosità del tuo lavoro e la tua ormai quasi leggendaria lentezza... dovremo attendere altri cinque anni per rivedere un tuo albo in edicola?

Quella che tu gentilmente chiami meticolosità, io, più realisticamente, lo definisco timore di sfigurare nei confronti del gruppo di professionisti di cui mi onoro di far parte, timore che non mi abbandona mai e che mi spinge a guardare e riguardare le tavole prima di decidermi a spedirle, non essendo mai del tutto sicuro che vadano bene.
Comunque, lasciami dire due cose, circa i tempi di realizzazione della prossima storia. Primo: parola di boy-scout, prometto solennemente che non impiegherò 5 anni per completarla, perché io per primo non ho certo piacere a stare lontano dall’edicola per così tanto tempo. Secondo: mai stato nei boy-scout. Lettore avvisato...

A cura di Luca Del Savio