Intervista Le Storie

A tutto Sime!

Intervista a Gigi Simeoni: da Le Storie di febbraio alla riedizione de "Gli occhi e il buio", fino al nuovo ciclo di Dylan Dog e... Tex!

Il 2014 si presenta come un anno intenso per Gigi Simeoni. L'autore bresciano è protagonista di numerose uscite, non solo strettamente bonelliane, che andiamo a esplorare nella nostra ricca chiacchierata.



► Partiamo con "Oxid Age", il tuo secondo racconto per la collana Le Storie: dopo la Milano "gialla" dell'inizio del secolo scorso di "Amore nero", stavolta dove ci porti e cosa ci racconti?

Siamo in una terra e un' Era appositamente indefinite, ma il lettore potrebbe facilmente agganciarsi all'Australia di Mad Max. Quindi vedremo paesaggi desertici e disseminati di rottami che raccontano un'epoca precedente e tecnologica, finita in qualche modo con una distruzione e un abbandono totali.


Le Storie n.17 "Oxid Age" - tavola in anteprima
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La tecnologia di "Oxid Age" è parzialmente aggiornata, i personaggi utilizzano il petrolio e ne traggono carburante per il fabbisogno quotidiano (far funzionare i macchinari, scaldarsi, ecc...) e per muovere i loro mezzi di trasporto, che non sono altro che carcasse di vecchi fuoristrada, camion, motociclette. La struttura sociale e il livello medio di vita sono simili a quelli medievali. Ci sono degli sport che riscuotono molto successo, pensati per rinfrancare gli operai alla fine di pesanti giornate di lavoro.

► Sfogliando le pagine, però, non mi è parso di osservare un mondo organizzato e pacifico, ma, anzi, ricco di contrasti...

Infatti. Quanto descritto succede a Civilian, una città che basa la sua economia sull'estrazione del petrolio, l'oro nero. E poi c'è Lith, l'unica altra città, contrapposta a Civilian per lo stile di vita più aulico, meno invasivo e più consono alle ricchezze offerte dalla natura con l'agricoltura e la pastorizia. I Lithiani sono biondi e chiari di carnagione, e la città assomiglia più a Mu e Atlantide, la gente vive serenamente e può permettersi di studiare e di dedicarsi alla cultura in generale.

Qui, in questo ambiente appena suggerito, si svolge la storia di Joe e Arco, due esuli di Civilian, allontanati uno (Joe) a causa di una malattia del sangue molto diffusa che potremmo paragonare all'Aids, l'Ossidanza, mentre l'altro (Arco)  per aver messo in piedi una truffa sportiva. Arco si diletta sin da bambino di alchimia e medicina, si comporta come uno sciamano un po' bislacco, e aiuta come può l'amico Joe a tirare a campare. A stravolgere la routine quotidiana dei due arriva una ragazza, Alba, esule di Lith per essersi macchiata di un delitto imperdonabile. E questo è solo l'inizio.

► Qual è stato lo spunto di partenza di "Oxid Age"? Hai qualche opera di riferimento che ha fatto scoccare la scintilla per raccontare questa storia?

Sì, come dicevo, la trilogia di Mad Max – che ho voluto proprio omaggiare, avendomi molto appassionato da ragazzino – mi ha offerto la location ideale nella quale ambientare la mia avventura.


Le Storie n.17 "Oxid Age" - tavola in anteprima
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Sono almeno vent'anni che volevo narrare questa storia, e nel tempo ho perfezionato i personaggi e i dettagli del racconto. È una storia frizzante e piena di azione, anche se la tematica della malattia che si diffonde e uccide e quella dell'esilio sono temi pesanti.

► Ti piace spaziare tra i generi, evidentemente, ma tra Nathan Never, Gregory Hunter e quest'albo di Le Storie ci sembra che la fantascienza ritorni spesso, tra i tuoi fumetti: è l'ambito narrativo che preferisci?

In Oxid Age c'è molto del divertimento che avevo profuso a piene mani in Gregory Hunter. Al pubblico, quel mio modo di raccontare era piaciuto parecchio, e siccome lo sento vibrare bene tra le mie corde, ho pensato di riproporlo in questa occasione. Non ho spinto troppo il pedale della comicità, ma ho cercato di tenermi in equilibrio su un umorismo che lasciava il passo al dramma laddove la narrazione lo richiedeva.

► Proprio in questi giorni, arriva in libreria una bella nuova edizione di "Gli occhi e il buio", edita da BD. Un volume che, oltre al racconto apparso per la prima volta sul secondo numero della collana Romanzi a Fumetti, propone anche un ampio dietro le quinte, arricchito da schizzi e illustrazioni inedite. Com'è stato ritornare su quella storia, riavere tra le mani quelle pagine, dopo quasi sette anni dalla prima pubblicazione?

Emozionante. Molti considerano "Gli occhi e il buio" il mio capolavoro, e sapevo di andare a risollevare il velo su un racconto che mi era costato davvero molta fatica, ma che mi aveva anche coinvolto totalmente nella ricerca, negli archivi e in me stesso, per poter dare ai lettori qualcosa da ricordare.


"Gli occhi e il buio" - edizione BD
Particolare della copertina
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L'ho trovato ancora fresco, immediato e sconvolgente. Se vivrò sufficientemente a lungo e avrò l'energia per affrontarlo una terza volta, vorrei davvero riuscire a realizzare il film che avrei sempre voluto fare. È uno storyboard, né più né meno, e, se potrò realizzarlo, dovrà essere perfettamente aderente a quanto ho progettato nelle tavole. La BD, intanto, ha realizzato un volume davvero prezioso e curatissimo. Avere un volume così nelle librerie, per me, è il coronamento di un sogno.

► Ti piacerebbe far tornare nuovamente in scena il commissario Matteo de Vitalis? Hai in serbo qualcosa, per lui?

Sì, mi piacerebbe. È un personaggio molto realistico, imperfetto, che presta il fianco a molte evoluzioni simili a quelle di un vero poliziotto, coi suoi timori, le sue presunzioni, la sua intelligenza e la capacità di ricredersi su alcune posizioni comode, o soltanto tranquillizzanti. Se mi verrà in mente un tema forte e adatto a un'indagine di De Vitalis, certamente la proporrò all'editore.

► Sappiamo che sei coinvolto nell'operazione di "restyling" di Dylan Dog e che tocca a te, in veste di sceneggiatore, far entrare in scena il sostituto di Bloch. Come siete arrivati alla scelta dell'ispettore Carpenter, tu e gli altri sceneggiatori, e come hai voluto presentarlo, in questa sua prima uscita pubblica?

In realtà, Roberto Recchioni aveva già chiaro in mente di che tipo di personaggio dovesse trattarsi e che fisionomia dovesse avere. Mi ha passato queste sue idee, e per il resto mi ha chiesto di metterci del mio. Ma non ho avvertito alcuna ingerenza, anzi. Sono nato, come professionista, lavorando in équipe col fantastico gruppo Hammer di Brescia, e sono abituato a raccogliere i suggerimenti e a "cucinarli" secondo la richiesta che li accompagna.


Studio per Tex
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Nel primo albo in cui appare Carpenter, sarà ben definito sin dalla prima vignetta in cui lo si vedrà: solido, sicuro, anche un po' borioso, all'apparenza. Ma, col tempo, mostrerà altri lati del suo carattere e alcune sfaccettature impensabili per quel tipo di persona, svelando fatti del suo passato che lui, per ora, nasconde accuratamente.

► A cosa stai lavorando, attualmente? Quando troveremo in edicola una nuova storia "tutta Simeoni"?

La storia che sto disegnando per Dylan Dog, che è la prima che ho scritto e sulla base della quale Tiziano Sclavi mi ha arruolato definitivamente come autore nella serie. È una storia di fantasmi, argomento che adoro e che sto approfondendo con ricerche specifiche. Una storia sugli affetti che legano le persone, e che rimangono anche dopo la morte. Roberto mi chiedeva di poterla terminare in modo da riuscire a pubblicarla entro i primi sei-sette albi del nuovo corso, quindi sto galoppando per potermi presentare in tempo al filo di lana. Seguirà un Tex a colori, che ho già scritto e che poi disegnerò (con calma, azzeccare il volto di Tex è già di per sé un percorso impervio e dai tempi incerti!). E poi... tante altre cose che ho già scritto e che man mano disegnerò.

A cura di Luca Del Savio