Intervista Dampyr

Oltre la soglia con Venanzetti!

Abbiamo incontrato Nicola Venanzetti, nuovo sceneggiatore della squadra di Dampyr, al debutto con il tenebroso albo in edicola dal 6 novembre!

Nicola Venanzetti sceneggiatore, classe 1980, fa il suo esordio su Dampyr 176, in edicola dal 6 novembre. Gli abbiamo fatto qualche domanda per capire come ha partorito i subdoli incubi che terrificheranno i lettori in questa storia.

Ciao, Nicola! Anzitutto, cosa ti ha spinto a diventare uno sceneggiatore di fumetti e perché hai scelto Dampyr?

Sono sempre stato un appassionato lettore. Da ragazzino divoravo quasi tutti gli albi dei super eroi. Poi ho iniziato a leggere Dylan Dog, Nathan Never e la produzione Vertigo, in particolare Sandman – l’Horror e la Fantascienza sono i miei due generi preferiti. Quando uscì nelle edicole Dampyr rimasi letteralmente stregato. La paura, il folklore, la situazione socioculturale mondiale e la storia miscelati magistralmente e storie tipo “Incubo fiammingo”, “I lupi mannari” e “La colonna infernale”, mi coinvolsero a tal punto che da subito cominciai a sognare di scrivere una storia dampyriana.


Harlan e Ann Jurging, protagonisti di "Oltre la soglia".

Appena finita la scuola superiore mi sono iscritto alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, ma dopo un anno ho mollato, non era la mia strada. Sono partito da Treia, un comune delle Marche, e mi sono trasferito a Roma. Volevo fare il narratore di storie. Così ho intrapreso un corso di regia. Sin da piccolo sono fan di Sergio Leone, che continua a essere, con David Lynch e David Cronenberg, uno dei miei autori preferiti. Ma non mi trovavo bene a lavorare in gruppo e ho pensato di virare sulla scrittura.

In quel momento sei passato al fumetto?

Ho prima girato dei cortometraggi, uno dei quali, “Il bozzolo”, è andato in onda nella trasmissione contenitore “La 25a ora”, condotto da Paola Maugeri su LA7. Era il 2006. Sempre in quell’anno ho iniziato la mia collaborazione con lo studio di animazione Rainbow, scrivendo serie animate come "Winx" e "Monster Allergy". E ho fatto un bellissimo corso di sceneggiatura con Sergio Donati (uno dei più bravi scrittori per il cinema, collaboratore di Sergio Leone, NdR) il quale ci faceva lavorare sul suo script di “C’era una volta il West” mentre guardavamo il film. Si trattava di un malloppone dettagliatissimo, definito “all’italiana”, contenente già molte trovate di regia. Forse per questo metodo acquisito mi sono trovato bene a scrivere per la Bonelli e soprattutto a scrivere un personaggio come Dampyr.

Com’è andata?

Non conoscevo nessuno in Casa Editrice e non conoscevo Mauro Boselli (uno dei due creatori di Dampyr insieme a Maurizio Colombo e curatore della testata, NdR). Comunque mi sono fatto coraggio e ho spedito qualche soggetto per posta prioritaria. È passato qualche tempo e ho provato a chiamare per avere un riscontro. Immaginate il mio stupore quando proprio Mauro mi ha risposto e mi ha detto: “Ah, sì! Venanzetti!... Ho letto le tue cose: a quanto pare non sei un pivello!”.

Quindi è stato così facile?

Niente affatto! È stata una lunga strada! Giustamente, il curatore della serie ha mille impegni e, specialmente per il lavoro di un principiante, i tempi di lettura e riscontro si dilatano. Nel 2011 avevo presentato le prime pagine di sceneggiatura per una prova. Solo un anno dopo ho iniziato la collaborazione professionale con il benestare di Mauro Boselli che molto scrupolosamente mi ha seguito in tutto il percorso. Devo dire che mi sono ritrovato nel suo metodo pignolo e nella sua necessità di dettagli di regia. Lui pretende molto, ma insegna e, se una cosa gli piace, ti dice pure bravo!

Sei soddisfatto di com’è venuta questa “Oltre la soglia”?

Non vedo l’ora di poter stringere l’albo tra le mani e sfogliarlo. Solo allora potrò dare un giudizio complessivo. Quello che posso dire è che Andrea Del Campo (il disegnatore dell'albo) ha reso l’atmosfera malata proprio come l’avevo immaginata, di questo sono molto contento. Spero di aver impresso alla sceneggiatura quel ritmo che volevo e poi, come avrete intuito, l’avventura ha un sentore alla H. P. Lovecraft che adoro.


“La colonne Médicis”

Lo scrittore di Providence, insieme a Edgar Allan Poe e ai viventi Clive Barker e Stephen King, è il mio riferimento per quanto riguarda la letteratura horror. In più c’è Ann Jurging e si parla appunto degli “Antichi”, in una spettrale Parigi.

C’è un motivo per cui hai scelto proprio la capitale francese per ambientare la tua prima storia?

In realtà ho abitato a Parigi qualche anno. Vivevo a Les Halles, nelle zone dove si aggirano Harlan e Ann per risolvere questo mistero. E passavo continuamente davanti a “La colonne Médicis”, che come vedrete ha un ruolo fondamentale nella storia. Infatti, ogni volta che andavo al cinema o a fare la spesa, la vedevo stagliarsi tenebrosa accanto alla cupola del palazzo della borsa, in quel quartiere con un’architettura di stampo abbastanza moderno, e rabbrividivo. Spero che susciti lo stesso fascino ancestrale anche nei lettori.

Ci vuoi parlare della storia a cui stai lavorando adesso?

Se per “Oltre la soglia”, trama a tinte fortemente horror, ascoltavo i Black Sabbath in continuazione, si può dire che adesso sia impantanato nello Swamp Rock (Southern Rock Folk di palude) con i Lynyrd Skynyrd. Memore del bellissimo omaggio nella doppia avventura dampyriana con gli Swamp Lizards (“Nato nella palude” e “Delta Blues”, scritta da Mauro Boselli e disegnata da Maurizio Dotti), sto cercando di imprimere nella mia sceneggiatura la stessa atmosfera umida e malata del sud degli Stati Uniti tra razzismo, strascichi della guerra civile e uomini incappucciati, dal titolo di lavorazione “Il Klan dei dannati”.

a cura di Giorgio Giusfredi