Intervista Orfani

Gli Orfani secondo Matteo!

Dopo l'esordio sul nono albo di Le Storie, ritroviamo il segno dinamico di Matteo Cremona sul numero dieci di Orfani, in edicola dal 16 luglio: un'occasione per conoscere meglio il disegnatore comasco!

Il numero 10 di Orfani segna il debutto di Matteo Cremona tra i disegnatori della serie creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari. Un esordio spettacolare, tra le pagine di un albo ad alto contenuto emozionale che poggia perfettamente la sua efficacia narrativa sulle capacità espressive del disegnatore comasco. Un'occasione, per noi, di far conoscere meglio ai lettori del sito proprio l'autore dei disegni di "Cuori sull'abisso".

► Sei alla tua seconda "prova" bonelliana, dopo "Mexican Standoff", numero nove della collana Le Storie. Quali erano state le tue precedenti esperienze, e come sei approdato nel mondo del fumetto?

Molto semplicemente, sono cresciuto circondato da fumetti e la passione per il disegno ha fatto il resto. Appena diplomato, ho frequentato la Scuola del Fumetto a Milano in cui ho potuto imparare molto sia in ambito tecnico che professionale. Ho cominciato a conoscere vari autori, tra i quali Roberto Recchioni che mi ha presto offerto di unirmi allo staff di "John Doe".


Matteo Cremona

Dopo tre numeri della fortunata serie pubblicata da Eura Editoriale, abbiamo continuato a collaborare, realizzando la miniserie "David Murphy 911" (Panini Comics). Dopo alcune pubblicazioni per l'editore milanese BD, è stato Diego Cajelli, invece, a coinvolgermi nel primo progetto Bonelli.

► In questi due albi per la nostra Casa editrice, dunque, hai lavorato fianco a fianco con sceneggiatori con i quali avevi già collaborato in precedenza: ti piacerebbe "misurarti" con autori che ti sono meno "familiari", magari più tradizionalmente bonelliani?

Non temo le sfide e mi reputo un entusiasta, quindi penso che l'idea di lavorare con sceneggiatori più "tradizionali" potrebbe rivelarsi un ottimo momento di crescita e confronto. La bellezza di affiancare autori come Roberto e Diego sta soprattutto nella semplicità con cui avviene la comunicazione e la sinergia creativa che viene a crearsi, penso aiutata dalla "vicinanza culturale", condividendo gusti molto simili. Confido che questa "magia" possa avvenire anche con altri sceneggiatori.

► Come sei arrivato al tuo segno grafico attuale, estremamente fresco e dinamico? Quali sono stati, o sono tutt'ora, i tuoi disegnatori di riferimento, quelli ai quali hai cercato di rubare i segreti del mestiere?

Non ho mai seguito l'idea di stile come qualcosa da "avere"; ho sempre disegnato per esprimere, ricercando più in ambito di "disegno" che di "segno", studiando il "cosa" più che il "come". Molto fanno poi le immagini di cui mi riempio la testa – cinema, letteratura e fotografia – e il mio occhio si sta formando autonomamente un poco alla volta, alimentato solo dal mio gusto. Le uniche due occasioni in cui mi sono trovato a "rubare in casa" sono state con Stuart Immonen e Bruno Brindisi, dai quali ho spudoratamente copiato e assorbito soluzioni e idee.


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Per il resto, apprezzo molto di più disegnatori lontani dal mio modo di interpretare la realtà, come Mike Mignola, Cyril Pedrosa o Jack Kirby, con un coraggio grafico al quale io non sono avvezzo.

► Orfani è il nostro primo mensile a colori: nel corso della lavorazione del decimo albo, sei stato coinvolto nel processo di colorazione? Hai dovuto, in qualche modo, modificare il tuo segno, sapendo che sarebbe poi stato colorato?

Appena uscito dalla lavorazione di "Mexican Standoff", in cui le tavole sono piene di segno quasi a intasare le vignette, è stato molto interessante affrontare un progetto che richiedesse una sintesi e pulizia quasi opposte. La mente lavora in modo diverso e molte insicurezze o titubanze non possono essere coperte con la china. È stata una bella sfida. Ho dovuto semplificare e filtrare molto, soprattutto in fase di inchiostrazione, ma anche grazie a Mammucari e alla sua pazienza sono riuscito a tenermi a freno.

► Hai disegnato fumetti di diverso genere, ma ci sembra di poter dire che hai una predilezione per la caratterizzazione e la recitazione dei personaggi e per le scene particolarmente movimentate: è così? C'è qualche pellicola, in particolare, che ha formato il tuo gusto per la coreografia delle scene d'azione?

Adoro il corpo e i suoi movimenti, mi piace raccontare la materia e il volume e disegnare la realtà come se potesse uscire dalle tavole. Più che una pellicola in particolare, mi sento influenzato da tutto il cinema degli anni '80: Robert Zemeckis, Steven Spielberg, il genere d'azione tutto, Jackie Chan, John Woo, e oggi Gore Verbinski e la serie dedicata a Jason Bourne.

► Dopo questo numero dieci, ti vedremo di nuovo su Orfani, magari nella seconda stagione?

Sì, sto già lavorando su di un albo della seconda stagione e dico soltanto che rappresenta un'altra sfida e che mi sto divertendo come un bambino!

a cura di Luca Del Savio