Intervista Tex

Sandro Scascitelli: "Il mio Tex!"

Con il quarto Color Tex, fa il suo esordio nel mondo del Ranger un nuovo disegnatore di grande esperienza e talento. L'abbiamo incontrato per cercare di conoscerlo meglio.

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Il Color Tex numero 4, attualmente in edicola, non solo offre quattro avventure complete, interamente a colori, ma vede anche, tra i suoi autori, un esordiente assoluto in "Casa Bonelli". Si tratta di Sandro Scascitelli, disegnatore di grande talento che mette la sua pluriennale esperienza nel mondo dell'illustrazione e del fumetto al servizio di Tex. Cerchiamo di conoscerlo meglio, attraverso quest'intervista.

Sappiamo che i tuoi esordi lavorativi sono avvenuti nel campo dell'animazione. Cosa ti ricordi di quell'esperienza e quanto ti è servita per raccontare, successivamente, attraverso le tavole a fumetti?

Quello dell'animatore è davvero un lavoro straordinario. Dare movimento, espressività, vita alle tue creature è fantastico. L'emozione che si prova nel momento in cui le vedi proiettate… il momento in cui i tuoi calcoli, i tuoi progetti acquistano vita propria, si animano… davvero fantastico!… Purtroppo, in Italia, negli anni '70 non c'erano molte opportunità di lavoro in questo settore, mentre ne offriva il fumetto e così passai alle storie illustrate, altra mia grande passione.

L'esperienza precedente, comunque, mi è stata molto utile: infatti, nel progettare le storie animate, si eseguiva uno storyboard che altro non era che una suddivisione in quadri della storia da raccontare, alternando con sapienza le immagini e specificandone le inquadrature (campo lungo, campo medio, piano americano, primo piano ecc.), lavoro essenziale anche nella costruzione delle tavole a fumetti.

Come sei passato da animatore a disegnatore di fumetti? All'epoca del tuo esordio, quali consideravi i tuoi maestri, nel mondo della "letteratura disegnata"?

Mi sono appassionato al mondo della letteratura disegnata attraverso i capolavori dei grandi Maestri. Ammirando le splendide tavole di Dino Battaglia, Sergio Toppi, Gianni De Luca, Moebius, Alberto ed Enrique Breccia, Hermann, Attilio Micheluzzi, Anna Brandoli, André Juillard… credo che sia meglio fermarsi qui, perché l'elenco sarebbe davvero molto lungo. Comunque, già questa prima serie di nomi può dare l'idea dei miei punti di riferimento, dei Maestri a cui ho sempre guardato nel mio lavoro.

Nel nostro lavoro non ci sono grandi segreti professionali o tecniche complicate, tutto è affidato alle capacità individuali. La migliore scuola, secondo me, è quella fornita dalle stupende tavole dei grandi Maestri dalle quali si può imparare molto, poi basta un foglio di carta, una matita, una forte passione e tanta fantasia.

Tra le tante storie che hai realizzato per "Lanciostory", "Skorpio", "Comic Art", "L'Eternauta", ce ne è qualcuna che a distanza di anni ricordi ancora con particolare piacere?

Senza dubbio il periodo della mia collaborazione alla rivista "L'Eternauta". La serie "Briganti", pubblicata dalla Comic Art di Rinaldo Traini, mi permetteva di esprimermi come autore completo, testi e disegni, inoltre illustravo episodi del brigantaggio ottocentesco avvenuti in ciociaria, quindi, per la ricostruzione dei luoghi e la caratterizzazione dei personaggi, potevo avvalermi del fatto di essere nato e di vivere in questa terra.

In anni più recenti sembrava che avessi messo un po' da parte il mestiere di fumettaro, dedicandoti maggiormente all'illustrazione. Come è stato tornare a realizzare tavole a fumetti e, soprattutto, farlo misurandosi con un grosso calibro come Tex?

Negli ultimi anni c'è stato un effettivo calo d'interesse da parte dei lettori di fumetti rispetto agli anni precedenti. Il mondo sta cambiando e, bisogna dire, sempre più velocemente, quindi il mio lavoro si è dovuto un po' adattare. Con il mio amico Sergio Toppi spesso parlavamo di lavoro e fu proprio lui a incoraggiarmi, mi disse di rivolgermi con fiducia a Sergio Bonelli, così un bel giorno mi arrivò la telefonata di Mauro Boselli, una chiamata davvero importante per me. Tex, con il suo fascino e il suo prestigio, credo che sia nei sogni di molti disegnatori… Certo, entrare a far parte della schiera di disegnatori texiani mette un po' di soggezione, bisogna affrontare questo impegno con la giusta serietà e il rispetto che merita.

La tua interpretazione grafica del Ranger è debitrice di qualche autore in particolare, tra quelli che l'hanno visualizzato nel corso degli anni?

La mia figura ideale di Tex Willer corrisponde a quella realizzata da Giovanni Ticci. Delle storie di Tex, quelle disegnate da Ticci sono le mie preferite. Ricordo con piacere, all'inizio degli anni '70, "Terra promessa", anche se li non c'è ancora il classico Tex "ticciano". Infatti, in queste prime avventure, Tex ha un viso piuttosto allungato. Tavole straordinarie, quelle del Maestro toscano, non solo per la caratterizzazione del protagonista, ma anche per la costruzione della pagina, per la dinamicità delle figure, per l'equilibrio dei bianchi e dei neri, per la resa dei paesaggi... Una produzione incredibile, la sua, che credo abbia superato ormai i quarant'anni (45, per l'esattezza, NdR).  

Dopo "Un covo di belve", sei già al lavoro su una nuova avventura di Tex? Raccontaci cosa possiamo aspettarci...

Il racconto breve uscito a novembre sul quarto Color Tex, in realtà è il mio secondo lavoro. Il primo è una storia di 110 tavole che uscirà su uno dei prossimi "Almanacco del West". Attualmente, sono al lavoro su un'altra sceneggiatura di Pasquale Ruju, per un Color Tex di 160 pagine ambientata in Messico. Spero di essere all'altezza del compito e di guadagnarmi la stima dei tantissimi lettori che da oltre sessanta anni continuano ad appassionarsi alle avventure del nostro Ranger.