Intervista Nathan Never

Così parlò Rigamonti!

A tu per tu con lo sceneggiatore protagonista dei mesi di febbraio e marzo dell'Agente Speciale Alfa: dal mensile ad Agenzia Alfa, fino al primo numero di una nuova collana, illustrato da Corrado Roi!

Sin dal suo debutto avvenuto con "Il mostro nell'ombra" (numero 211 della serie, datato 2008), il nome di Davide Rigamonti non è certo passato inosservato ai lettori di Nathan Never. Le sue storie, cariche di atmosfera, dialoghi interiori e protagonisti spesso borderline, hanno sempre centrato il segno e, nel tempo, lo sceneggiatore milanese è diventato una delle colonne della collana dell'Agente Speciale Alfa e delle sue pubblicazioni "satelliti". Nei mesi di febbraio e marzo, poi, Rigamonti ruba letteralmente la scena, con ben tre albi in arrivo in edicola. Quale spunto migliore per avvicinarlo e conoscerlo un po' più da vicino, facendoci anticipare, nel contempo, qualche dettaglio di ciò che ci attende.

► Partiamo dalle tue origini, come autore: come sei arrivato a scrivere per Nathan Never?

Arrivo dalla Scuola del Fumetto di Milano: avevo iniziato a frequentarla convinto di poter diventare un ottimo disegnatore... ma già al termine del secondo anno mi è stato fatto abbondantemente intendere che quella non sarebbe stata la mia strada. Ho quindi aggiustato la mira, spostando la mia attenzione sulla scrittura, un elemento fondamentale del fumetto sul quale da allora ho deciso di concentrarmi. Anche attraverso i miei disegni, comunque, avevo sempre raccontato storie e mi era sempre piaciuto farlo, quindi il cambio di obiettivo non mi ha sconvolto particolarmente. Ho solo imboccato una direzione più decisa.


Nathan Never 211, albo di esordio di Rigamonti
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Dopo la Scuola, ho iniziato una collaborazione con Edizioni If, nelle vesti di grafico, ed è qui che ho cominciato a scrivere dei brevi racconti in prosa, pubblicati in appendice alle ristampe del Comandante Mark. Con in mano quelle storie – e un altro lavoro che avevo realizzato insieme a Emanuele Boccanfuso per Focus Jr. – ho bussato alle porte della Bonelli. Ho conosciuto Glauco Guardigli (attuale curatore di Nathan Never) e Antonio Serra, ho fatto leggere loro le mie cose e, dopo qualche tempo, mi è stata offerta la possibilità di proporre qualche soggetto per la serie.

Da lì alla prima pubblicazione, è passato molto tempo?

Ho lavorato un anno intero alla mia prima storia: il titolo di lavorazione era "L'ombra del desiderio", poi è diventata "Il mostro nell'ombra". Nel corso di quell'anno, Serra mi ha seguito molto da vicino e mi ha molto formato, indirizzando il mio lavoro e istruendomi soprattutto sul linguaggio e la "grammatica" bonelliana. L'aspetto sul quale ho dovuto faticare di più ha riguardato la descrizione delle vignette: partivo da un grosso blocco di testo, dove indicavo molto puntigliosamente ogni dettaglio della scena (luci, ambienti, posizioni degli oggetti). Una volta visto come questo si traduceva sulla pagina disegnata, ho capito che dovevo puntare a una maggiore sintesi, lasciando un po' più di spazio di manovra al disegnatore, consentendogli di imprimere la sua impronta registica alla tavola.

Guardando la tua produzione, mi sembra evidente che il filo rosso del delitto la caratterizzi fortemente, così come la presenza di serial killer e assassini che magari celano la loro natura criminale dietro a esistenze comuni. Da cosa nasce la tua evidente passione per queste tematiche?

La presenza di persone fortemente disturbate nelle mie storie, in effetti, è una costante. Mi affascinano, queste figure, così come mi affascinano in genere le persone e la loro psicologia. Una volta che posso mettere in scena un protagonista ben definito come Nathan Never, mi piace, per contrasto, contrapporgli un personaggio dal comportamento meno conforme alle regole. Mi piacciono i contrasti, così come mi piacciono i simbolismi, e a volte cerco di sottolineare gli elementi di contrasto attraverso i simbolismi... e così il cerchio si chiude.

In quanto ad autori, quali sono i tuoi punti di riferimento principali?

Parlando di fumetti, se dovessi citare tre autori che mi hanno sempre appassionato ti farei i nomi di Tiziano Sclavi, Garth Ennis e Frank Miller. A livello di genere narrativo, non è un mistero, almeno per chi mi conosce, che io sia piuttosto vicino alle tematiche horror, più che alla fantascienza. Ad ogni modo, penso che il genere sia un'etichetta, e non è difficile che questa possa essere "sporcata" o "arricchita" con elementi presi in prestito da altri generi.


"Le lacrime della sirena", disegno di Romeo Toffanetti.

Nel mio caso, non mi risulta difficile inserire elementi horrorifici nelle mie storie di fantascienza, così com'è ovviamente possibilissimo fare il contrario, come lo stesso Sclavi, ad esempio, ha fatto talvolta in alcune storie di Dylan Dog.

Leggendo le tue storie, spesso troviamo piccole citazioni o strizzatine d'occhio al lettore costituite da qualche piccolo omaggio a questo o quel film o anche a canzoni e protagonisti della scena musicale...

Sì, è vero, mi diverto a disseminare qua e là qualche riferimento alle cose che mi piacciono. Riferimenti che nella maggior parte dei casi sono giusto dei piccoli omaggi: lascio a voi il divertimento di scoprirne uno "kubrickiano" contenuto nella storia pubblicata su Agenzia Alfa 30 o quello "metallico" presente ne "Le lacrime della sirena". Al di là di questo, cinematograficamente sono praticamente onnivoro e mi piace rimasticare sequenze che ho visto in sala e adattarle alle esigenze della storia che sto scrivendo. Alla fine di questo processo, però, magari anche perché presentate in un contesto o con uno sviluppo finale completamente diverso, è sempre difficile – talvolta anche per me! – riconoscerle una volta trasposte su carta.

Entrando nello specifico delle tue tre storie che vedremo in edicola tra febbraio e marzo, da quali elementi sono caratterizzate?

"Le lacrime della sirena" (Nathan Never 273) è il racconto più hard boiled dei tre. Il tentativo è stato quello di immergere i protagonisti in una situazione di emergenza totale: la Città Est è flagellata da un'incessante pioggia che l'ha precipitata in uno stato di allarme costante. Questa situazione è affrontata da due punti di vista differenti: quello degli agenti Alfa e quello del capitano della polizia Samuel York. Agenzia e polizia si trovano a indagare su di un medesimo caso, affrontato con approcci differenti.


Disegno di Corrado Roi
Anteprima da "Le Grandi Storie di Nathan Never" 1
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La seconda storia in uscita, "Quando la ragione tace" (Agenzia Alfa 30), tende più al melodramma: pur essendo fondamentalmente un thriller, racconta anche di un rapporto, quello tra May Frayn e Branko, che si incrina. Tra le tre avventure, questa è senz'altro quella in cui i sentimenti sono maggiormente centrali.

Poi c'è il primo numero di "Le grandi storie di Nathan Never", una collana che prende il posto del Gigante e che viene inaugurata dalle tavole di Corrado Roi...

Ecco, questa storia, "I giorni della maschera", è senz'altro più fredda. Ho voluto creare un racconto dai toni gelidi e, anche grazie agli splendidi disegni di Corrado, credo di esserci riuscito. L'albo è quello dei tre che ruota più attorno alla figura di Nathan Never: il nostro Agente Speciale Alfa, all'inizio del racconto, subisce un forte trauma che lo costringe a indossare una maschera che gli coprirà metà viso nel corso dell'intera avventura. Questo volto diviso in due mi ha permesso di giocare – un po' come fa Stephen King ne "La metà oscura" – esplorando diversi lati della personalità di Nathan, girando intorno anche alle inquietudini generate dalla perdita della propria identità. Sapendo, inoltre, che la storia sarebbe stata visualizzata da Corrado, ho potuto sbizzarrirmi creando situazioni e soluzioni visive che sono vicine alle mie corde e alla mia passione per le atmosfere tendenti all'horror. Ci sono almeno due momenti specificatamente pensati per essere portati su carta dalle chine di Roi e, a posteriori, credo che costituiscano le sequenze di maggiore impatto dell'intero volume.

► Quanto è difficile, per voi sceneggiatori, trovare di volta in volta nuove idee e nuove situazioni in cui infilare Nathan Never, dopo che ha vissuto così tante avventure di ogni genere?


Anteprima "Dylan Dog Color Fest" 12
Disegni di Ivan Calcaterra - Colori di Fabio D'Auria
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Penso che sia effettivamente difficile trovare idee originali, per un protagonista dalla vita editoriale così lunga e narrativamente variegata come Nathan. Credo che la diversità e la bontà delle storie non risieda esclusivamente nella loro potenziale originalità, quanto nella personalità di chi le scrive. Sono convinto che ognuno di noi autori, con la propria esperienza, i propri gusti e il proprio stile, sia in grado di imprimere un'impronta personale anche a una comune vicenda poliziesca.

► Per concludere, dopo la "scorpacciata rigamontiana" di questo bimestre, quando ti rivedremo in edicola? A cosa stai lavorando, attualmente?

Sono già impegnato su nuove sceneggiature per Nathan, ovviamente, e il prossimo Dylan Dog Color Fest (in arrivo ad aprile) ospiterà una storia con il team-up tra l'Agente Speciale Alfa e l'Indagatore dell'Incubo, scritta da me e visualizzata da Ivan Calcaterra. Sono al lavoro anche su una nuova "serie nella serie" per Universo Alfa, ma è ancora piuttosto in là da venire... ne riparleremo a tempo debito!

a cura di Luca Del Savio