Intervista Tex

Tra passato e futuro!

Seconda parte dell'intervista a Claudio Villa: stavolta le nostre domande si concentrano sulla sua intera carriera e sul futuro ritorno tra le pagine di Tex!

a cura di Luca Del Savio

► D'accordo le splendide illustrazioni, ma i lettori vogliono rivederti nel tuo ruolo di fumettista: dalla serie di Tex sei assente dal lontano numero 504! Ti piacerebbe ricominciare a disegnare tavole a fumetti? O forse, zitto zitto, lo stai già facendo?...


Un bel primo piano di Tex
tratto da una tavola inedita.
(cliccate sull'immagine per visualizzarla
interamente)

Effettivamente, zitto zitto lo sto già facendo, ma sono spesso interrotto dall'impegnativo lavoro delle copertine per cui la storia va a rilento...

► Voltando lo sguardo al passato, cosa ricordi dei tuoi esordi? Com'è stato lavorare fianco a fianco con Franco Bignotti per poi emergere e vedere apparire la tua firma su di un fumetto?

A onor del vero, non è stato un "lavoro", ma una vera e propria scuola. Bignotti non ha mai "approfittato" della mia matita per essere aiutato nel suo lavoro, anche perché, a quei tempi, glielo avrei rovinato di sicuro. Da lui ho imparato molto e non posso che ricordare con affetto anche i rimproveri sulla mia scarsa qualità espressa in certi disegni.

Tutto quello che ho vissuto in quell'anno e mezzo nel suo studio è servito a formarmi un'impalcatura fondamentale per affrontare il fumetto. Da quando poi ho cominciato a muovere i primi passi da solo nel mondo dell'avventura a fumetti, ogni segno di matita sul foglio è un silenzioso ringraziamento rivolto a lui.

► Il tuo debutto bonelliano è avvenuto su Martin Mystère: hai qualche ricordo particolare di quelle prime avventure? Come giudichi, oggi, i tuoi lavori dell'epoca e il tuo successivo approdo a Tex?

Rivedere i propri, primi lavori fa riaffiorare tutta l'ingenuità, ma anche la passione, che c'era in ogni disegno. Si capisce quanto tempo sia passato dal tipo di tecnica, di impostazione di linguaggio dell'immagine. Sono "impronte nella sabbia del tempo" che hanno costituito un percorso, cadute e gioie comprese, per arrivare fino a qui. L'approdo a Tex è stata una grande opportunità, ma che ben presto ha rivelato anche il peso nel "maneggiare" un "monumento nazionale" qual è il Ranger.

► Com'è stato partecipare alla fase di studio del personaggio di Dylan Dog, prima, e di Nick Raider, successivamente?


Dite ciao a Dyl… hem, Francesco Dellamorte.
(cliccate sull'immagine per visualizzare
anche Marty Feldman)

Stimolante e creativo. Con Dylan all'inizio sbagliai strada, concentrato com'ero sul rendere un personaggio facilmente "maneggiabile" dagli altri disegnatori lo resi così caratterizzato da non rispecchiare più le caratteristiche inglesi del personaggio. Fu Sclavi a tagliar corto e suggerire la somiglianza con Rupert Everett, chiedendo di renderlo più scavato e ruvido, rispetto alle immagini del film di riferimento: "Another Country" (1984, diretto da Marek Kanievska).

Per Nick Raider lo studio durò più a lungo: Nizzi voleva la faccia di Ryan O'Neal del film "Driver, l'imprendibile", ma personalmente, trovavo dei problemi a far recitare quel tipo di espressione sulla carta, così fui autorizzato a cercare un volto che fosse riconoscibile e gestibile. Ne uscì una specie di incrocio tra Robert Mitchum e Kirk Douglas. Ma poi venne chiesto a Milazzo di rinverdire il personaggio, rendendolo meno banale. Per Nick Raider mi sono occupato anche degli schizzi dei comprimari, dell'auto e delle armi.

Per Dylan Dog, la prima "spalla" che avevo disegnato era ispirata a Marty Feldman , poi cambiata in Groucho Marx. Per l'auto avevo pensato a una Austin-Healey Lenham, sportiva dal sapore vintage, biposto e senza tettuccio, un po' improbabile per il meteo inglese, ma, di certo, inconfondibile e riconoscibilissima. Sostituita "in corsa" dal mitico "maggiolino" bianco.

► Chi erano i tuoi disegnatori di riferimento, all'inizio della carriera, e quali sono le firme del fumetto e dell'illustrazione che oggi guardi con più attenzione?

Le liste dei preferiti sono sempre imbarazzanti perché appena finito di citare l'ultimo nome ti rendi conto che ne hai dimenticati una decina buona. Così vi risparmio una specie di elenco telefonico e mi limito a dire che è fondamentale, per un disegnatore, imparare da ogni collega. Non si impara solo nel puro disegno, ma si apprendono la regia, l'uso della luce, l'anatomia.


Il BVZM alle prese con un mortale pericolo!
Martin Mystère n.31 "L'orrenda invasione"
(cliccate sull'immagine per visualizzare interamente la tavola)

È un grazie silenzioso che arriva a ogni lavoro di ogni mio collega, grazie al quale si rinnova la motivazione, ci si fortifica. Curiosi di ogni cosa che esce dal foglio bianco.

► Quali consigli daresti a chi vorrebbe fare il disegnatore di fumetti?

Copiare per imparare, ragionando sul perché di ogni segno che si riprende dall'autore di riferimento. Esercitare il disegno in tutti i campi: bisogna saper visualizzare di tutto. Studiare la regia, come raccontare.

Disegnare fumetti non è solo "bel disegno", che, se c'è, è meglio, ma è anche e soprattutto la capacità di raccontare e, nel farlo, saper emozionare. Non accontentarsi mai della prima idea che ci viene in mente, lasciarsi l'opportunità di rifare, di migliorare. Tentare sempre di restare "nel tema" di quel che si vuole narrare: le parole "in più "non servono. Cercare, nei limiti del possibile, la sintesi. Non abbattersi per gli errori e ricominciare ogni giorno, sfidando il foglio bianco e provando a disegnare meglio di ieri.

E cercare, in quello che si fa, il divertimento. Se si diverte il disegnatore, per un'umana forma di empatia a distanza, si divertono anche i lettori: la vera magia del fumetto!

Cliccate qui per leggere la prima parte dell'intervista a Claudio Villa.