Intervista Storie da Altrove

"Altrove" fa la Rivoluzione!

La nuova uscita di Storie da Altrove ci porta a Parigi, nel cuore di uno storico momento-chiave che segnerà il destino dell'Europa e del mondo intero!

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Il 26 settembre giunge in edicola il sedicesimo Storie da Altrove. Alle redini dell'avventura di quest'anno troviamo nuovamente lo sceneggiatore Carlo Recagno: gli abbiamo chiesto di accompagnarci dietro le quinte dell'albo, per svelarne in anteprima qualche segreto...

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Dove ci porti, questa volta, con Storie da Altrove?

Il luogo è lo stesso dell’anno scorso, e cioè la città di Parigi, ma in un’epoca diversa. Siamo nel 1792, nella prima fase della Rivoluzione Francese. L’ancien régime era stremato da una grave crisi economica, e il nuovo ceto emergente, la borghesia, premeva per partecipare all’amministrazione della cosa pubblica. Purtroppo, nobiltà e clero erano saldamente aggrappati ai loro privilegi, garantiti da una struttura dello stato ancora di stampo feudale, e ormai obsoleta. Si cercò di trasformare la Francia in una monarchia costituzionale, ma era ormai tardi, e in troppi “remavano contro”…

Sbirciando tra le pagine, abbiamo notato il ritorno di alcune facce conosciute... Svelaci chi sono gli agenti di Altrove che si muovono sullo scenario dell'avventura che hai scritto quest'anno.

Tornano in campo i fondatori di “Altrove”, ideati da Vincenzo Beretta per il primo numero della collana (“Colui che dimora nelle tenebre”, 1998). Si tratta di Jean-Louis Bientôt e di Amanda Janosz, più Thomas Jefferson, nel frattempo divenuto segretario di stato durante la presidenza di George Washington. Ho dovuto fare a meno, purtroppo, di Benjamin Franklin, che all’epoca era già passato a miglior vita. Ne ho sentito la mancanza, perché del “quartetto dei fondatori” era il più divertente, e siccome non volevo arrendermi ho fatto in modo di includerlo nello speciale estivo di Martin Mystère di quest’anno (“Il Segno di Venere”). Ad Amanda e Bientôt si unisce inoltre sir Percy Blakeney, vale a dire la “Primula Rossa” del ciclo della baronessa Emmuska Orczy. In quei romanzi, è un misterioso personaggio che lotta contro gli abusi e le ingiustizie del governo rivoluzionario. Si firma solo con un piccolo fiore scarlatto, e la sua identità è segreta, precorrendo in un certo senso tutti gli eroi mascherati, da Zorro a Batman. In questo albo, ambientato prima del Terrore, non è ancora un avventuriero, ma si da già da fare per far uscire dalla Francia i nobili che temono per la propria vita.

La vicenda nasce da una sequenza in flashback di “Altrove” n. 7 (“La Creatura che venne dall’Inferno”, 2004), che si riferiva appunto a un’avventura vissuta dai nostri eroi in Francia durante la Rivoluzione, e mai raccontata finora. In un certo senso ho scritto questo nuovo albo “a ritroso”, partendo dalla conclusione, già pensata nove anni or sono. Dopo tanto tempo sapremo finalmente cosa è accaduto, e perché.

Oltre ai "buoni", c'è anche un grande malvagio che ritorna in scena, di nuovo protagonista dopo "Il principe che tornò dalle tenebre": che ci fa il conte Dracula nella Francia rivoluzionaria?

Beh, dove poteva stare Dracula se non in un luogo e in un particolare momento storico dove il sangue scorre a fiumi? (Ah! Ah! Che bufo!) Seriamente, Vlad Tepes ha una missione da compiere, e si sposta dalla Transilvania in Francia alla ricerca del vero segreto del collier della regina Maria Antonietta, passato alla storia per il grande scandalo che aveva fatto tremare l’istituto stesso della monarchia, e nel quale era coinvolto anche un altro sinistro figuro: Cagliostro. Il quale, tra l'altro, costituisce un piccolo trait d’union con l’avventura dell’anno scorso ("La dama che incantò Arsenio Lupin", 2012), dove avevamo visto tramare una sua sedicente discendente.

Non vi anticipo il motivo per cui il vampiro è tanto interessato alla collana (spoiler!), però alla fine funge anche da pretesto per raccontare qualcosa di più sulle origini di Dracula così come erano state accennate nella sua prima apparizione nella serie. Gli eventi di questa storia precedono di circa un secolo quelli dell’albo che hai citato, e questa volta apprendiamo qualche nuovo dettaglio su come Dracula è diventato un mostro succhiasangue. Nell’albo precedente compariva poco sulla scena, ma adesso ho cercato di caratterizzarlo meglio, e di renderlo più crudele e, al tempo stesso, più umano (non l’ho comunque fatto scintillare, come i vampiri di Twilight, tranquilli...).

Quali sono i personaggi storici, realmente esistiti, che giocheranno un ruolo importante ne "Il vampiro che fece la rivoluzione"?

Vediamo diversi personaggi dell’epoca, a cominciare naturalmente dai reali di Francia, Maria Antonietta e Luigi XVI. Negli eventi dello “scandalo della collana” incontreremo anche l’avventuriera Jeanne De La Motte, il cardinale di Rohan e il già citato Cagliostro. A dare il “La” alla vicenda è però il marchese di Lafayette, che ben prima di Garibaldi era stato chiamato “eroe dei due mondi”, per aver combattuto nella rivoluzione americana al fianco del generale Washington. Nel 1791 aveva dato ordine di sparare sulla folla durante una manifestazione al Campo di Marte, che si era conclusa con un eccidio; come risultato, Lafayette è caduto in disgrazia, ed è stato destituito della carica di comandante della Guardia Nazionale. Teme per la sua incolumità, se il vento della rivoluzione continuerà a spirare, e per questo chiede aiuto al suo vecchio amico George, ora diventato il primo presidente degli Stati Uniti, affinché lo aiuti a espatriare.

Nei tuoi racconti, ci hai abituato a tante comparsate e a mescolare abilmente Storia e fantasia. Sfogliando le tavole, siamo incappati in un certo generale Jarjayes, ad esempio...

Già, non ho potuto fare a meno di mettere riferimenti, più o meno obliqui, agli eventi di “Lady Oscar”, uno di quegli "anime" imprescindibili per la nostra generazione. Il padre di Oscar, il generale Jarjayes, era un personaggio storico realmente esistito (anche se era troppo giovane per avere una figlia coetanea di Maria Antonietta), e gioca un ruolo importante nella vicenda. Una curiosità che ho scoperto dopo aver scritto la sceneggiatura, facendo ricerche in rete: Jarjayes ebbe un unico figlio, maschio; tuttavia pare che sia stato trovato un suo atto di nascita dove il genere era stato in un primo tempo indicato come femminile. Quindi, si direbbe che anche nella realtà il generale abbia avuto un figlio (o una figlia) dal sesso incerto. Si chiamava Victor, e non ho potuto fare a meno di chiedermi se non si sia trattato di un caso di “Victor/Victoria”.

Tra le caratteristiche particolari di questa sedicesima uscita, per la prima volta, da un po' di anni a questa parte, i disegni dell'avventura non sono firmati da Sergio Giardo: come ti sei trovato a lavorare in questo contesto con Alfredo Orlandi? Si è subito stabilita la sintonia che sembrava esserci tra te e Giardo?

Siamo stati costretti a fare a meno di Sergio, rapito da Nathan Never, ma non disperiamo di averlo di nuovo a bordo almeno un’altra volta. Con lui ho lavorato ininterrottamente dal 2005 fino all’anno scorso, con otto “Altrove” consecutivi, e avevamo raggiunto ormai una grande sintonia. Con Orlandi, comunque, mi sono trovato subito bene, non era la prima volta che lavoravamo assieme, e anche con lui sono “sulla stessa lunghezza d’onda”, come si diceva negli anni Settanta, quando si tratta di giocare con le citazioni. Anche con lui ci si capisce al volo, e a volte mette nelle storie riferimenti e strizzate d’occhio al lettore che sono completamente farina del suo sacco, e che divertono anche me.

Un'ultima curiosità: essendo la nostra "redazione Internet" praticamente accanto al tuo ufficio, qui in via Buonarroti, spesso sentiamo provenire dalle tue stanze l'evocativa musica di alcune colonne sonore (quella delle recenti serie di Doctor Who su tutte). Ti aiutano, con le loro note, a creare atmosfere e a immergerti ancora di più nelle storie a cui stai lavorando?

Uhm…è un modo velato di farmi capire che ho stufato con “I am the Doctor” e che dovrei ogni tanto mettere qualcos’altro nella mia playlist? È vero: quella di lavorare con musica di sottofondo più o meno “ad hoc” è una mia abitudine consolidata. E, creando storie avventurose, spesso e volentieri ascolto colonne sonore di film e telefilm. Mentre scrivevo quest’albo, per esempio, ho spesso messo "sul piatto" (a casa, però) la colonna sonora originale di Lady Oscar. Non so se mi abbia aiutato, ma male non ha fatto (almeno, spero)!

intervista a cura di Luca Del Savio