Intervista Lukas

Le ombre di Borgioli

Con il numero di Lukas in edicola il 22 novembre, ai pennelli torna Andrea Borgioli. Una buona scusa per intervistare il bravo disegnatore empolese.


Andrea Borgioli

Nato a Empoli nel giugno del 1980, Andrea Borgioli fa il suo debutto nel mondo del fumetto nel 2002, con una storia breve pubblicata sulle pagine della nuova edizione di "Frigidaire". Sempre dello stesso anno, su testi di Alessandro Bilotta, disegna il terzo capitolo della miniserie "Il Dono Nero", edito da Montego.

La sua collaborazione con la nostra Casa editrice ha inizio nel 2007, lavorando per Jan Dix ("Doppio misfatto"), l'investigatore dell'arte creato da Carlo Ambrosini. Conclusasi questa avventura editoriale, passa alle pagine di Cassidy ("Cielo di piombo" e "Sulla linea di tiro"), mini-serie scritta da Pasquale Ruju. Nel 2013 i suoi disegni attirano l'attenzione di Michele Medda e Michele Benevento, che lo chiamano a far parte dello staff di Lukas.

Oggi, Borgioli è una delle colonne portanti delle avventure del ridestato bonelliano.

Cerchiamo di conoscerlo meglio, con questa intervista.

► Raccontaci del tuo metodo di lavoro: sappiamo che sei molto meticoloso e che prima di impostare una tavola cerchi di visualizzare le sequenze dell'intera storia, creando una sorta di "timone". Spiegaci cos'è e a cosa ti serve fare questa sorta di pre-visualizzazione del racconto.


Il timone di Lukas n.9
(cliccate sull'immagine per vederla realizzata)

Il timone è una vera e propria partitura dell’intera storia.

Attraverso di esso schematizzo tutto l’andamento ritmico della vicenda narrata: distinguo la tipologia degli ambienti che dovrò realizzare, misuro l’ampiezza delle sequenze e quali personaggi vi prendono parte, rendo visibile la disposizione dei momenti drammatici, gli snodi narrativi, i flashback e così via.

Tutto questo insieme di elementi che diventano visibili sul timone mi danno la chiave di lettura per dosare l’intensità grafica dei disegni in rapporto all’andamento della sceneggiatura.

► Come sei diventato un virtuoso del ripasso a pennarello? Nelle tue tavole si notano neri molto pieni e pesi studiatissimi: da cosa nasce la tua tecnica, come ci sei arrivato?

Il metodo di lavoro è quello classico della tradizione, ho semplicemente sostituito il pennino con un pennarello a punta semi flessibile.
Una volta terminata la matita uso il pennarello per il ripasso dei tratti base delle figure e degli sfondi; in seguito, con un pennello Windsor & Newton, creo tutte le linee volumetriche fino alla distribuzione del nero pieno in tutte le sue declinazioni concettuali, sia esso ombra, colore o campitura grafica.

Cerco di essere sempre molto attento alla distribuzione dei pesi e dei neri nella ricerca (spasmodica) di un equilibrio generale che funzioni contemporaneamente all’interno delle singole vignette, nella pagina intera e tra le pagine affiancate.

L’obbiettivo sarebbe quello di arrivare al bilanciamento perfetto tra leggibilità immediata ed evocazione, una pratica che ha visto in Alex Toth, Alberto Breccia e Ferdinando Tacconi, alcuni dei suoi più grandi interpreti.


Dallo storyboard al definitivo (cliccate sull'immagine per visualizzare l'animazione).

► Da Jan Dix a Cassidy a Lukas: come hai dovuto adattare il tuo stile lavorando a queste tre diverse sfumature di "noir"?

L’episodio di Jan Dix ("Doppio misfatto" n.9, su testi di Carlo Ambrosini) era una splendida indagine su un dramma psicologico che si sviluppava in due epoche distinte.

Fu l’albo del mio esordio in Bonelli, quindi più che adattarmi mi trovai a cercare di scoprire, tavola dopo tavola, quelle che erano le peculiarità del mio stile in rapporto alla tradizione grafica della casa editrice e ai tempi serrati della produzione popolare.

Con Cassidy, invece, mi trovai a tradurre delle sceneggiature che avevano il ritmo serrato e asciutto di certe pellicole degli anni ‘70. Il disegno doveva essere immediato e dinamico senza troppe digressioni sul nero.

Lukas, infine, è un horror urbano che cerca di mantenere una solida base di realismo. Qui, più che negli altri, sia per l’accresciuta esperienza, sia per una personale predisposizione a queste tematiche, mi sono sentito più libero di lasciare aperti i rubinetti dell’inchiostro.

► Che differenze vedi tra i primi due numeri di Lukas che hai realizzato e il terzo, che arriverà nella seconda stagione? È cambiato qualcosa nel rapporto tra te e il personaggio?

È cambiato molto: dopo tante tavole si è instaurata una maggiore confidenza con il personaggio, la sua fisicità, il suo modo di muoversi e la sua psicologia. All’inizio c’è sempre quella sorta di timidezza e pudore nell’aver a che fare con una creatura di carta la cui paternità appartiene a un altro.


Il ciuffo di Lukas.

Il ciuffo di Lukas che così bene lo caratterizza, per esempio, è una soluzione grafica del tutto "beneventiana"; per riuscire a declinarla nel mio stile è stata necessaria un po’ di fatica e qualche primo tentativo maldestro. Nello specifico ha significato riuscire a trovare il mio “vocabolo” stilistico che meglio traducesse quel movimento di polso di Michele. Non è un caso che solo nelle sue mani quel ciuffo diventi qualcosa di vivo.

Bisogna anche aggiungere che Medda e Benevento controllano attentamente tutto l’evolversi dei lavori. La realizzazione di ogni sequenza è frutto di un continuo scambio di opinioni tese al raggiungimento del miglior risultato possibile, mantenendo quella sorta di omogeneità evocativa che caratterizza l’ambito grafico della serie.

► Sappiamo che, al di là delle tavole bonelliane, ti esprimi anche in qualità di autore completo: oltre ai lavori che pubblichi sul tuo blog, cosa c'è?

La verità è che fuori dalle tavole bonelliane mi esprimo solo in qualità di autore incompleto.

Sulle pagine del blog mi capita di postare disegni personali, fatti spesso durante le pause e non destinati alla pubblicazione. Attraverso di essi cerco di esplorare tutto ciò che, necessariamente, rimane fuori dal canone del lavoro giornaliero per Bonelli. Il desiderio che un giorno riescano a diventare qualcosa di più articolato e organico naturalmente è presente, ma per il momento rimane tutto allo stato embrionale. Mi reputo ancora nella piena fase dell’apprendistato.

a cura di Luca Del Savio