Intervista Dampyr

Bilotta tra i vampiri!

Nell'albo di Dampyr in uscita 3 luglio, fa il suo esordio tra gli autori dell'Ammazzavampiri Alessandro Bilotta: gli abbiamo chiesto di presentarci "La Papessa di Roma".


Alessandro Bilotta

Sono passati quasi quindici anni da quando Alessandro Bilotta (sceneggiatore romano, classe 1977), insieme ad altri autori, fondava la Casa editrice Montego, cominciando a farsi notare con iniziative editoriali come "Povero Pinocchio", "Il dono nero" e "Le strabilianti vicende di Giulio Maraviglia". In questi ultimi tre lustri, Alessandro è entrato nel novero degli autori dei quali è meglio non perdersi mai un lavoro, ma anche tra quei nomi che si trovano un po' dappertutto, nell'ambito del mondo del fumetto. Questo perché Bilotta è sostanzialmente impossibilitato a rimanere focalizzato su un unico personaggio, su di una sola storia o un solo genere: è un tipo curioso la cui attenzione pare vagare come impazzita, per poi posarsi e permettergli di concentrarsi su racconti che spesso risultano indimenticabili.

Tutta questa sviolinata, in realtà, ci aiuta semplicemente a introdurre la nostra chiacchierata con Alessandro Bilotta, sceneggiatore di "La Papessa di Roma", in edicola dal 3 luglio, albo che segna il suo esordio tra gli autori di Dampyr.

► Come ti sei avvicinato a Dampyr? Prima di scriverne un racconto, eri già un seguace dell'ammazzavampiri di Boselli & Colombo?

Leggo Dampyr dal primo numero. Una coincidenza ha voluto che quando uscisse, quel 6 aprile del 2000, venisse pubblicato anche uno dei miei primi fumetti, “Il dono nero”, disegnato da Emiliano Mammucari e Andrea Borgioli. La mia storia era una rivisitazione del mito del vampiro, ambientata nella Roma contemporanea, la stessa che fa da sfondo a “La Papessa di Roma”.


Donna Olimpia Maidalchini

Ho sempre pensato che, tra le serie della Bonelli, Dampyr fosse una di quelle più nelle mie corde, come lettore e adesso come autore. Quello che scrivo in genere parte sempre da una documentazione maniacale, da un’immersione nell’argomento che voglio affrontare, e la scrittura di Boselli mi ha sempre affascinato per la sorprendente capacità di essere intrecciata a una documentazione fittissima, ma di portare avanti contemporaneamente una trama avvincente.

► Con la tua storia, Harlan fa per la prima volta tappa a Roma: che spunti storici/misteriosi sei riuscito a pescare, per coinvolgere il Dampyr in un'avventura per le strade della capitale?

L’episodio è incentrato sulla figura storica di Donna Olimpia Maidalchini, vissuta nella prima metà del Seicento e considerata la donna più malvagia della Storia. Destinata al convento, riuscì a sottrarsene accusando di tentata seduzione il sacerdote che era il suo direttore spirituale. In seconde nozze sposò Pamphilio Pamphili, imparentandosi con suo fratello Giovanni Battista che sarebbe diventato Papa Innocenzo X. Sembra che fosse lei a guidare Innocenzo X e a dirigere tutta la corte papale, guadagnandosi appunto l’appellativo di Papessa. Inventò dei sistemi di beneficenza che nascondevano in realtà scambi di favori, un sistema di tangenti ante litteram.

Per esempio, quando concesse protezione alle cortigiane, dette “donne curiali” proprio perché sottoposte al tribunale della Curia, in realtà stava organizzando il primo grande traffico organizzato di prostituzione e stava diventando il primo magnaccia della Storia. Arrivò a essere odiatissima dal popolo romano. Pochi sanno che il detto “chi dice donna, dice danno” fu inventato allora e riferito proprio alla Papessa.

► Quanto c'è di vero, dunque, di ciò che racconti nella storia, riguardo donna Olimpia Maidalchini in Pamphili?

Quando raccontiamo le storie penso che più importante del vero sia il verosimile. L’idea che una figura come Olimpia Maidalchini, che si è creduta onnipotente, abbia infine cercato l’immortalità per mezzo di un Maestro della Notte, penso abbia grandi caratteri di verosimiglianza.

► Come dicevi, le storie di Dampyr partono spesso da un ricco lavoro di documentazione, storica e visiva: che tipo di materiale hai raccolto per poter aiutare il disegnatore Andrea Del Campo nella visualizzazione della tua sceneggiatura?


La vampira in azione!
(cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola)

Le immagini che raffigurano Olimpia Maidalchini sono poche, ma molto suggestive: la mostrano in tutta la sua bruttezza e cattiveria. Andrea Del Campo è stato bravissimo ad aggiornare un personaggio così fisicamente storicizzato e a collocarlo in un contesto contemporaneo e credibile. Il lavoro più importante, secondo me, lo abbiamo fatto su Roma: volevo che fosse la vera protagonista della storia e per coglierne l’essenza non basta la documentazione o le foto, bisogna in qualche modo averci avuto a che fare.

Andrea è nato a Catania, ma vive a Roma da molto tempo e insieme abbiamo realizzato alcune delle storie più importanti di "Valter Buio", quindi ci siamo capiti subito. La mia idea era che ogni scena partisse da un quartiere della città e, in qualche modo, lo rappresentasse. Questa è stata la ricerca su cui ci siamo concentrati.

► Da sceneggiatore bravo e incontentabile, non sei mai focalizzato su un unico progetto. Nel tempo, hai scritto storie fiabesche, di fantasmi, d'orrore, "mysteriose", per ragazzi e così via: rispetto alle tue precedenti esperienze, com'è stato lavorare su Dampyr? Hai dovuto adottare un approccio particolare per scrivere questa tua prima avventura?

Penso che mi sia particolarmente congeniale inventare personaggi e mondi, se non altro perché mi interessa raccontare personaggi e mondi a cui non sembrano interessati altri autori, quindi divengo una sorta di portavoce di un popolo di atmosfere e protagonisti reietti, di storie che vogliono utilizzare il formato popolare, ma che hanno l'ambizione di raccontare temi alti. Storie senza pistole né misteri da risolvere, senza eroi che devono salvare non-si-capisce-chi, senza personaggi alla continua e affannosa ricerca della battuta fulminante. Questo è il motivo della mia incontentabilità, che parte prima di tutto da un’insoddisfazione come lettore.

Allo stesso tempo, in modo completamente schizofrenico, esercitano su di me un fascino infinito quei personaggi che hanno popolato il mio universo di lettore. Per questi personaggi nutro un profondo rispetto e mi avvicino a loro solo quando penso di conoscerne ogni dettaglio. Dampyr è stato uno di questi.


Un inquietante scorcio romano
(cliccate sull'immagine per visualizzare la tavola)

Come dicevo, sono molto affascinato dal modo di scrivere di Mauro Boselli e ho cercato di avvicinarmi a quel racconto provando a portare del mio. Quindi, se da un lato mi sono concentrato su delle dinamiche degli eventi avvincenti e delle ricerche storiche approfondite, dall’altro ho cercato di inserire un cosmo di personaggi dentro cui muovere dei sentimenti che toccassero le mie corde.

► A cosa stai lavorando, attualmente? Sappiamo che hai per le mani degli episodi di Le Storie e che sei anche coinvolto nell'atteso rilancio dylandoghiano... Raccontaci un po'...

Nei prossimi due anni dovrebbero uscire altri tre albi per Le Storie: uno disegnato da Michele Bertilorenzi, ambientato nella Londra Vittoriana, uno di Pietro Vitrano, nell’America rurale dei primi del Novecento, e un altro insieme a Matteo Mosca, che porterà i lettori nella Roma papalina della metà dell’Ottocento. Adesso mi sto prevalentemente dedicando a Dylan Dog, alla serie regolare e agli speciali annuali sul Pianeta dei Morti (i primi racconti del filone sono stati recentemente raccolti da Bao in un volume da libreria: "Cronache dal Pianeta dei Morti", NdR). Sto inoltre lavorando ad “Arturo Klemen”, una serie per la rinata Splatter, disegnata da Sergio Ponchione. Sto anche proseguendo “Corsari di classe Y”, la mia serie per Il Giornalino disegnata da Oskar, e sto riportando in vita "Valter Buio"...

A cura di Luca Del Savio