Intervista Dylan Dog

Mari profondo!

L'uscita del volume "Il sorriso dell'oscura signora" e la lavorazione del primo Dylan Dog del nuovo ciclo: due ottime scuse per intervistare Nicola Mari.

Edito da Bao Publishing, arriva in questi giorni nelle librerie e nelle fumetterie "Il sorriso dell'oscura signora". Il volume ripropone una delle storie più amate, tra quelle scritte da Tiziano Sclavi per l'Indagatore dell'Incubo, stampata in grande formato e corredata da numerosi contenuti speciali.


Nicola Mari - autoritratto

Speciali come un'avventura che ha "vissuto due volte": all'epoca della lavorazione, al disegnatore Nicola Mari – che aveva quasi terminato di illustrare il racconto con uno stile quasi pittorico – era stato chiesto di rivedere radicalmente le proprie tavole, in modo da avvicinarle maggiormente alle esigenze di una pubblicazione a fumetti bonelliana (potete vedere alcuni esempi di comparazione dei due stili nella gallery qui in alto). Concordata la direzione da prendere insieme alla redazione di Dylan Dog, "Il sorriso dell'oscura signora" era stata completamente ridisegnata, per poi venire proposta ai lettori, nella sua versione definitiva, sul centosessantunesimo albo della serie, uscito nel 2000.

Nelle oltre centoquaranta pagine del volume di Bao viene raccontata nel dettaglio la faticosa gestazione dell'avventura; il fumetto, inoltre, è accompagnato da molti contenuti inediti, così come inedita e realizzata per l'occasione è la copertina di Mari che campeggia sulla versione "standard" del volume (l'edizione limitata si presenta, invece, con l'illustrazione firmata da Angelo Stano che potete ammirare cliccando qui).

In occasione di un suo passaggio in redazione, Mari ha avuto la cattiva idea di passare a salutarci, non sapendo che stava per cadere incautamente nelle nostre grinfie... Abbiamo colto l'occasione al volo, strappando al bravissimo artista ferrarese un'intervista, utile a portarci dietro le quinte della storia e anche a farci anticipare qualcosa dell'albo che sta terminando di illustrare, "Spazio profondo", punto di partenza del nuovo ciclo di Dylan Dog, atteso per il prossimo autunno.

► Che effetto ti fa riavere tra le mani "Il sorriso dell'oscura signora", a quasi tre lustri di distanza dalla sua pubblicazione originale?

Come sostiene tutta una vasta corrente di pensiero, a partire dalla scuola di Atene per arrivare ai nostri giorni, solo l’evento creativo è in grado di bloccare il tempo. Ciò, per quanto possa apparire eccessivamente intellettuale e astratto, è tuttavia la concreta sensazione che ho provato riavendo tra le mani il “Il sorriso dell’oscura signora”. A rendere ancora più tangibile questa sensazione, il fatto che, il giorno immediatamente successivo alla presentazione del volume pubblicato da Bao, ho avuto il piacere di parlare al telefono con Tiziano Sclavi. Ebbene, l’ultima volta che parlai con Tiziano stavo proprio disegnando “Il sorriso dell’oscura signora”!

► Nel volume di Bao ci si sofferma molto – tra le parole che compongono (insieme a schizzi e disegni vari) la sezione "contenuti extra" – sulla sofferta genesi di questa avventura: una storia che era stata quasi completata con uno stile e che poi hai ridisegnato interamente. Cosa ricordi di questo radicale cambio di direzione?

Come ho tentato di spiegare proprio nell’intervista del volume Bao, all’epoca de “Il sorriso dell’oscura signora”, avevo allestito una sorta di cantiere mentale in cui producevo tutta una serie di disegni (alcuni dei quali presenti tra gli extra del volume) non finalizzati alla pubblicazione, ma a generare suggestioni che poi confluivano nelle tavole di Dylan.


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Sull’onda potente di questo slancio estetico-creativo, mio malgrado, mi allontanai in modo radicale non solo dai parametri del fumetto bonelliano, ma dai parametri del fumetto tout court. Tuttavia, il mio linguaggio era e rimane il fumetto. Pertanto la necessità stringente di recuperarne la grammatica e, insieme a essa, me stesso. Questa mia presa di coscienza coincise con l’invito della redazione a tornare al fumetto, naturalmente, qualora l’avessi ritenuto opportuno.

► Come prendesti la richiesta redazionale di rivisitare così profondamente le tavole di quell'albo?

L’intervento della Bonelli fu, oltre che inevitabile, salvifico. Proposi alla redazione, che acconsentì, di poter ripartire da zero ridisegnando per intero l'avventura. Naturalmente non si trattò di una fase indolore, dato che ogni processo creativo reale, non formale, comporta un’inevitabile e indispensabile quota di travaglio. In questo senso, la seconda versione della storia (nonostante il “look” apparentemente meno “artistico”), è la testimonianza di un percorso creativo autentico, che da quel momento in poi non si è più arrestato. Di questo sono profondamente riconoscente a Mauro Marcheselli che per molti anni, con generosità e infinita pazienza, mi ha supportato e sostenuto in questa complessa rivoluzione interiore, ancor prima che stilistica. Ciò a dimostrazione che la creatività non è nell’auto-generazione, ma è sempre in rapporto all’altro. Il sogno dell’auto-generazione non genera nulla.

► Mettendo a confronto le pagine della storia pubblicata e quelle della prima versione rimaste inedite (ma scaricabili dal sito di Bao), si ha l'impressione che, per passare da uno stile all'altro, non solo tu abbia dovuto far "parlare" tra loro testa e mano che disegna in modo differente, ma anche che tu abbia cambiato materiali (carta, inchiostro, pennelli): è così?

Confermo. Il supporto e la strumentazione, sono il prolungamento di un percorso mentale che, attraverso particolari cortocircuiti del pensiero, rende possibile la genesi di un fumetto nei suoi vari modi di potersi esprimere.

► Nel corso della tua carriera bonelliana, hai lavorato su due "grossi calibri" come Nathan Never e Dylan Dog: come hai vissuto e stai vivendo queste esperienze? In che modo hai dovuto modellare il tuo stile, per rispondere alle esigenze di avventure fantascientifiche prima e orrorifiche poi?

Horror e fantascienza sono generi affini che condividono tematiche e suggestioni, in un qualche modo, complementari. Dunque il mio segno fortemente incline alle atmosfere nere, gotiche, trova il suo campo d’azione ideale anche in ambito fantascientifico. Non a caso, per Nathan Never ho disegnato storie di Vampiri, mentre ora sto concludendo un’avventura di Dylan Dog ambientata nello spazio, nello spazio profondo.

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